Il rapporto del Crea, relativo al 2018, indaga tra le aree viticole più vocate della Penisola per stabilire quanto siano cresciuti i prezzi dei terreni vitati, che per la prima volta superano in valore le aree ortofrutticole. A guidare la riscossa c’è la regione di Barolo, che supera comodamente il milione di euro per ettaro. Miglior emergente l’Etna siciliano.
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Quanto costa un vigneto in Italia? L’indagine del Crea

Si può misurare il valore economico del vino cambiando la prospettiva d’osservazione? L’ha fatto Crea, raccogliendo e pubblicando i dati sui valori fondiari dei terreni agricoli in Italia, relativi al 2018. Uno strumento utile a evidenziare una curiosità che dice molto sull’ottimo stato di salute del comparto vitivinicolo. Come ogni anno, infatti, un gruppo di lavoro del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, guidato da Andrea Povellato, ha verificato le quotazioni dei terreni coltivati nella Penisola, accertando, per la prima volta, il sorpasso in termini di valori fondiari per ettaro dei vigneti sui terreni dedicati alle coltivazioni ortofrutticole. Un dato tanto più rilevante considerando che la rincorsa dei primi è partita da lontano: ancora venti anni fa, un frutteto valeva il doppio rispetto a un vigneto, che a partire dal 2018, invece, si attesta come superficie agricola più appetibile. Anche in Italia. Il confronto più immediato, infatti, è quello con la Francia, dove un terreno coltivato a filari di vite, nelle zone più vocate, continua a costare molto di più rispetto alle regioni viticole italiane di maggior pregio. E questo, evidentemente, si riflette anche sul prezzo finale del vino, con i francesi a giocare il ruolo del leone. Ma la situazione, e l’ultimo rapporto del Crea lo dimostra, sta cambiando.

Il Barolo come la Borgogna?

A beneficiarne è soprattutto l’area di Barolo, al primo posto in Italia per valore del vigneto, che raggiunge quotazioni per ettaro di 1,5 milioni di euro; in Borgogna, per ribadire il parallelo di cui sopra, si superano abitualmente i 3 milioni di euro. Ma l’indagine tra i filari della provincia di Cuneo rileva anche significative oscillazioni, con quotazioni che per i cru più pregiati di Barolo raggiungono i 2,5 milioni per ettaro. Sulla stessa china, seppur per valori significativamente inferiori (la regione di Barolo è l’unica, in Italia, a spingersi oltre il milione), procedono le denominazioni più celebri, da Bolgheri alla Valpolicella, alle Langhe. Ma anche zone “emergenti”, come l’area dell’Etna in Sicilia, dove il valore per ettaro si ferma a un massimo di 70mila euro.

L’Alto Adige del vino sopra Franciacorta e Prosecco

Per quanto riguarda le denominazioni legate alla produzione di bollicine made in Italy – Franciacorta per lo spumante metodo classico, Conegliano – Valdobbiadene e Asolo per il prosecco – il valore cresce di pari passo con l’aumentato appeal sul mercato nazionale e internazionale del comparto. I numeri, in questo caso, oscillano tra i 250mila e i 380mila euro per ettaro nelle zone del Prosecco (con punte che toccano i 450mila a Valdobbiadene), mentre si attestano tra i 110 e i 120mila nella Doc della collina bresciana. Molto bene anche il Trentino Alto Adige della Doc Lago di Caldaro (BZ), con quotazioni che svettano tra i 440 e i 690 mila euro per ettaro. Qui, il dato è sempre stato più elevato della media nazionale, come dimostrano analoghe prestazioni della Val Venosta e della Valle Isarco, sempre nella provincia di Bolzano. E spunterebbe un ottimo prezzo anche la Valpolicella, che non è tracciata nella ricerca del Crea, ma, specie per i vigneti dell’Amarone, oggi avrebbe raggiunto i 500mila euro di valore per ettaro. Sempre a Nord Est, nel Friuli del Collio e dei Colli Orientali, il dato si attesta su un massimo di 100mila euro per ettaro.

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In Toscana vince Montalcino

La Toscana, invece, gioca un campionato a sé, piazzando buona parte delle sue regioni vitivinicole in ottime posizioni: guida Montalcino, con quotazioni fino a 700mila euro per ettaro (senza escludere picchi che sfiorano il milione), segue Bolgheri, attestata sui 400mila, poi il Chianti Classico, “fermo” a 150mila. Prestazioni analoghe, in Valle d’Aosta, le raggiunge l’outsider Doc Chambave, unica monitorata nella regione dall’indagine, che, ricordiamolo, esclude diverse aree di produzione vinicola della Penisola: in Campania, per esempio, l’unica area monitorata è quella dei vigneti di Galluccio, in provincia di Caserta, indubbiamente non la più significativa della regione, che comunque si attesta su valori tra i 36mila e i 45mila euro per ettaro.

Il Sud dell’Etna

A Sud, la Capitanata foggiana batte Manduria 55mila a 32mila nel derby pugliese; i vigneti del Vulture, in Basilicata, raggiungono i 38mila; la Sicilia, come detto, si rivela il miglior emergente con l’area dell’Etna (a 70mila). Mentre in Sardegna i vigneti di Parteolla, nel cagliaritano, superano (di poco) in valore il più celebre Vermentino di Gallura, a nord dell’isola.

 

 

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