Quartiere Vino Pigneto, i 5 migliori vini assaggiati durante il debutto (un po' amaro) della degustazione romana

15 Mag 2024, 13:16 | a cura di
L'evento dedicato al vino naturale ha avuto un gran successo, ma purtroppo le lacune organizzative sono state tante. Abbiamo comunque scovato dei vini interessanti: ecco i migliori secondo noi

Prometteva di essere un'esperienza degna di nota, ma ha lasciato un retrogusto agrodolce tra successo di pubblico ed evidenti lacune organizzative. Quartiere Vino Pigneto, il primo esperimento di degustazione diffusa a Roma organizzato da SO2, enoteca e società di distribuzione di vini naturali attiva da molti anni nel settore, con il sostegno di Vini Selvaggi, celebre Fiera Indipendente di Vini Naturali nata nel 2019, ha rispecchiato fedelmente l’anima naif e caciarona dello storico quartiere romano che lo ha ospitato. Quel triangolo racchiuso tra via dell’Aquila, via Casilina e via di Portonaccio, riqualificato nel 2013, quando fu ripensata la collocazione del mercato e creata l’area pedonale che ospita la movida che lo rende uno dei quartieri più vitali della scena capitolina attuale, nel fine settimana appena trascorso si è trasformato in un'arena di vini naturali tra luci (poche) e ombre (tante, forse troppe).

Le ombre? Tutte concentrate nella giornata inaugurale. Gli 800 biglietti venduti in prevendita per la sola giornata di sabato hanno costretto gli organizzatori ad annunciare il sold out per la degustazione diffusa già al mattino, mossa che non è stata in grado di prevenire il caos che si è scatenato nei locali che per quattro ore hanno ospitato i banchi di assaggio dei quaranta produttori presenti già fin dalle 17, ora di apertura della manifestazione. L’inatteso, almeno nelle proporzioni, successo di pubblico, in massima parte composto da under 30 animati dalla pretesa di sbevazzare per qualche ora senza badare a cosa finisse nel loro calice, ha contribuito a travolgere le aspettative di riuscita.

La degustazione diffusa si è trasformata fin da subito in un videogame a livelli, dove i partecipanti oltre ad affrontare code interminabili per accedere alla maggior parte dei locali che hanno aderito (a tratti alcuni sono stati off-limits), si sono visti costretti a schivare le auto per accostarsi a banchi d’assaggio posizionati su strade aperte al passaggio dei veicoli, sgomitare con alcuni privati senza biglietto che hanno cercato di imbucarsi con i loro calici, affrontare assaggi condizionati da effluvi di erbe ricreative (non autoctone del Pigneto).
Nel complesso, anche se a tratti più vicina all’esperienza della fiera di quartiere, quella della degustazione diffusa è sembrata un’idea dalle potenzialità interessanti, migliorabile nella realizzazione, fin dalla prossima edizione. Diluire i banchi d’assaggio in più locali o riservarne l’accesso ai partecipanti all’evento potrebbe rendere l’esperienza più confortevole, così come pedonalizzare l’intera area per qualche ora o valutare in maniera più accurata i percorsi, magari presidiando meglio i vari punti e rendendo più semplici e immediati l’accesso al calice e la restituzione.

I migliori vini in assaggio al Quartiere Vino Pigneto

Fortunatamente all’atmosfera da rave della giornata inaugurale hanno fatto da contraltare le luci di una domenica in cui i volti dei produttori e dei partecipanti sono apparsi meno provati da calche, code, strade aperte al traffico e disservizi vari. La degustazione con i banchi d’assaggio riuniti presso l'Hotel Aeterna è stata decisamente meno affollata e più coinvolgente e ha offerto agli appassionati la possibilità di assaporare oltre 400 vini provenienti da Italia, Francia, Spagna e Slovenia, e soffermarsi a dialogare con i vignaioli in un clima più disteso.
Sebbene non fosse umanamente possibile provare tutti i vini in degustazione, nel corso della due giorni gli assaggi interessanti non sono mancati e vale la pena segnalare l’ottima qualità generale e la quasi completa assenza di bottiglie problematiche e di vini con forti volatili, ossidazioni eccessive o altri difetti. In mezzo ai tanti ottimi vini assaggiati, ecco una selezione ristretta tra quelli che ci hanno colpito particolarmente.

Tremendi 2022 - Infondo Wines

Infondo Wines, giovanissima realtà di Caldiero, centro termale della provincia di Verona a due passi da Soave, è l’avventura di tre amici di infanzia con esperienze professionali diverse ma una comune passione: il vino. La loro prima creatura è il Tremendi (soprannome che nel paesello veronese è stato affibbiato ai tre), un rosato frizzante ottenuto da uve Durella e Corvina vinificata in bianco con una piccolissima percentuale di mosto di garganega appassita aggiunta durante la fase di tiraggio per consentire la rifermentazione in bottiglia. Colore buccia di cipolla tenue. Naso che mette in fila sentori di fiori d’acacia e agrumi ai quali si succedono note tenui di ribes rosso e mora di rovo e ricordi di panificazione. In bocca è incredibile l’equilibrio fra l’acuminata durella che apre la strada con la sua acidità citrina e la più gentile corvina che aggiunge complessità e addolcisce il sorso assieme alla garganega appassita. Perlage ricco e una ben presente scia sapida rendono teso e goloso l’assaggio di questa bollicina tremendamente pericolosa.

Santa Madonna 2021 – Cantina Fermento

Orvieto, la terra del vino dei Papi. Qui Stefano Marconi ed Evita Eboli da vigneti che insistono su un terreno argilloso di origine vulcanica tra i 350 e i 500 metri. Ottengono il Santa Madonna 2021 (una delle tre etichette in degustazione). Bellissimo compromesso tra un classico bianco di Orvieto e un orange wine, è ottenuto da un blend di Procanico, Verdello, Drupeggio, Malvasia e Grechetto. Circa 6 giorni di macerazione e affinamento in contenitori di vetroresina e acciaio per 8 mesi, senza aggiunta di solfiti. Giallo dorato intenso. All’olfatto propone note di fiori di campo, ginestra, camomilla, aromi di frutta gialla matura, mandorla fresca e lievi cenni agrumati e minerali. Il sorso è succoso, caratterizzato da aromi ricchi e intensi, attraversati da una nitida scia agrumata che si allarga su ricordi di pesca nettarina prima di un finale impreziosito da una scodata di sale e gesso.

Follia bianco 2013 – Piana dei Castelli

Con i vini di Piana dei Castelli e Deanike Matteo Ceracchi e Nicoletta De Angelis, danno voce in modo convincente a un terroir unico articolato in un mosaico di vigneti estesi per 11 comuni, ad altitudini differenti e dai suoli estremamente contrastanti, su quelle colline che definiscono la zona di Velletri, i Castelli Romani e Olevano Romano. Il Follia bianco 2013 rappresenta la vetta più alta nella batteria sconfinata di assaggi proposti in degustazione. Blend di Grechetto, Malvasia, Trebbiano Giallo, Riesling e Sauvignon, dopo una macerazione di 96 ore e lo svolgimento della malolattica affina 24 mesi in cemento. Alla vista si presenta di un giallo dorato carico e a dopo sette anni trascorsi a maturare ed evolvere in una magnum panciuta regala una carrellata di mentuccia, rosmarino, timo, pesche nettarine e mango e ancora miele, ricordi di pietra focaia e fiori gialli. Tutto in questo straordinario vino sapido, teso, fresco e accogliente racconta della terra da cui proviene. dalle erbe spontanee che punteggiano le colline dei Castelli Romani, passando per la decisa mineralità vulcanica e la luminosità del sole pomeridiano che digrada verso il Tirreno.

Sweet Dreams 2022 – Domaine La Taupe

Nel 2017 Bertjan Mol, giornalista e importatore di vini naturali, e sua moglie Nicole Messer decidono di lasciare Amsterdam e di trasferirsi nella valle della Loira. Qui, a Thésée acquistano un vigneto biodinamico da Bruno Allion, vigneron francese che produce vini naturali da due decenni, e in una tenuta di poco più di 6 ettari, che insiste su suoli composti da argilla, calcare, silice e altri sedimenti rocciosi, seguendo i principi della biodinamica danno vita a Domaine La Taupre e si dedicano alla produzione di vino da Chenin blanc, Sauvignon blanc, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Cot (Malbec), Gamay e Pineau d’Aunis. Proprio da quest’ultima uva, coltivata in un appezzamento di quasi mezzo ettaro, Bert ottiene il Sweet Dreams. Un rosso leggiadro che si veste di rubino chiaro mentre aromi di petali di rosa, pepe nero, anice e mirtilli ammaliano il naso. Alla finezza olfattiva segue un sorso delicato ed elegante, in cui freschezza, frutta e spezie si esibiscono in un balletto armonioso e dalla persistenza quasi infinita accentuata da un tannino serico e una buona sapidità.

Pinoir 2022 – Bodega Cauzon

Ex chef ed oggi viticultore Ramon Saavedra realizza vini naturali in Andalusia, vicino Granada, allevando vigne che si trovano a 1200 metri di altitudine alle spalle della Sierra Nevada, a meno di 200km dal continente africano, e a poco più di 50 km dal mare. In un microclima unico al mondo, in cui freddo e calore aiutano le uve a maturare in modo equilibrato, oltre alle varietà tipicamente iberiche e locali, Ramon si è messo in testa di impiantare anche il Pinot Noir per farci un vino di ispirazione borgognona. Non ci è andato lontanissimo. Il Pinoir 2022 di Bodega Cauzon fermenta spontaneamente con lieviti indigeni, macera una settimana in acciaio e affina in legno di rovere francese per circa un anno prima di essere imbottigliato senza filtrazioni, chiarifiche o aggiunte di anidride solforosa. Rosso rubino intenso nel calice, regala un naso ricco ed elegante di fiori rossi e frutti di bosco maturi, note di mirto e menta, echi speziati di pepe nero e liquirizia impreziositi da una nota minerale. Sorso fresco ed elegante, animato da una sapidità ematica e dai ritorni di spezie e frutti di bosco che si fondono in un abbraccio morbido con un tannino vellutatissimo che incornicia un finale lungo e appagante.

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