Conto alla rovescia per la quarta Settimana della cucina italiana nel mondo. Che in Giappone punta tutto sull'aperitivo all'italiana
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Settimana della cucina italiana in Giappone

Promuovere lo stile di vita italiano, territorio e tradizioni attraverso la cucina e le sue peculiarità gastronomiche. È questo l’obiettivo della Settimana della Cucina Italiana nel mondo, arrivata quest’anno alla sua quarta edizione e prevista a partire dal prossimo 18 novembre 2019. Organizzata dal governo italiano – in Giappone dall’Ambasciata d’Italia a Tokyo con la collaborazione di tutte le più importanti Istituzioni pubbliche e private presenti nel paese come il Consolato Generale a Osaka, l’Agenzia ICE, l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, ENIT, Camera di Commercio Italiana in Giappone e Accademia della Cucina Italiana – dal 18 al 24 novembre mette in campo oltre 60 iniziative e eventi a Tokyo e nelle principali città giapponesi.

Tra quelle più importanti, ha ricordato l’Ambasciatore Starace alla serata di presentazione che si è svolta in Residenza alla presenza dei più importanti media del paese e con un parterre di 250 ospiti, va segnalata quella con ELLE Japan ed ELLE Gourmet che distribuiranno due cataloghi, uno dedicato a ristoranti e locali che offriranno menù speciali basati sulla dieta mediterranea – oltre 111 – e quello dedicato all’aperitivo all’italiana, oltre 150. Il catalogo prevede anche una speciale sezione dedicata alle pizzerie italiane più autentiche, selezionate in collaborazione con Antonio Fucito di Dissapore e Garage Pizza su tutto il territorio giapponese.

Luca Fantin

L’aperitivo italiano in Giappone

Protagonista di questa Settimana della Cucina Italiana in Giappone sarà l’aperitivo all’Italiana, una sfida interessante per un mercato come quello giapponese con uno stile di vita molto diverso dal nostro. “I giapponesi amano molto la nostra cucina e veicolare stili di vita che ci appartengono ma che non sono presenti nella cultura giapponese è necessario per farci conoscere meglio. I giapponesi cenano presto tanto che noi apriamo il servizio serale alle 18 e a quell’ora abbiamo quasi sempre il tutto esaurito. Per questo motivo, più che proporre l’aperitivo in puro stile italiano optiamo per una soluzione che vada incontro alle esigenze dei giapponesi, una sorta di pre-dinner che poi accompagni il cliente verso la cena” spiega lo chef Luca Fantin, stella del gourmet italiano in Giappone e nel mondo, alla guida de Il Ristorante di Luca Fantin di Bulgari, nonché ristorante dell’anno per la guida Top Italian Restaurant del Gambero RossoSono comunque molto impressionato dall’organizzazione del Sistema Italia che è riuscito a raccogliere intorno a sé istituzioni, aziende e agenzie private” continua Fantin “Si tratta una strategia necessaria per emergere in un paese complesso come il Giappone e che può portare benefici a vari livelli, dagli chef, ai ristoranti, ai clienti, ai produttori, agli importatori”.

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Aperitivo all'italiana

È stato lui, insieme al ristorante Aimo e Nadia, arrivato a Tokyo per l’occasione, a curare la proposta gastronomica della serata di Gala per il lancio della Settimana della Cucina italiana in Giappone. Che l’aperitivo fosse una delle leve del gourmet sulle quali puntare per ampliare l’immagine e la conoscenza dell’Italia in Giappone lo aveva capito anche Davide Fantoni, Segretario della Camera di Commercio in Giappone e che da 10 anni organizza mensilmente gli “Aperitivi della Camera”. “Il nostro esperimento è nato molto tempo fa con due obiettivi: raccogliere intorno all’aperitivo la comunità italiana a Tokyo e quella giapponese interessata all’Italia, portare ogni volta in un nuovo bar o ristorante il nostro aperitivo in modo da far conoscere il più possibile un nuovo stile italiano. Facendo così ci siamo resi conto che molti giapponesi si sono interessati alla nostra attività e vi hanno partecipato, sperimentando un nuovo modo di vivere il tempo prima della cena. Concordo comunque con l’opinione espressa da Fantin: per sfondare nel mondo giapponese il nostro aperitivo si deve un po’ adattare alle tradizioni locali, ma siamo fiduciosi che le attività congiunte possano dare visibilità a tutto il messaggio del Made in Italy in Giappone”.

Creare una immagine forte e identificativa associata al Made in Italy è una leva importante per imporsi nel mercato giapponese, che negli ultimi anni si è rivolto molto alle bevande locali. Fondamentale è anche una proposta ampia, che faccia conoscere il prodotto sia come un classico che adatto a proposte più leggere e facili da bere: “Easy cocktails come Campari soda, Campari orange, Spumoni (Campari, acqua tonica, grapefruits juice) sono tra i più apprezzati in Giappone, in quanto facili da bere e con poco grado alcolico. Sono diffusi soprattutto nelle izakaya (i tradizionali ristoranti giapponesi) e nei casual dining, mentre i cocktails Campari più classici e tradizionali consumati in tutto il mondo da più di 100 anni come Negroni, Americano, Bouleverdier, vengono venduti soprattutto nei mixologist bars, hotel e locali di fascia alta” spiega Michele Gerratana, Brand Ambassador del Gruppo Campari in Giappone ove è presente da circa 50 anni,

EPA e importazioni Made in Italy

Se promuovere l’aperitivo significa promuovere il nostro spumante, gli alcolici e i prodotti degli antipasti tipici, tra i protagonisti della diffusione delle bollicine italiane nel Sol Levante c’è senza dubbio il Franciacorta. “Per il Franciacorta il Giappone è il mercato più importante dopo quello italiano. Negli ultimi cinque anni ha registrato una crescita costante (circa il 2.5% solo nell’ultimo anno). I giapponesi amano sia il gusto che l’immagine del Franciacorta, obiettivi importanti raggiunti grazie alla lungimirante strategia del Consorzio. Quando il prodotto vale i giapponesi sono disposti a pagare di più, perché amano la qualità. È per questo che il Giappone è un mercato ideale per il Franciacorta che si propone come bollicina di alta qualità, con una forte identità, non un rivale dello Champagne ma un’alternativa valida che nasce in un terroir completamente diverso e che, di conseguenza, ha caratteristiche completamente diverse” spiega il giornalista Isao Miyajima.

Bicchiere di vino spumante

Va poi ricordato che a supportare l’ingresso dei nostri prodotti in Giappone da febbraio c’è l’EPA, l’accordo di partenariato economico con il Giappone che, nel caso specifico dell’agroalimentare nel periodo febbraio-giugno 2019 ha visto una crescita del 9,3% e un abbattimento delle tariffe per il vino. Un accordo fondamentale e positivo che secondo i dati ISTAT, ha fatto registrare un aumento generale dell’export italiano verso il Giappone nel primo del 17,3% rispetto allo stesso periodo del 2018 nei primi sei mesi dall’entrata in vigore dell’EPA, con un picco del 27,9% in giugno.

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a cura di Stefania Viti