Il premio Vino Bianco dell'Anno nella guida Vini d'Italia 2022 va a una icona del vino bianco italiano
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Mai premio speciale fu più meritato. In quarant’anni di storia il Terre Alte ha saputo ergersi a vera e propria icona del vino bianco italiano, fino addirittura a diventare un simbolo del made in Italy all’estero alla stregua di un abito Armani. Ci troviamo davanti a una delle rare etichette che ha fatto cambiare idea a molti winelovers stranieri – a lungo convinti che il nostro Paese fosse adatto alla sola produzione di grandi rossi – sull’indubbio potenziale qualitativo dei nostri vini bianchi.

Nulla di più giusto che alla base di questo processo ci sia stata una regione, il Friuli, che dalla metà degli anni ’70 del ventesimo secolo, ha tracciato la strada per il rinnovamento stilistico dei bianchi italiani, al fine di adeguarli al gusto dei tempi. Basta a vini eccessivamente leggeri e, soprattutto, basta a bianchi ossidati e rustici.

Livio Felluga

Nulla di più “ovvio”, quindi, anche che questo cambiamento epocale sia partito dalla cantina Livio Felluga. Arrivato dall’Istria nella seconda metà degli anni ’30 per continuare il lavoro dei suoi avi, Livio Felluga, considerato oggi il patriarca della vitienologia friulana, fondò l’azienda che porta il suo nome nel 1956 a Brazzano di Cormons. Nel 2016, alla sua morte Livio lascia in eredità ai quattro figli Maurizio, Elda, Andrea e Filippo quasi 180 ettari di vigneti collinari a Rosazzo e dintorni e la famosa carta geografica delle sue etichette che rappresenta il legame di ogni suo vino con queste colline. Terre Alte, tra l’altro, festeggia i 40 anni dalla sua nascita. “Sul finire degli anni ’70” racconta Andrea Felluga, allora adolescente “sentivo spesso parlare mio fratello Maurizio con il nostro enologo della voglia di produrre una sorta di Superfriulan, un bianco di grande corpo in grado di affinarsi a lungo in bottiglia”.

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La nascita di Terre Alte

Nacque così, nel 1981, la prima annata di Terre Alte. “Ma ricordo anche” spiega Andrea “che mio padre, inizialmente scettico su questa idea di vino ma convintosi dopo i primi assaggi, pretese da uomo innamorato delle sue colline e della sua terra che questo nuovo vino rientrasse nella Doc e portasse l’etichetta con la carta geografica”. All’inizio sono poche bottiglie di un blend con il friulano (allora tocai) a fare la parte del leone con più del 50 per cento del taglio, con l’aggiunta di circa un quarto di sauvignon e quasi un quarto di pinot bianco, che in realtà, era spesso confuso a quei tempi dai vivaisti italiani con lo chardonnay. Oggi – divenuto Rosazzo Docg – ne escono circa 40mila bottiglie l’anno.

Tre Bicchieri al Rosazzo Terre Alte ’18

Terre Alte 2018 – Tre Bicchieri e Vinio Bianco dell’Anno – si presenta con una magnifica tonalità paglierina ancora caratterizzata da tenui riflessi verdolini. Il naso è un tripudio di aromi di frutta con forti richiami di salvia ed erbe officinali, arricchiti da lontani ricordi di cannella (una parte del blend fa legno). Il palato è ricco e generoso e dopo un ingresso ancora giovane, si ingentilisce progressivamente soffermandosi su una piacevole sensazione grassa a testimonianza degli oltre nove mesi sulle fecce. Il finale è particolarmente persistente e lascia presagire un futuro radioso.

Livio Felluga – Brazzano – Cormòns (GO) – via Risorgimento 1- 0481 60203- www.liviofelluga.it

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a cura di Gianni Fabrizio

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