Per la rubrica promossa dalla Fondazione Gambero Rosso e dedicata alle donne, intervistiamo Micaela Pallini, Presidente di Federvini.
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La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti una rubrica dedicata alle donne. Intervistiamo Micaela Pallini, Presidente di Federvini e Ceo e Presidente di Pallini, distilleria storica di Roma.

Micaela Pallini

Intervista a Micaela Pallini

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?

La mia esperienza è piuttosto positiva. Probabilmente mi è capitato di incontrare ostacoli più legati alla mia età, all’inizio del mio percorso professionale, che al fatto di essere donna. Mi sono dovuta guadagnare spazio tra colleghi più grandi con pazienza e preparazione, soprattutto nel mondo associativo. Prima di entrare in azienda sono stata a lungo all’Università e devo dire che nel mondo scientifico (ho conseguito un Ph.D in Chimica) il gender gap è meno forte.

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Gli ostacoli, anche legati all’età, come li ha superati?

Direi con una dose di pazienza e ironia. Premetto che negli ultimi vent’anni molto è cambiato grazie anche ad un forte turnover generazionale. Nel nostro settore, in particolare nelle aziende familiari sia del vino, che degli spiriti che degli aceti, molte donne ricoprono posizioni apicali. Nelle grandi aziende o nelle multinazionali si ha da sempre maggiore attenzione al tema della parità di genere. La presenza femminile in Federvini, ad esempio, è molto forte.

Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

Le leve gestionali sono purtroppo poche, i contratti sono molto rigidi e le aziende manifatturiere/agricole come quelle da noi rappresentate hanno tempi obbligati di lavoro per la produzione. In azienda cerchiamo di adottare una certa flessibilità negli orari di ingresso e uscita, lo smart working quando possibile e il part time per alcuni periodi.

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Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

Personalmente ritengo che la sfida sia far tornare o far partecipare maggiormente le donne al mondo del lavoro. Da imprenditore troppe volte noto che le donne non concorrono per alcune posizioni, perché spesso sovraccariche di impegni che ne limitano le energie fisiche e mentali. I temi del supporto e dei servizi alla famiglia, della conciliazione dei tempi tra vita privata e lavoro, sono ancora solo abbozzati sulla carta, ma in Italia non sono state intraprese reali azioni se non congedi parentali. Misura che attuata senza un quadro complessivo a sostegno non risolve il problema, perché la lavoratrice può prendere tempo per la famiglia, ma non ci sono strumenti che permettano poi di recuperare, dando il proprio contributo in momenti diversi del tipico orario di lavoro.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil.

Occorre un salto culturale. Dalla scuola che deve invogliare i giovani e in particolare le ragazze a studiare le materie scientifiche, le cosiddette STEM, al mondo del lavoro che deve contribuire a implementare la presenza femminile anche in settori tecnici. Nei prossimi anni il lavoro si baserà sempre più sulla tecnologia e in Italia ci sono ancora forti stereotipi sul rapporto tra donne e i computer.

Quale messaggio o consiglio si sente di dare alle donne che hanno capacità e desiderio di emergere, in particolare a quelle che stanno ancora lottando e alle giovani generazioni?

Invoglierei le ragazze a sfidarsi maggiormente. Si devono preparare ad affrontare la gestione di un’azienda, soprattutto se si ha la fortuna di nascere in una famiglia di imprenditori. Nel nostro settore abbiamo grandi esempi, ma in altri settori, specie nel mondo agricolo, meno. I ruoli di Ceo e soprattutto Cfo affidate a donne sono ancora pochi, talmente pochi da fare notizia.

Ci racconti un aneddoto (positivo o negativo) di una delle sue esperienze sul tema.

Una volta in una riunione in Confindustria circa 10 anni fa, il numero di donne presente al tavolo era circa la metà dei presenti e il commento di chi presiedeva la riunione, probabilmente per fare una battuta, fu: “certo qui ormai sta diventando un gineceo…” nessuno replicò per evitare discussioni. Oggi non potrebbe succedere.

illustrazione di Ilenia Tiberti

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