Export vino: il caso di Domenico Clerico

16 Gen 2022, 11:00 | a cura di Gambero Rosso
Più di metà della produzione prende il volo e approda sui mercati stranieri, soprattutto americani, che dimostrano sempre più conoscenza dei territori e dei prodotti italiani. L'export vini di i Domenico Clerico lo dimostra
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Questo articolo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 13 gennaio 2022

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Domenico Clerico è stato un artigiano-arista, di grande umanità e inesauribile curiosità, desideroso com'era di fare vini indimenticabili. Forti di tanta eredità, sua moglie Giuliana e l'enologo Oscar Arrivabene procedono in una linea produttiva che prevede graduali elementi di innovazione sia in vigna sia in cantina. Con risultati di pregevole valore su tutta gamma, dai più immediati Langhe, Nebbiolo, Dolcetto e Barbera d'Alba sino alle incantevoli proposte di Barolo, che derivano dai pregiati cru Ginestra, Bussia e Mosconi a Monforte d'Alba e Baudana a Serralunga d'Alba. Coma va il loro export? Lo abbiamo chiesto a Oscar Arrivabene.

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Qual è la percentuale di export sul totale aziendale e in quali Paesi si concentra la vostra attività?

La vendita della nostra produzione si suddivide così: Il 60% viene esportata, il 40% resta in Italia. Circa la metà di ciò che viene esportato finisce sulle tavole Americane e la restante parte viene suddivisa tra Asia ed Europa.

Cosa è cambiato e come stanno andando le esportazioni dopo i vari lockdown?

Stanno andando molto bene, credo che chi ha seminato bene in passato, prima del marzo 2020, ed è riuscito a fortificare i rapporti, privilegiando relazioni di lungo corso nella vendita alla semplice performance nel breve termine, si sia poi trovato in una posizione di vantaggio quando la morsa dei lockdown si è stretta.

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Il cliente ha voglia, dopo le restrizioni, di relazioni umane che possano garantirgli al momento dell’acquisto un volto e una storia.

Come sono cambiati l'atteggiamento e l'interesse dei consumatori stranieri nei confronti del vino italiano?

L’interesse per l’Italia e il vino italiano è sempre altissimo e negli ultimi anni noto una maggior consapevolezza del cliente verso i vini italiani di fascia alta. Non solo nella loro accezione più romantica legata alla Bella Vita e al saper vivere italiano, ma come vini che sanno mantenere il loro valore anche nel lungo periodo e dare una garanzia di qualità costante nelle diverse annate.

La serietà, perseveranza e capacità di non scendere a compromessi dei nostri vignaioli (a volte anche rinunciando al fatturato, non producendo un’annata quando non soddisfatti), sta finalmente dando i suoi frutti!

Avete un export manager – o più di uno – dedicato? Come lo avete selezionato? 

Abbiamo più export manager dedicati ai singoli mercati, selezionati per competenze e capacità nel trasmettere i valori aziendali, di quella che è sì un’azienda, ma soprattutto una famiglia che produce vino da più di 40 anni. Li definirei i ormai più degli amici di famiglia che degli “export manager”.

Ci racconti un aneddoto (positivo/negativo) legato alle sue esperienze all'estero.

Una cena con dei clienti nel 2015, a Oakland, vicino a San Francisco, stavo parlando della vigna da cui nasce il nostro CiabotMentin nel MGA Ginestra, spiegando dov’era posizionata geograficamente: in una piccola valle, esattamente speculare alla vigna di un altro noto produttore. La persona davanti a me mi interrompe, chiedendomi se la nostra vigna fosse esposta ad Est (la vigna è esposta ad Est e la cosa mi sorprese molto). La preparazione di questa persona, riguardo il territorio di Barolo era tale da conoscere l’esposizione della vigna davanti perché dava i natali ad uno dei suoi vini preferiti e ricavare così a logica l’esposizione della nostra vigna. Questo è ciò che intendo quando parlo dell’interesse e della preparazione di alcuni consumatori stranieri, veri ambasciatori del territorio più che semplici clienti.

Domenico Clerico - Monforte d'Alba – Cuneo – www.domenicoclerico.com

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