Dall’impegno del vignaiolo di Salina Nino Caravaglio, dopo quattro anni di cure in vigna, anche l’isola di Stromboli festeggia la prima vendemmia di uve malvasia. La Malvasia secca 2020 dell’isola sarà pronta per il mercato a marzo 2022, sotto il brand Vigne di Mare.
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Come nasce il vino di Stromboli

Dopo quattro anni il vigneto di malvasia impiantato sull’isola di Stromboli, nell’Arcipelago delle Eolie, dal pluridecorato vignaiolo salinaro Nino Caravaglio e dal suo amico giornalista televisivo Andrea Montanari, ha dato i primi frutti. “Abbiamo dovuto affrontare mille difficoltà, dall’acquisto del terreno alla preparazione del campo prima dell’impianto e poi alle continue cure di un vigneto esposto ai forti venti. Adesso siamo molto soddisfatti perché ce l’abbiamo fatta” ci ha raccontato Caravaglio. La vendemmia dei 3800 ceppi, distribuiti su 8mila metri quadrati, è stata completata lo scorso 26 agosto, dando vita a 300 litri di vino. Il mosto ha fermentato in legno dove continuerà l’affinamento sino all’ottobre 2021. Vigne di Mare, la società di Caravaglio e Montanari, prevede di presentare l’annata 2020 di Malvasia secca – cioè ottenuta senza appassimento o surmaturazione delle uve-  nel febbraio/marzo 2022. “Noi crediamo – ha scritto Caravaglio – che il particolare terroir strombolano possa e debba diventare nuovamente visibile, vivo e vegeto, nell’economia di una delle isole più seducenti del Mediterraneo, resa unica al mondo per il pulsare del suo vulcano attivo“.

Vendemmia a Stromboli

Stromboli, l’isola vulcano

L’isola è la più settentrionale delle Eolie ed è suddivisa in tre centri abitati: Scari (San Vincenzo) dove è ubicato l’approdo principale, Ficogrande, Piscità e il piccolo borgo di Ginostra, nella parte sud-occidentale. Abitata sin dal Neolitico Superiore (seconda metà del IV millennio a.C.) ha una superficie di 12,19 kmq e un’altitudine di 926 metri slm che culmina con la sommità dell’omonimo vulcano, da almeno 200mila anni in attività. Spiega il noto geologo e divulgatore televisivo Mario Tozzi che “Stromboli è il riflesso superficiale della collisione che avviene, anche oggi, nel Tirreno meridionale, tra Africa ed Europa, due delle maggiori placche geologiche del pianeta Terra. Una collisione che dura da milioni di anni“.

Uva malvasia a Stromboli

La vite e il vino strombolano

A Stromboli, come nel resto delle isole Eolie, sino all’arrivo della fillossera, l’economia legata alla vite era fiorente. Alla fine dell’Ottocento l’invasione dell’afide che uccide i vigneti, seppur differita dalla Sicilia (1880/1881), ebbe effetti devastanti sui vigneti eoliani (1889), provocando un’ondata migratoria senza precedenti: dal 1901 al 1914 abbandonarono le isole 9.900 persone, ma fu solo l’inizio di un lungo esodo che si concluse solo alla fine degli anni Settanta. A Stromboli la popolazione di oltre  4mila abitanti si ridusse a poche centinaia. Eppure la produzione, soprattutto di uva passa e in misura molto minore di vino, era seconda solo all’isola di Salina, da sempre il centro pulsante della vitivinicoltura eoliana. Non a caso la prima edizione (1919) della Guida d’Italia del Touring Club Italiano nel volume Sicilia riporta che “il vino di Stromboli, raro, è eccellente, ma alcolico in sommo grado“. Come se non fosse bastata la fillossera, nel 1930 diverse eruzioni, “parossistiche e continuative” e un forte attacco di peronospora, provocarono un ulteriore allontanamento dall’isola e dalle coltivazioni residue. In tempi più recenti a parte qualche ceppo di vite di un piccolissimo produttore, Salvatore Cusolito, che ha voluto conservare la tradizione di famiglia dopo una vita passata come emigrato in Australia, la produzione di vino non c’era da almeno un secolo. Sino al 2016 quando Vigne di Mare ha deciso di rimpiantare un vigneto.

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La vite e il vino nelle Eolie

La produzione dell’uva e del vino eoliano negli anni ha subìto delle forti oscillazioni. Se nel 1800 si producevano circa 10mila ettolitri, negli anni Sessanta dello scorso secolo è stato raggiunto il minimo storico con circa 200 ettolitri. La rinascita della vitivinicoltura delle Eolie inizia nel 1958 grazie al lavoro della Cantina Sperimentale di Milazzo che inaugurò il percorso di recupero con l’impianto di nuovi vigneti e la messa a punto della tecnica di produzione. Nel 1973 la promulgazione della Doc favorì la crescita di nuove aziende e la riscoperta della Malvasia. Grazie a Carlo Hauner, alla fine degli anni Settanta, la Malvasia delle Lipari, alleggerita e sfrondata delle asperità, anche in virtù dell’impiego in cantina della tecnologia del freddo, fu una vera e propria rivelazione; la scoperta di un mondo sconosciuto fatto di profumi e di aromi incredibili, che lasciò un segno indelebile. Sull’onda lunga di questo successo la vite, allora coltivata nella sola isola di Salina, oggi è ritornata anche a Panarea, Vulcano, Lipari e Stromboli.

 

a cura di Andrea Gabbrielli