Battesimo salato: la prima volta al Vinitaly di alcune piccole aziende

17 Apr 2024, 15:06 | a cura di
"È un po' troppo costoso": è quasi un coro la risposta delle aziende che partecipano al Vinitaly per la prima volta. "Ma è necessario": è il controcanto, sottolinenando che la presenza alla manifestazione del vino più importante d'Italia potrebbe rappresentare un trampolino di lancio

«È un po' troppo costoso»: è quasi un coro la risposta delle aziende che partecipano al Vinitaly per la prima volta quando le abbiamo interpellate sull'entità dell'investimento necessario per essere qui in fiera. «Ma è necessario»: è il controcanto, sottolinenando che la presenza alla manifestazione del vino più importante d'Italia potrebbe rappresentare un trampolino di lancio. Abbiamo fatto un giro tra i padiglioni della Fiera di Verona alla ricerca delle cantine che per la prima volta hanno deciso di aderire al Vinitaly. Perché se è vero che ce ne sono alcune che escono e che decidono di abbandonare gli stand occupati per anni, è altrettanto vero che c'è una folla di aziende, anche piccole, che spingono per entrare e occupare quegli spazi lasciati vuoti.

Tra gli stand del Vinitaly

Il nostro tour parte dall'Alto Adige. Daniel Andergassen è molto giovane, ha appena 25 anni e proviene da una famiglia di vignaioli. Nel 2018 ha deciso di acquistare un maso abbandonato sopra Laives e di restaurare i vigneti ormai abbandonati a 838 metri di quota. «È la nostra prima partecipazione perché l'azienda è nuovissima e siamo appena partiti», racconta. «Siamo qui per trovare contatti nel canale ho.re.ca.: siamo un'azienda molto piccola e cerchiamo qualcuno che possa iniziare a distribuirci, distributori piccoli, come noi. Qui al Vinitaly siamo all'interno dello stand del Consorzio dei Vini dell'Alto Adige: è comodo per un'azienda come la nostra da tanti punti di vista, per esempio per ciò che riguarda l'allestimento. Poi, certo, i costi sono importanti, ma essere presenti qui è fondamentale».

Gottardi: Vinitaly esperienza necessaria

Nel vicino Trentino, in Val di Cembra, troviamo Carlo Gottardi, giovanissimo anche lui. La prima annata prodotta per la sua azienda è la 2016. I numeri sono quelli di una piccola realtà familiare, ma la prospettiva è di aumentare la tiratura delle bottiglie: «la scorsa settimana abbiamo imbottigliato i nostri 20000 pezzi: abbiamo raggiunto una dimensione che ci ha permesso di poter iniziare ad affacciarci alla fiera. Si tratta di un evento al quale è importantissimo presenziare, nonostante i costi elevati per una piccola azienda come la nostra. Poi noi fortunatamente siamo a un'ora di macchina da qui e non dobbiamo preoccuparci del pernottamento, che rappresenterebbe un'altra spesa piuttosto gravosa. Abbiamo deciso di venire al Vinitaly anche per accrescere la nostre esperienza: è un momento di confronto importante, sia con i colleghi che con chi passa a trovarci allo stand».

Sfruttare gli spazi tematici della fiera

«Se non fosse stato per l'area MicroMegaWines non avrei mai partecipato alla fiera": esordisce così Antonella Pisu, proprietaria de La Dolce Vigna, ad Atzara, nel cuore della Sardegna. Ma di che si tratta? È uno spazio, ideato dal wine-writer Ian D'Agata, in cui sono state raccolte le piccole aziende in grado di garantire una produzione di alta qualità. Antonella spiega: "mi sono perfettamente ritrovata nell'idea dietro questo spazio. È il posto giusto per un'azienda come la mia, circa tre ettari e per ora 3500 bottiglie: sparirei in mezzo agli altri padiglioni". E com'è stato invece organizzare la logistica per la prima volta? «Non è stato facile trovare il volo. Poi però abbiamo fatto un viaggio bellissimo: praticamente l'aereo era dedicato a noi produttori sardi: una specie di gita. È stato divertente».

Prepararsi alla fiera

Ci spostiamo dalla parte diametralmente opposta dell'Italia, sulle colline di Morro d'Alba nelle Marche, terra di verdicchio e lacrima. Nello stand della collettiva organizzata dall'Istituto Marchigiano di Tutela Vini, troviamo un'altra nuova azienda, la Podere Vito Cardinali. Valentina Benigni ed Enrico Simonini ne curano rispettivamente la parte commerciale e quella tecnica: «l'azienda è appena nata e le due etichette che presentiamo rappresentano il primo imbottigliamento effettuato nella nostra nuova struttura. Per l'incoming e le visite in azienda di professionisti e appassionati ci stiamo organizzando e inizieremo quanto prima, ma ora dovevamo approfittare di una vetrina fondamentale come quella di Verona». L'obiettivo? «Beh, quello che hanno tutti quando si buttano sul mercato: tentare di trovare qualche partner che si appassioni al progetto per instaurare un sodalizio commerciale. Abbiamo preparato la fiera in anticipo, invitando alcuni professionisti a venirci a conoscere: è una fase fondamentale; in questo campo non si può essere passivi, soprattutto quando gli investimenti e gli sforzi per partecipare sono così elevati».

Quercia Matta: rafforzare il brand

«L'investimento è un costo solo se non rende». Gianni Acciai è piuttosto pragmatico; fiorentino trapiantato a Monsummano Terme (PT), ha investito in un'azienda abbandonata per creare una nuova realtà vitivinicola, Tenuta Quercia Matta: insieme alla moglie Susanna Peruzzi, inizia a produrre olio nel 2020, cui si aggiunge subito anche il vino. «Per ora realizziamo solo 8000 bottiglie, ma la capacità produttiva, quando entreranno in produzione tutti i vigneti, sarà di circa 50mila bottiglie. Siamo biologici e abbiamo scelto di partecipare all'interno di VinitalyBio: lo scorso anno siamo venuti a Verona come semplici visitatori e abbiamo fatto bene: non eravamo pronti e sarebbe stato prematuro. Ora che il progetto ha preso una forma più strutturata, abbiamo la possibilità di cercare gli agganci giusti. Se vanno in porto un paio di contatti che ho preso, è facile poi rientrare della quota spesa per la partecipazione. E poi, per noi che siamo abbastanza attenti al traffico dei social media, la presenza al Vinitaly significa rafforzare il brand. Insomma, avevamo già fatto qualche piccola fiera, ma qui è come andare in scena alla Scala».

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