Tre giorni per conoscere la migliore produzione agroalimentare italiana (e non solo). Vino, birre artigianali, cene e prodotti agroalimentari hanno trasformato la città siciliana nel centro del buon gusto. Ma soprattutto aperto una finestra sulla produzione siciliana.
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Taormina Gourmet 2021. Nuovo format

Dopo un anno di pausa dovuto alla pandemia Covid-19, dal 23 al 25 ottobre si è tenuta l’ottava edizione di Taormina Gourmet. Per tre giorni le sale dell’Hotel Villa Diodoro hanno ospitato un ricco programma di masterclass, cooking show e seminari sul mondo dell’enogastronomia. Quest’anno l’evento si è svolto con un format differente rispetto al passato. Si è saggiamente deciso di non organizzare il tradizionale banco d’assaggio aperto al grande pubblico, per evitare affollamenti incompatibili con le misure di distanziamento sociale previste dall’attuale situazione sanitaria. È stata un’edizione dedicata soprattutto alla stampa specializzata, agli addetti ai lavori e agli appassionati più attenti e curiosi. Il programma ha proposto ogni giorno una decina d’appuntamenti con chef d’importanti ristoranti siciliani e non solo, e altrettante degustazioni di grandi vini italiani, dal Barolo al Brunello, dal Greco di Tufo al Verdicchio dei Castelli di Jesi, con un paio d’incursioni in Mosella e in Grecia.

Taormina gourmet 2021

Il vino siciliano a Taormina Gourmet 2021

Green Pass alla mano, abbiamo partecipato a diverse masterclass. Si sono rivelate particolarmente interessanti quelle dedicate a eccellenze del vino siciliano, che hanno messo in luce il carattere unico e particolare di specifici terroir dell’isola. La Sicilia, infatti, offre un’incredibile diversità di ambienti naturali, altitudini, composizione dei suoli, microclimi, tradizioni e culture da comporre un vero e proprio piccolo continente. Taormina Gourmet 2021 ha avuto il merito di focalizzare l’attenzione su alcune aree della regione, in grado di produrre vini di grande tipicità territoriale, vere espressioni della secolare interazione tra la vite e le caratteristiche pedoclimatiche del luogo.

Il catarratto di Camporeale a Taormina Gourmet 2021

La masterclass Dal Metodo Classico ai Cru, le tante facce del Catarratto di Camporeale, ha proposto in degustazione le etichette di catarratto della cantina Alessandro di Camporeale. La tenuta si trova nel cuore della Sicilia occidentale, in una zona caratterizzata da un clima continentale, con notevoli escursioni termiche. Le vigne di catarratto sono coltivate in alta collina, tra i 400 e i 600 metri e donano uve connotate da una vivace freschezza. Le caratteristiche dell’area di produzione si manifestano già nel Sicilia Catarratto Doc Benedè, figlio di una selezione di varie vigne di lucido ed extralucido della tenuta e si amplificano nell’etichetta Monreale Catarratto Doc, realizzato solo con extralucido, un particolare biotipo che matura con più fatica, ha una struttura più snella e preserva sempre un’acidità molto alta. Le uve provengono dalla sommità della collina di Vigna Mandranova (500-550 metri slm), caratterizzata da un suolo franco-sabbioso, ricco di scheletro e da una soleggiata esposizione a sud. Tra le annate in degustazione, 2019, 2018, 2017 e 2016, quest’ultima è risultata la più interessante per complessità, armonia ed equilibrio. È un bianco dal profilo molto fresco e di grande tensione espressiva. Esprime fragranze agrumate, aromi di scorza di cedro candita, sfumature di zagara ed erbe della macchia mediterranea, note di frutta bianca matura, cenni di zenzero, pepe bianco e pietra focaia. Il sorso è scorrevole e profondo, lungo e persistente, con una chiusura connotata da una limpida freschezza sapida. Dalla parte più bassa di Vigna Mandranova, la meno soleggiata, arrivano le uve destinate alla produzione del Metodo Classico. Un Extra-Brut millesimato, affinato sui lieviti per 36 mesi, dal volto solare e mediterraneo, che propone con estrema fedeltà il carattere tipico del catarratto, confermando la forte personalità del vitigno.

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Il Nocera a Taormina Gourmet 2021

La masterclass dedicata al Nocera, il vino da (ri)scoprire ha permesso di mettere in luce il lavoro di recupero e valorizzazione di quest’antico vitigno autoctono realizzato da Nino Cambria, titolare dell’omonima cantina. La tenuta si trova a Furnari, in provincia di Messina, nelle terre del Mamertino, un vino storico, già citato da Plinio il Vecchio tra i migliori dell’antica Roma e particolarmente amato da Giulio Cesare. Nel 2005, Cambria stava pensando di rinnovare una vecchia vigna composta da varietà autoctone con vitigni internazionali. Assaggiando le uve prima della vendemmia, si accorse che alcune piante producevano grappoli con acini particolarmente ricchi di aromi. Scoprì che si trattava di antiche viti di nocera e – innamorato di quest’uva – decise di procedere a una selezione massale per ripiantare tutto il vigneto con nocera. Si tratta di una varietà a bacca rossa dalla buccia spessa e molto ricca di antociani, che arriva a maturazione con un alto grado zuccherino e conservando un’acidità molto elevata. La sua duttilità enologia ha consentito alla cantina di sperimentarne tutte le declinazioni, dal Metodo Classico al passito, passando per la vinificazione in purezza e gli assemblaggi con nerello mascalese, nero d’Avola e syrah. Il vino più rappresentativo dell’azienda è senza dubbio il Mastronicola, un nocera in purezza affinato per 16 mesi in barrique di Allier. È un rosso di grande struttura, che esprime aromi di mora selvatica, mirtillo, sensazioni ombrose di humus e sottobosco, cenni speziati, note di cioccolato fondente e torrefazione. Caldo e avvolgente ha un sorso denso e concentrato, con una trama tannica fitta e una chiusura fresca e balsamica.

Il Nero d’Avola Vrucara a Taormina Gourmet 2021

Un’altra masterclass molto interessante è stata dedicata al vino simbolo di Feudo Montoni: il Nero d’Avola Vrucara. La tenuta di Fabio Sireci e Melissa Müller si trova nell’area centrale della Sicilia, in un luogo isolato circondato dai montagne. Il clima molto fresco, con inverni rigidi ed estati caratterizzate da escursioni termiche di 20 °C tra le temperature del giorno e della notte, crea un habitat particolare. In queste terre composte da sabbie e argille, è sopravvissuto un vigneto di nero d’Avola prefillossera di circa 140 anni d’età. Si tratta di un prezioso tesoro del passato, che ancora oggi produce uve di eccezionale qualità. La degustazione ha permesso di apprezzare la purezza di un’interpretazione di Nero d’Avola fresca e lineare, fedele alle migliori caratteristiche del vitigno. La verticale ha proposto le etichette delle annate 2015, 2013, 2011, 2009, 2007 e 2004. Pur apprezzando la straordinaria longevità del vino e l’integrità espressiva dei millesimi più vecchi, la 2013 ha conquistato i nostri favori con profumi eleganti di erbe officinali, cenni di eucalipto, vruca, radice di liquirizia, sfumature di fiori secchi, su un sottofondo di ribes e marasca. Il sorso è attraversato da una vibrante energia espressiva, con tannini fini e ben integrati al frutto e un finale molto fresco, su piacevoli note balsamiche.

Spadafora. Taormina gourmet 2021

La cantina Spadafora a Taormina Gourmet 2021

Chiudiamo con la masterclass di una cantina che ha fatto della tipicità e fedeltà al territorio la sua cifra stilistica: Spadafora, due vitigni, due rossi e un solo terroir, contrada Virzì. Enrica Spadafora, che con il padre Francesco si occupa dell’azienda di famiglia, ha portato in degustazione alcune etichette di due vini icona: Schietto Nero d’Avola (2014, 2011, 2009) e Schietto Cabernet Sauvignon (2014, 2012, 2009). Un vitigno autoctono e un’uva bordolese dal carattere molto diverso tra di loro, che tuttavia hanno trovato un habitat ideale in Contrada Virzì, una splendida area di dolci colline situata a nord-ovest di Camporeale. Una grande cura in vigna, coltivata da sempre seguendo i principi dell’agricoltura biologica, una bassa resa per ettaro e una rigorosa selezione dei grappoli, regala uve sane, mature e di qualità eccellente. Il processo di vinificazione si svolge in modo semplice e paziente, con il solo scopo di accompagnare le uve alla trasformazione in vino con il minimo intervento e il massimo rispetto della materia prima. Vini Schietti di nome e di fatto, realizzati senza mediazioni enologiche, capaci di portare nel calice in modo diretto ed essenziale le caratteristiche di Contrada Virzì, spogliate di ogni sovrastruttura. Il vitigno diventa così tramite e interprete del terroir, delle sue peculiarità pedoclimatiche, quasi rinunciando al ruolo di protagonista, per portare in primo piano l’essenza del luogo in cui nasce. Pur nelle differenze tra i vitigni e le annate, il filo rosso che lega tutti vini è l’integrità del frutto nella sua pura essenza espressiva, la piacevolezza limpida e scorrevole del sorso, l’armonia e l’equilibrio gustativo, accompagnati una nitida scia di freschezza balsamica.

 

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a cura di Alessio Turazza