Parità di genere. Intervista a Ylenia Esposto di Berberè

22 Mar 2022, 13:20 | a cura di Gambero Rosso
Per la rubrica promossa dalla Fondazione Gambero Rosso e dedicata alla parità di genere, intervistiamo Ylenia Esposto Operation Manager di Berberè, una delle colonne portanti del brand che, mercoledì scorso, ha inaugurato il suo sedicesimo locale.
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La Fondazione Gambero Rosso, creata con lo scopo di dare attenzione e risalto ai temi di ordine sociale e della ricerca, porta avanti con dedizione questa rubrica dedicata alle donne, non tanto perché crediamo nelle quote rosa ma perché è fondamentale parlare e sensibilizzare sulla parità di genere. Ed è altrettanto fondamentale farci portavoce di donne che hanno raggiunto importanti obiettivi nel proprio settore. Qui l'intervista a Ylenia Esposto, Operation Manager di Berberè, una delle colonne portanti del brand che, la settimana scorsa, ha inaugurato a Bologna il nuovo locale in Porta Saragozza, arrivando così a quindici punti vendita in Italia e uno a Londra.

Ylenia_esposto

Intervista a Ylenia Esposto

Nella sua esperienza lavorativa quali sono stati – se ce ne sono stati - gli ostacoli che lei ha dovuto affrontare in quanto donna?
Io ho avuto la fortuna, lavorando per Berberè da 11 anni, di vivere in una bolla per cui non esistono donne o uomini, ma persone. L’inclusività nel senso più ampio del termine è uno dei valori che ha sempre contraddistinto questa realtà. Altrove, purtroppo, ma non solo nella ristorazione, c’è ancora molto da fare per eliminare il gender gap. Facendo riferimento alla ristorazione, probabilmente il gap è un po’ più ampio perché in Italia il mercato è molto frammentato e spesso le aziende sono a conduzione familiare. In passato ad aprire un locale era il “papà” o colui che aveva il potere economico di farlo e per questo motivo ci siamo ritrovati con tanti osti uomini. Più ci sarà indipendenza economica per le donne e più avremo possibilità di avere sempre di più imprenditrici anche in questo settore.

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Nel suo attuale ruolo quali leve gestionali sta utilizzando per facilitare il mondo femminile?

Non penso di utilizzare leve particolari, penso di applicare semplicemente il metodo della meritocrazia. Su 15 locali, 11 sono gestiti da donne, questo è successo perché ci si sente di appartenere a un ambiente dove si può avere una reale possibilità di crescita. Così si crea l’effetto domino.

Quali proposte o modifiche proporrebbe alle autorità di governo per accelerare il raggiungimento della parità?

Mi piacerebbe semplicemente che fosse applicato in maniera oggettiva e non “a sentimento” l’ art. 3 della costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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È scritto tutto qui non c’è da aggiungere altro, non ci sono note dell’articolo che fanno presagire a qualcosa di diverso. Bisogna necessariamente partire da questo articolo e rivedere le norme che tendono a generare ostacoli di genere. Il nuovo PNRR ha come punto cardine l’appianare delle disparità utilizzando come strumento la digitalizzazione. Aspettiamo e vediamo.

Quali modalità e quali formule suggerisce per sensibilizzare e rendere consapevole il mondo maschile di questo gap? Un gap che, peraltro, ha conseguenze anche sul Pil.

Partirei con l’ educazione scolastica, in particolare nelle scuole superiori. Bisogna riportare loro numeri come dati di fatto. Se diamo fiducia a queste nuove generazioni è possibile che possano prendere in mano la situazione e cambiarla.

Ci racconti un aneddoto di una delle sue esperienze sul tema.

Qualche anno fa, oramai molti anni fa, quando lavoravo in cantina sociale (penso fosse l’ultimo anno di superiori) su 13/14 persone io ero l’unica ragazza. Ovviamente per cercare di inserirmi meglio nel gruppo indossavo i vestiti di mio fratello e facevo quante più ore possibili, facevo tutto quello che potevo per non farmi vedere come “quella debole”. Con l’età più adulta e riflettendoci meglio credo fosse solo un problema mio più che loro, anzi a dire il vero mi hanno dato la possibilità in sei anni di crescere molto nel campo del vino. Quel periodo però mi ha insegnato che nessuno si deve sentire come mi sentivo io.

illustrazione di Ilenia Tiberti

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