La sfida al riscaldamento globale di una coppia italo svedese, Andrea Guerra ed Emma Serner, fondatori della Långmyre Vineri sull'isola di Gotland. Sostenibilità e viti resistenti per un'azienda di lungo respiro
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L’innalzamento delle temperature in genere sta portando la vite in paesi che sino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile immaginare. La  regione della Champagne è sempre stata considerata l’area più a nord dell’Europa continentale ma i vigneti ormai sono di casa nel sud dell’Inghilterra (Kent, Sussex, Surrey e Hampshire) e adesso la nuova frontiera è diventata la Scandinavia, quindi molto al di là dei 30°di latitudine nord sinora considerati come una sorta di confine climatico per la coltivazione.

l'impianto a mano della vigna Långmyre Vineri

La vitivinicoltura nell’estremo nord

Sven Moesgaard, il pioniere della produzione di vino in Danimarca – riconosciuta dal 2001 come zona di produzione dalla UE – ha esplicitato in un’intervista al New York Times, un pensiero condiviso da tutti i vignaioli scandinavi “Nessuno può dire di essere felice dei cambiamenti climatici, ma noi dobbiamo cogliere i vantaggi che conseguono da questa opportunità“. Se in Norvegia, Bjorn Bergum nel 2014 ha piantato il primo vigneto a Slinde alla stessa latitudine Groenlandia del sud e di Anchorage in Alaska, in Svezia, i pionieri sono stati Murre Sofrakis e Lena Jörgensen che nel 2000 hanno fondato l’azienda Vingården i Klagshamn, nei pressi di Malmö, aprendo la strada ad almeno altre 35 aziende.

Andrea Guerra ed Emma Serner di Långmyre Vineri
Andrea Guerra ed Emma Serner di Långmyre Vineri

Långmyre Vineri

Ora è la volta di un progetto italo svedese. Andrea Guerra, un enologo salernitano di 29 anni con esperienze in giro per il mondo, e Emma Serner, appassionata di vino ed esperta di marketing di 25 anni, hanno fondato la Långmyre Vineri sull’isola di Gotland, 90 km al largo della costa orientale svedese.

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L’isola di Gotland

Gotland è l’isola più grande della Svezia e del Mar Baltico. La città più grande è Visby, un sito Unesco con le strade lastricate in pietra e la cinta muraria medievale ben conservata. Famosa per i suoi ristoranti, ha spiagge bianche e natura incontaminata. Lungo la strada che l’attraversa si incontrano mulini a vento e case-museo dai tetti di paglia, gigantesche pietre runiche di epoca vichinga. Quasi al centro di Gotland c’è Roma, rinomato centro di artigianato locale con l’omonima Abbazia romano-gotica. Sull’isoletta di Fårö, il rifugio del regista Ingmar Bergman, immerso nel verde dei boschi e protetto dai raukar, spettacolari rocce granitiche.

La creazione di Långmyre Vineri è stato il loro modo di accettare la sfida del riscaldamento globale, migrando dall’Italia e impiantando viti resistenti. Li abbiamo intervistati dopo la prima vendemmia terminata lo scorso ottobre. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Di solito i nordici scendono a sud per fare vino perché le condizioni climatiche sono migliori. Voi avete fatto l’opposto. Ci spiegate il vostro progetto e soprattutto come è nato ?

Långmyre Vineri è figlia della coesistenza di diversi fattori. Sin dall’inizio della nostra storia, nata mentre nel 2016 lavoravamo in un’azienda vitivinicola nel Chianti Classico, io ed Emma abbiamo espresso il desiderio di metter su un’azienda propria, dove poter lavorare e fare vino secondo i nostri canoni e stili, liberi da “vincoli aziendali”. È stato per noi naturale puntare lo sguardo al nord.

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Come mai?

Purtroppo in molte zone italiane la viticoltura diventa una sfida sempre più difficile per via dei cambiamenti climatici, mentre allo stesso tempo nascono nuove zone vitivinicole in climi fino a pochi anni fa inadatti alla viticoltura. Basti pensare al sud dell’Inghilterra o alla Patagonia in Sud America. Gli eventi estremi e le temperature sempre maggiori che caratterizzano ormai il clima italiano, mettono a repentaglio il futuro enologico del Belpaese. Basta parlare con qualsiasi enologo per capire la gravità della situazione. Per questo abbiamo voluto stabilirci in climi più freddi, così da poter creare un’azienda che possa durare nelle generazioni.

Noi conosciamo le mille difficoltà di produrre vino su una piccola isola del Mediterraneo. Ci raccontate quali sono i problemi di una piccola isola nel Mar Baltico ?

Fare vino su Gotland presenta diverse problematiche. La prima certamente legata al clima. La porzione più meridionale dell’isola (Sudret), dove abbiamo impiantato la vigna, è un posto alquanto singolare per essere su territorio svedese, infatti è il luogo con il maggior numero di ore di sole del paese. Questo, unito alle precipitazioni virtualmente assenti (500mm/anno) e ai venti che spesso sferzano incessanti, creano problemi rilevanti in fase di impianto. Credo che ciò accomuni un po’ la viticoltura di tutte le isole, a prescindere che si parli di Baltico o di Mediterraneo.

Questo per quanto riguarda le vigne, la cantina invece?

Abbiamo creato la nostra cantina a Burgsvik, un piccolo paesino (nel Comune di Gotland, contea di Kalmar, 350 abitanti. ndr) distante 10 km dal nostro vigneto. È un posto molto tranquillo dove tutti si salutano e si conoscono. La quiete apparente del posto viene però “disturbata” dalle migliaia di turisti che ogni anno affollano il sud dell’isola e le sue spiagge

Avete deciso di impiantare solo viti resistenti. Quali varietà avete scelto? E perché?

Nella primavera 2018 abbiamo piantato 26.000 viti su di una superficie di 5 ettari. Il terreno presenta alte percentuali di rocce calcaree e sedimentarie che ricordano alcune zone del nord della Francia come lo Chablis e lo Champagne. Il vigneto è composto da 3 varietà a bacca bianca e 2 a bacca rossa (Cabernet Volos, Merlot Kanthus, Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos). Scegliere varietà resistenti è stata per noi una scelta naturale.

Perché?

In Svezia ci sono all’incirca 35 aziende vitivinicole e tutte utilizzano gli “ibridi” quali Solaris e Rondo, che sinceramente non ci entusiasmano dal punto di vista qualitativo, perché troppo vicine agli antenati “selvatici”. Le nuove varietà resistenti maturano in tempi brevi il che li rende adatti alle zone più fredde. Consentono inoltre, nei climi giusti, di eliminare completamente i trattamenti, riducendo gli interventi in campo a concimazioni organiche e zolfature, entrambi processi senza ripercussioni sull’ambiente.

Quale è la vostra idea di sostenibilità?

Purtroppo la viticoltura utilizza una quantità di agrofarmaci imbarazzante, perfino la viticoltura biologica consente l’impiego del rame, metallo pesante estremamente inquinante per le falde acquifere. Per questo abbiamo ottenuto la certificazione “KRAV”, la certificazione di sostenibilità ambientale più rigida della Svezia. Questa infatti non solo non consente l’utilizzo di nessun prodotto dannoso per l’ambiente, ma limita anche il numero di ore/anno alla guida del trattore per limitare le emissioni e richiede l’impiego di materiali sostenibili per il packaging.

Tu già conoscevi il lavoro svolto dai Vivai Cooperativi di Rauscedo?

Fortunatamente avevo già preso contatto con Rauscedo e le loro varietà resistenti, ben prima dell’inizio di questa avventura. Mosso dalla curiosità e dalla promessa di una viticoltura più sostenibile, ho preso parte a diverse degustazioni e corsi organizzati da Rauscedo. Quando poi il sogno di creare un’azienda si è concretizzato, io ed Emma siamo saltati sulla moto e siamo andati in visita in vivaio in Friuli per una visita e degustazioni più dettagliate. Alla fine di queste, i vitigni che ci piacevano di più si sono rivelati essere quelli che meglio si adattano al nostro contesto pedoclimatico pertanto la scelta è stata quantomai facile.

Da poco avete completato la prima vendemmia. Ci raccontate come è andata e quale è stato l’andamento climatico del 2020?

Vendemmiare i nostri primi grappoli dopo innumerevoli ore di lavoro, sudore e lacrime è stata una soddisfazione indescrivibile. Il 2020 è partito male in vigna, con una gelata tardiva che, unita a un germogliamento precoce, ha causato danni estesi. Fortunatamente le piante si sono riprese in fretta e hanno portato a compimento la maturazione dell’uva nonostante la tenera età, una stagione vegetativa più breve di due settimane (per via della gelata) e un’estate tendenzialmente fresca seppur secca. Ciò ci fa ben sperare per il futuro, quando le piante da adulte avranno a disposizione una riserva di energie differente con la quale affrontare la stagione vegetativa.

Parlaci dei vini prodotti?

Abbiamo iniziato con un rosato, un bianco e un rosso fermi da pronta beva e uno spumante destinato a 12 mesi di affinamento in cantina. I vini in cantina sono eleganti e “nordici” e seppur solo alla prima vendemmia, hanno superato di gran lunga le nostre aspettative. La nostra ambizione è di produrre vini che rispecchiano il carisma e la personalità di Gotland

Siete organizzati anche per il turismo del vino?

L’isola viene letteralmente invasa dai turisti durante i mesi primaverili e invernali. Visby, città patrimonio dell’Unesco, e i paesaggi così diversi rispetto alla terraferma, attirano ogni anno un milione di turisti. Dall’anno scorso abbiamo iniziato ad organizzare tour guidati in vigna per rispondere alle domande dei curiosi e raccontare la nostra storia, e la cosa ha avuto molto più successo di quanto ci aspettavamo. Dal 2021 inizieremo a offrire anche tour in cantina e degustazioni.

Långmyre Vineri Ab – Svezia – Gotland – Burgsvik – Hamra Långmyre – http://langmyre.se/

a cura di Andrea Gabbrielli