Nel numero di giugno del Gambero Rosso abbiamo chiesto a ottanta esperti del settore del vino, italiani e internazionali, il loro punto di vista sul presente e (soprattutto) il futuro di questo mondo.
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Per trarre conclusioni è troppo presto. Anche troppo presto per fare previsioni. Siamo sul calare della crisi sanitaria (speriamo) e sul montare di quella economica (speriamo di sbagliare). Ne deriva che non riuscendo a immaginare cosa succederà, non possiamo fare altro che parlarne. Lo abbiamo fatto nel numero di giugno del Gambero Rosso invitando esperti del settore del vino, italiani e internazionali, a darci il loro punto di vista.

Come sta cambiando il mondo del vino in questa emergenza sanitaria e come sarà dopo?

Nelle pagine del mensile di giugno, le riflessioni di decine di protagonisti del settore, dalla produzione alla comunicazione, dal marketing alla vendita nei diversi settori. Ma cominciamo dando un’occhiata ai numeri, prima di andare ad approfondire le riflessioni sulle conseguenze di questi numeri che già indicano un cambiamento. Da una parte c’è l’exploit dell’e-commerce (con incrementi di vendite che hanno sfiorato il 100%) e la tenuta positiva della Gdo (per Doc e Docg gli acquisti nel solo mese di marzo hanno registra- to un +9,9%); dall’altra, il lockdown del mondo Horeca che ha, invece, messo in seria difficoltà i prodotti di fascia medio-alta.

È calato l’export

Sono queste le dinamiche con cui si è trovato a confrontarsi il mondo del vino da quando il Covid-19 è arrivato a sconvolgere rapporti sociali e piani di marketing. Cambi di prospettive repentine, come repentino è stato il calo degli scambi vitivinicoli mondiali a marzo, mese che ha fatto un po’ da spartiacque tra una visione del mondo e l’altra. Lo sprint italiano sui mercati nei primi due mesi dell’anno è riuscito a contenere le perdite del trimestre, ma le previsioni a venire non sono rosee. Particolarmente esplicativa la situazione negli Usa, prima destinazione per il vino tricolore, dove il calo a marzo è stato del 17%, ma dove il vino italiano è rimasto a galla grazie alle ottime performance di gennaio-febbraio (+40%), quando, complice lo spauracchio dazi (per fortuna, poi evitati), si è generata una corsa alle scorte.

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Ma abbiamo fatto meglio della Francia

Ci consola vedere che abbiamo fatto meglio della Francia, probabilmente il Paese più colpito dal lockdown, anche a causa delle dinamiche di prezzo. Gli altri grandi “sconfitti” dall’epidemia, infatti, sono i vini premium che, in questa fase, hanno fatto fatica a trovare la loro collocazione. La domanda per il futuro è, quindi, rivolta a quali canali saranno in grado di assorbire questa fascia di prodotto e se la riapertura della ristorazione potrà riequilibrare gli effetti delle perdite. Su questo e su molte altre incognite (come sarà la vendemmia? Quale nuovo enoturismo ci aspetta? Come cambierà la comunicazione dopo l’emergenza?), si interrogano cantine, consorzi e opinion leader negli interventi che abbiamo raccolto in questo articolo corale. Si guarda, avanti certo, ma in modo inevitabilmente nuovo. Se c’è una cosa che ci ha insegnato questa pandemia è che vince chi sa stare al passo con i tempi. Anche quando i tempi si fanno difficili

Post-Covid vino

Sì all’iniziative online, ma bisogna anche tornare a parlare vis a vis al consumatore

Dall’insieme degli interventi che trovate nel mensile di giugno emergono già con forza alcune riflessioni sul futuro che fanno intravedere un mercato vissuto con strumenti diversi da quelli utilizzati finora, e se non altro con il potenziamento di iniziative che finora hanno avuto corso ma che si rafforzeranno: sia perché sono nelle corde di una globalizzazione sostenuta con forza dalla rete, sia perché rispondenti a bisogni e richieste differenti di socializzazione e partecipazione. Pensiamo alle varie iniziative online di molti produttori e community legate al vino, ma anche a diversi modi di comunicare e portare le etichette a destinazione. In questi interventi l’utilizzo dei modelli digitali e social ha decisamente un ruolo centrale, ma non manca chi ritiene che si tornerà ad azioni in stile anni ’80, quando i produttori più giovani, illuminati e di maggiore qualità, percorrevano i marciapiedi dopo lo scandalo del metanolo, per far conoscere e vendere le loro bottiglie.

Va bene la Gdo, ma il vino italiano “non perda” la faccia

Parlando con dei produttori altoatesini e con un pubblicitario veneto, si ricordava la signora Marilisa Allegrini che suonava i citofoni per raccontare i suoi Amarone confrontando quella realtà con l’attuale in cui invece sembra vincere a mani basse la vendita sugli scaffali dei super e iper mercati. Certo, la Gdo in questa crisi ha fatto un grande salto in avanti sul fronte vino. E per chi lo produce e lo vende va anche bene. Ma… c’è un ma. Stanno infatti prendendo piede le “private label” pure sui vini. Cosa significa? Che se fino a ora le cantine – le più grandi e con numeri più consistenti – vendevano alla Gdo mettendoci comunque la faccia (magari con etichette e linee differenti per i diversi tipi di vino), oggi questi produttori (che fanno comunque qualità sia in vigna che in cantina) spesso non possono più metterci neppure la faccia perché pur di vendere devono fare etichette col nome dei supermercati. Questo può anche funzionare, per un certo periodo e fino a un certo punto. E di questo i produttori non vogliono parlare direttamente, perché hanno paura di perdere mercato. Ma attenzione! Perché se finora il vino ha saputo raccontare storie e territori, tanti e diversi e per questo molto forti, una spersonalizzazione del gesto agricolo (che è pur sempre alla base del vino) rischia di cancellare il senso del lavoro e della passione e della filosofia di chi ci sta dietro a quell’etichetta. E questa sì che sarebbe una “globalizzazione” (alias anonimizzazione) letale per il vino made in Italy.

Gli esperti di vino che sono intervenuti

Aldo Lorenzoni (Direttore Consorzio Tutela Vini Soave)

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Alessandro Grassi (Comunicatore presso Grassi+Partners pr)

Andrea Bottarel (Direttore Consorzio Lugana)

Camilla Baresani (Scrittrice e giornalista)

Andrea Rossi (Presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano)

Andrea Terraneo (Presidente Vinarius)

Eleonora Guerini (Comunicatrice, marketing del vino)

Armando Colombi (Direttore Consorzio Club del Buttafuoco Storico)

Emiliano De Venuti (CEO Vinòforum)

Giovanni Manetti (Presidente Consorzio Vino Chianti Classico)

Giulia Cecchi (Produttrice presso Cecchi e importatrice a New York)

Giuseppe Lisciandrello (Vino Veritas, Palermo)

Giuseppe Rocca (Enoteca Ai Ronchi di Brescia)

Davide “Faso” Fasolini (Produttore presso Dirupi a Ponte in Valtellina)

Giuseppe Salvioni (AD Consorzio per la tutela del Franciacorta)

Innocente Nardi (Presidente Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg)

Thierry Dessauve (Giornalista, Guida Bettane & Desseauve)

Luca Baccarelli (Produttore presso Roccafiore di Todi, PG)

Andrea Gori (Giornalista, comunicatore, sommelier)

Elisabetta Foradori (Produttrice presso Foradori a Mezzolombardo, TN)

Luciano Cavalchina (Presidente Consorzio Tutela Vini Custoza e Garda)

Stefano Carboni (Comunicatore, MGLogos)

Lucio Gomiero (Direttore Generale PromoTurismoFVG Group)

Luigi Gatti (Presidente Consorzio Tutela Vini Oltrepò)

Marco Ferretti (Presidente Consorzio Chianti Colli Fiorentini)

Hansjörg Rebholz (Produttore presso Ökonomierat Rebholz, Siebeldingen, Germania)

Luigi Cataldi Madonna (Produttore presso Cataldi Madonna a Ofena, AQ)

Maurizio Alongi (Produttore a Gaiole in Chianti, SI)

Denis Pantini (Responsabile Wine Monitor-Nomisma)

Angelo Maci (Presidente del Consorzio Doc Brindisi e Squinzano)

Paolo Zanetti (Callmewine, enoteca online)

Roberto Di Meo (Presidente Assoenologi Campania)

Alessandro Regoli (Giornalista)

Dominga Cotarella P(roduttrice presso Casa Cotarella a Montecchio, TR)

Stefano Di Marzo (Presidente Consorzio Vini d’Irpinia)

Camilla Carrega (Produttrice Castello di Volognano a Rignano sull’Arno, FI)

Chiara Lungarotti (Produttrice presso Cantine Lungarotti a Torgiano, PG)

Claudia Piras (Sommelier e agente di commercio per vini di piccole produzioni)

Antonio Tomacelli (Giornalista e comunicatore)

Luca Francesconi (Produttore presso Josef a Ponti sul Mincio, MN)

Damiano Reale (Presidente Consorzio di Tutela Salice Salentino)

Donatella Cinelli Colombini (Presidente Donne del Vino)

Elena Fucci (Produttrice presso cantina Fucci a Barile, PZ)

Elisa Cifola (Sommelier alla Franceschetta58 di Modena)

Fabio Rolfi (Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia)

Nicola D’Auria (Presidente Movimento Turismo del Vino)

Fabrizio Bindocci (Presidente Consorzio del Vino Brunello di Montalcino)

Filippo Lanciotti (Sommelier presso Hotel Ristorante Anita di Cupra Marittima, AP)

Luca Gungui (Produttore di Cannonau a Mamoiada, NU)

Luca Rugotti (Responsabile vino di Alleanza Cooperative)

Annalisa Zorzettig (Produttrice presso Cantina Zorzettig a Cividale del Friuli, UD)

Marco Magnocavallo (Tannico)

Nicola Gatta (Produttore presso Nicola Gatta Metodo Classico a Gussago, BS)

Matilde Poggi (Presidente Fivi)

Mauro Antonio Donatiello (Sommelier presso il ristorante DaGorini a San Piero in Bagno, FC)

Mauro Mattei (Wine specialist presso Ceretto Winery)

Simone Spinelli (Produttore presso Tenute Spinelli a Castignano, AP)

Aldo Fiordelli (Giornalista)

Roberto Bortolussi (Wine Marketing Italia Community)

Valentina Di Camillo (Produttrice presso Tenuta i Fauri ad Ari, CH)

Chiara Condello (Produttrice presso cantina Chiara Condello a Predappio, FC)

Vincenzo Russo (Coordinatore Centro di Ricerca Neuromarketing Behavior and Brain Lab Iulm)

Piero Quadrumolo (Presidente Vite Colte a Barolo, CN)

Luca Burei (Giornalista e comunicatore)

Carlo Spinelli (Produttore Terra d’Aligi ad Atessa, CH)

Alice Paillard (Produttrice presso Bruno Paillard a Reims, Francia)

Cathy Corison (roduttrice a Corison Winery in Napa Valley, Usa)

Gian Carlo De Cesare (Ceo Italasia Group a Phuket, Thailandia)

Chiara Giovoni (Giornalista, wine critic, Spirito Divino, Arbiter)

Laura Catena (Produttrice presso Bodega Catena Zapata a Mendoza, Argentina)

Cristiana Lauro (Comunicatrice ed esperta di marketing del vino)

Valentina Abbona (roduttrice presso Marchesi di Barolo a Barolo, CN)

Marcelo Copello (Giornalista a Rio de Janeiro, Brasile)

Tom Hyland (Giornalista a Chicago, Usa)

Violante Ciacci Piccolomini (Produttrice presso Ciacci Piccolomini d’Aragona a Montalcino, SI)

Marzia Varvaglione (Produttrice presso Varvaglione 1921 a Leporano, TA)

Chiara Pepe (Produttrice presso Emidio Pepe a Torano Nuovo, TE)

Madeleine Steinwreth (Master of Wine di Stoccolma)

a cura di Stefania Annese, William Pregentelli, Stefano Polacchi, Lorenzo Ruggeri, Loredana Sottile

disegni di Diamante Beghetto

Tutti gli interventi li trovate nel numero di giugno del Gambero Rosso. Il numero lo potete trovare in edicola o in versione digitale, su App Store o Play Store

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