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Che cos'è il Frybread, il controverso pane dei nativi americani

Un piatto nato dal dolore e dalla sopravvivenza, simbolo di identità e colonialismo nella storia delle comunità indigene degli Stati Uniti

  • 31 Agosto, 2025

Il frybread nasce nel contesto drammatico della deportazione forzata dei Navajo nella prima metà dell’Ottocento: un pane fritto fatto con farina, lardo, zucchero e sale, sostituto dell’alimentazione tradizionale negata dal colonialismo. Oggi, se da un lato è un simbolo di resilienza e legame tra le generazioni, per alcuni chef e attivisti è anche un doloroso emblema di colonizzazione, salute compromessa e imposizione culturale.

Il pane della sopravvivenza

Il frybread rappresenta la complessa eredità delle popolazioni native americane, un alimento nato dal dolore, ma trasformato in simbolo di resistenza. Nasce con la deportazione dei Navajo tra il 1864 e il 1866, nota come Long Walk. Centinaia di migliaia di persone furono costrette a marciare 500 km dal nord-est dell’Arizona verso il campo di internamento Fort Sumner di Bosque Redondo, nel Nuovo Messico, una marcia che copriva in media 25 km al giorno, in condizioni disumane. Privati dei loro raccolti e sistemi alimentari tradizionali (mais ancestrale, fagioli, erbe spontanee e zucche), i Navajo ricevettero dallo Stato razioni composte da farina, zucchero, lardo, e sale. Da queste poche risorse creavano un impasto semplice che poi friggevano in padelle appoggiate alle braci.

impasto frybread

Col tempo, il frybread si diffonde presso diverse tribù e diventa parte integrante di eventi pubblici e comunitari, fiere locali e cerimonie. Il suo valore culturale è ambivalente: per molti rappresenta un modo di sentirsi uniti, una condivisione intergenerazionale e un filo con un passato traumatico che non può essere ignorato. Come dice lo scrittore e regista nativo Sherman Alexie, Frybread is the story of our survival, è la storia della nostra sopravvivenza. Un alimento diventato simbolo potente di resilienza. Curioso come il bannock delle popolazioni Inuit e First Nations del Canada ha una storia culturale simile a quella del frybread. Allo stesso modo, anche il popolo M?ori della Nuova Zelanda ha un frybread chiamato par?oa parai.

Non un alimento sano

Un’eredità che, però, ha un rovescio: il pane fritto non fa bene alla salute. Introdurre il frybread nella dieta dei nativi ha profondamente alterato le loro abitudini alimentari. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti segnala che una singola porzione, ossia un disco grande all’incirca 20-22 centimetri, contiene in media 600 calorie e 20-25 grammi di grassi, fattori responsabili di problemi di salute molto diffusi tra le popolazioni indigene. Il frybread è stato nominato pane ufficiale dello Stato del South Dakota nel 2005. Nello stesso anno, l’attivista Suzan Shown Harjo ha scritto un articolo contro il frybread su Indian Country Today, definendo il piatto «emblematico del lungo percorso dalla libertà alla reclusione e alle razioni: il legame tra bambini sani e obesità, ipertensione, diabete, dialisi, cecità, amputazioni e morte lenta».

frybread pane fritto

La tentazione di definire il frybread “tradizionale” è forte, ma anche molti storici ribattono: non è tipico delle culture pre-coloniali. Secondo lo chef nativo Sean Sherman, rappresenta «tutto ciò che non è cibo nativo americano», un simbolo ambivalente di «dolore e perseveranza, ingegno e resilienza».

Oggi, mentre cresce l’interesse verso cibi e alimentazioni indigene autentiche, ci troviamo di fronte a una riflessione: è possibile apprezzare il frybread per quello che è diventato, senza dimenticare quello che rappresenta?

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