Prima del Covid, raggiunto l’apice del fenomeno, secondo il XVI rapporto delle Città del vino. Le proposte per ripartire? Detrazione Irpef e digitalizzazione.
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Il 2019 è stato l’anno dell’enoturismo. E ora?

Ripartire dall’enoturismo. Ne è convinta l’associazione Città del Vino che ha appena presentato il suo XVI rapporto sul Turismo del Vino (il primo senza il suo storico direttore Paolo Benvenuti, scomparso lo scorso gennaio) dal titolo Tutela, conservazione e valorizzazione del turismo del vino come patrimonio economico, sociale e culturale.

Il 2019 è stato l’anno con le performance più elevate: secondo le stime dell’Osservatorio sarebbero state raggiunte 15 milioni di presenze (+6,74% rispetto al 2018) per un fatturato complessivo pari ad almeno 2,65 miliardi di euro (+6,10% sul 2018). In tal senso, il Rapporto diventa quasi una bandiera, che evidenzia probabilmente l’apice (finora) del successo del fenomeno enoturistico in Italia, prima del blocco dovuto al Covid. Ma il messaggio dell’associazione, che riunisce 500 soci, è chiaro: non si tratta di una bandiera nostalgica, ma di uno sprone a ricominciare, con adeguate condizioni, con opportune misure, con il supporto istituzionale all’intero settore agro-alimentare-gastronomico.

Ormai la cultura dell’enoturismo si è diffusa” è il commento del presidente Floriano Zambone quanto è successo in questi mesi non ci deve mettere nelle condizioni di fermarci. In questo momento, abbiamo bisogno di strumenti regionali e nazionali: l’appello è affinché i contributi siano tempestivi e le risorse siano condivise con il territorio e investite soprattutto sulle infrastrutture sia fisiche sia digitali. Non dimentichiamo che ci sono ancora troppi territori, che non hanno una copertura di rete. Allo stesso tempo, non sottovalutiamo che i centri vitivinicoli presentano un indice di qualità della vita più elevato rispetto allo standard e questo ci dà il giusto ottimismo per questa ripartenza”.

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Le proposte per la ripartenza dell’enoturismo

Tra le proposte delle Città del Vino per rimettere in moto l’enoturismo c’è quella di dedurre fiscalmente ai fini Irpef le spese a esso relative, promuovendo la cosiddetta “new way of life” post-Covid-19, in cui la qualità del vivere all’italiana potrebbe diventare un nuovo modello di vita. E qui si inserisce la seconda proposta di Città del Vino: prevedere degli incentivi rivolti a finanziare insediamenti abitativi e iniziative economiche nei piccoli Comuni (meno di 5mila abitanti). In terzo luogo, viene la digitalizzazione: dalla realtà virtuale alla realtà aumentata, dall’e-commerce enogastronomico alle degustazioni online, non come attività sostitutive, ma come attività oggi a supporto e domani a integrazione del turismo del vino.

Intanto, l’evento enoturistico dell’estate, Calici di Stelle, organizzato da Città del Vino in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino (in oltre 150 piazze e borghi italiani) potrebbe essere riproposto con una formula nuova in linea con le prescrizioni di distanziamento fisico tra le persone.

Le attività più amate dagli enoturisti

Nel rapporto, le cantine associate alle Città del Vino che hanno risposto al sondaggio, dichiarano che le attività enoturistiche più diffusamente praticate sono la vendita diretta (96,43%), le visite per degustazione (96,43%), le visite in cantina (96,43%), le visite al vigneto (86,90%) e gli eventi in azienda (71,43%). Sono ancora poco praticate la partecipazione alla vendemmia, la ristorazione, il pernottamento ed eventuale galleria-museo del vino in azienda. Più del 75% della comunicazione utile all’attrazione dei turisti in cantina passa attraverso quattro canali: internet (web, social network, portali, ecc.), passa-parola, tour operator e pubbliche relazioni (eventi, degustazioni, ecc.).

Chi sono gli enoturisti

Il turista del vino in Italia si conferma prevalentemente escursionista: il 68% rientra a casa nell’arco della giornata (contro il 32% che rimane anche a pernottare). La Toscana si conferma anno su anno come la regione enoturistica più attrattiva d’Italia, con quasi la metà delle preferenze globali (45,41%). Seguono, con molto distacco, al Nord il Piemonte, il Trentino-Alto Adige e il Veneto e al Sud la Campania. Dal sondaggio emerge una spesa media di circa 80 euro per gli escursionisti e circa 155 euro per i turisti. In termini di percentuale sul fatturato delle aziende vitivinicole della zona, sembrano incidere in media per il 26,55%.

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L’appello di Donatella Cinelli Colombini, presidente delle Donne del Vino

Il comparto del turismo si rimetterà in moto se la parte vino farà da locomotore, soprattutto a Montalcino, dove il 33% delle persone lavora proprio in questo comparto. La ripartenza passa, però, dall’unione pubblico-privato: ci vuole un forte impegno istituzionale, anche usando canali radio-televisivi pubblici, oltre che accordi con grandi player del turismo. C’è bisogno del lavoro di tutti e c’è bisogno di fare in fretta.

Dal lato cantina, la nuova offerta, deve essere focalizzata sul mettere in sicurezza le visite: vanno separate le aree per i turisti e quelle di chi lavora in cantina. E va intensificato l’uso della tecnologia: le visite devono essere prenotate. Infine, bisogna rivedere gli orari: non possono essere quelli da impiegatizzi che sono in vigore oggi. I turisti arriveranno soprattutto nei week-end e noi dobbiamo essere pronti, intensificando le attività all’aperto: dopo essere stati chiusi in casa a guardare il cemento, oggi più che mai i visitatori hanno bisogno di fare sport e rigenerarsi con il panorama.

 

a cura di Loredana Sottile