Una collana editoriale intitolata al Nonturismo, guide per scoprire il territorio in modo attivo, alla scoperta di luoghi ingiustamente considerati marginali. Parte dalla periferia di Cagliari, con il cookbook di Sant’Elia (e DonPasta), un nuovo progetto che potrebbe rivelarsi molto attuale.
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Il cookbook di Sant’Elia e il progetto Nonturismo

La borgata di Sant’Elia, alla periferia Sud di Cagliari, dà il titolo al cookbook in uscita in libreria il 28 maggio. La prima guida non convenzionale della collana Nonturismo, che sin dal nome rivendica la sua diversità. Il progetto frutto della collaborazione tra Riverrun Hub e Sineglossa, infatti, fonda la sua essenza sulle molteplici interazioni possibili tra coloro che abitano un luogo e il viaggiatore disposto a scoprirlo con pazienza, fuori dalle solite rotte, disposto a perdersi seguendo l’inclinazione del momento, assecondando il bisogno di deviare dal seminato per contribuire a ripensare l’immaginario di quel territorio (“questa guida ti aiuta a orientarti, ma non può sostituire la tua curiosità: fermati, domanda, osserva”, specificano le istruzioni per l’uso).

La piazza di Sant'Elia illuminata dal sole

Lorenzo Mori, ideatore insieme a Federico Bomba della collana (in stampa per Ediciclo Editore), ricorda la genesi dell’idea: “È iniziato tutto con la partecipazione a un bando ministeriale del Dipartimento gioventù e servizio civile nazionale. Si chiamava Once app_On a time e mirava a sostenere i giovani talenti, stimolando il ricorso a metodologie innovative e nuove tecnologie per valorizzare territori ai margini o in spopolamento. Era il 2015. Siamo partiti dalle regioni cui fanno capo Riverrun Hub e Sinaglossa, rispettivamente la Sardegna e le Marche, poi il progetto è cresciuto, abbiamo avuto tempo per lavorare su un percorso di più ampio respiro. E così abbiamo scelto di lanciare una nuova collana editoriale con una finestra aperta sulla realtà aumentata, attraverso l’utilizzo di un’app di podcasting, Loquis, per raccogliere aneddoti, camei, registrazioni di voci funzionali alla nostra idea di redazione di comunità dal lato di chi crea contenuti, e di nonturismo per chi ne fruisce”.

DonPasta cucina con le signore di Sant'Elia

La redazione di comunità e DonPasta

La collana infatti è dedicata al turismo esperienziale che sappia esplorare i territori ai margini (com’è appunto Sant’Elia, borgata popolare e complessa, che ha finito per dimenticare i propri punti di forza). Perché? Il turismo oggi non comunica con molti luoghi che hanno potenzialità, ma non riescono a raccontarsi o a trovare il canale giusto per promuoversi. Anche il metodo, dunque, doveva essere innovativo: “Le nostre guide sono frutto del lavoro di una redazione di comunità, che coinvolge gli abitanti del territorio e tutto il terzo settore che ci si muove, chiamati ad attivare un processo di racconto di se stessi, raccogliendo materiali, racconti, diari, aneddoti, tutto ciò che è espressione della cultura materiale. Questo produce un processo di ripensamento di se stessi, uno spazio d’azione dove gli abitanti hanno modo di riflettere e prendere consapevolezza delle proprie potenzialità. Con la mediazione degli artisti, che hanno quella capacità visionaria per trovare gli strumenti di espressione più congeniali. Il processo che si instaura è duplice: gli abitanti maturano consapevolezza rispetto al genius loci; l’artista che noi scegliamo per le residenze è chiamato a interpretare queste realtà, dando potenza al messaggio”.

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DonPasta con una signora di Sant'Elia

A Sant’Elia la scelta è subito ricaduta sul cibo, anche grazie al prezioso affiancamento delle donne dell’associazione di quartiere Sant’Elia Viva, e – a cascata – su un artista come DonPasta (Daniele De Michele), che ha sempre lavorato sul cibo come strumento di integrazione sociale e racconto delle tradizioni di una comunità: “Sant’Elia è un cookbook perché ciò che ancora fa comunità in questa borgata alla periferia sud di Cagliari è proprio il cibo. Si tratta di un quartiere molto popolare, complesso e problematico, legato però a una tradizione culinaria fortissima; che proprio grazie alla cucina riesce a non disgregarsi”, spiega Lorenzo Mori.

Una grafica del libro dedicato a Sant'Elia

Il ricettario di Sant’Elia

Il racconto dei luoghi e delle persone, dunque, procede al ritmo di un ricettario decisamente stravagante, tra ricette vere, verosimili e di fantasia, frutto dell’incontro tra la comunità locale e DonPasta, tra una burrida, una cassola de pisci e delle bombas di pesce affumicato, che annoverano tra gli ingredienti “polvere da sparo q.b., un detonatore e una miccia”. Si procede tra piatti della tradizione e provocazioni (12 ricette in tutto), ma tutto è funzionale a raccontare storie, paesaggi, attitudini, speranze e orizzonti di chi Sant’Elia la vive ogni giorno. E l’opportunità di integrare le parole scritte con gli audio di realtà aumentata (tramite qrcode nei punti di interesse contrassegnati con apposito simbolo) rende l’esperienza ancora più immersiva, nello spazio di un itinerario che si dirige verso la spiaggia del Canaletto per poi puntare sul mercato domenicale, la Torre del Prezzemolo, lo stadio e i “palazzoni”.

Il mercato del pesce di Sant'Elia

Un nuovo valore al concetto di nonturismo

Nella situazione contingente, peraltro, il concetto di nonturismo assume un risalto particolare: “Il progetto è stato in qualche modo profetico, l’abbiamo pensato in tempi non sospetti, e anzi abbiamo avuto grossi ripensamenti e titubanze se farlo uscire in libreria ora. Ma abbiamo capito che questo nuovo concept di nonturismo è un suggerimento ideale in questo momento storico: non consumi il territorio, ma lo fruisci in modo molto personale. Il libro si rivolge a un tu, e una persona singola, l’intimità di certe scelte diventa centrale”. Scegliere tra infinite deviazioni possibili, stringendo tra le mani le guide della collana, è infatti l’approccio migliore per comprendere il senso dell’operazione: “Noi suggeriamo percorsi, ma anche deviazioni: il nonturista deve sentirsi libero di deviare, trovare la propria intimità con il luogo per utilizzare la finestra del viaggio come spazio di riflessione. In questo senso direi che nel progetto c’è una suggestione riconducibile a Cesare Pavese. Nei Dialoghi con Leucò, Odisseo si rivolge a Calipso con parole chiave: ‘Nel viaggio cerco me stesso’, dice”. Un approccio del genere non è certo familiare a tutti, “di sicuro questi luoghi chiedono al visitatore rispetto e consapevolezza maggiore. Non puoi andare lì a consumare un’esperienza mordi e fuggi”. Ma questo non deve spaventare, “c’è solo bisogno di un certo tipo di disposizione d’animo, devi avere una sguardo attivo per completare ciò che la guida non dice. Anche il turista distratto può provare a mettersi in gioco”.

La copertina della guida di Sant'Elia

Le prossime guide della collana e il valore del gioco

Tanto più che il valore del gioco si rivelerà centrale in tutte le tappe del progetto. Succede nella guida di Sant’Elia (che ha messo in movimento la creatività di 15 artisti “in residenza”, e il risultato si vede anche nell’apparato grafico), ma anche a Giorgino, “un piccolo borgo arroccato vicino a Cagliari, nel bel mezzo di un territorio in lotta perenne con i disastri dell’industrializzazione, che però vive sospeso in una dimensione spensierata e giocosa, rivendicando col gioco un atto di resistenza incredibile”. Tra le prossime uscite della collana, però, ci sarà spazio anche per il borgo di Ussita, centro marchigiano dei monti Sibillini, squassato dal terremoto, cui il progetto dedica una “guida sismica”, per raccontare come la comunità, in questi anni, abbia raccolto le macerie per trasformarle in opportunità di ripensarsi in modo più rispettoso del territorio e del passato, con la mediazione dell’associazione Casa (Cosa accade se abitiamo). La collana, insomma, ancor prima dell’esordio, già si preannuncia ricca e prolifica: “Le comunità sollecitate partecipano volentieri, così gli artisti coinvolti. Questo ci indica che la capacità creativa e visionaria dell’arte sta lasciando i recinti delle sue riserve protette per generare innovazione culturale vera sul territorio. E anche che gli artisti devono sforzarsi di non pensarsi da soli, il concetto del genio creatore è superato”.

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Sant’Elia – Ediciclo Editore – www.facebook.com/nonturismo/

 

a cura di Livia Montagnoli