Onorevole Starbucks, gli americani si prendono piazza del Parlamento (visita in anteprima al nuovo store)

10 Mag 2023, 16:19 | a cura di
Tra un paio di settimane arriveranno altri due punti vendita alla stazione Termini, ma ora è tempo di scoprire la caffetteria di Montecitorio, nel cuore della città. Un locale elegante dove vivere un’esperienza in pieno stile Starbucks.

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È un successo già annunciato quello del primo Starbucks al centro di Roma, in piazza Montecitorio, davavanti al Parlamento. Lo si intuisce dalla serie di persone (perlopiù straniere) che si sono affacciate durante l’apertura stampa (quella al pubblico sarà l’11 maggio), dal fermento intorno a Palazzo Chigi, i commenti dei passanti in strada… “C’è Starbucks”. Sì, a oltre 50 anni dall’inizio dell’avventura di Shultz a Seattle, la sirena verde del caffè è approdata anche nella Città Eterna. Con un locale elegante, sviluppato su due piani, dal design caldo, accogliente, giocato sui toni del crema, arancio, tortora, colori tenui che si ripetono nel locale mescolati al legno e il marmo del pavimento. Un ambiente che ben si armonizza con la struttura che lo ospita, che si apre al piano terra con il bancone dei dolci (i classici di Starbucks come il muffin ai mirtilli, il banana bread, le donuts glassate) e le proposte salate (bagel e panini dalle varie farciture), oltre a offerte pensate su misura per la clientela italiana, come la grande scelta di lieviti per il mattino. E poi la star del locale: il caffè. Declinato, naturalmente, in tutte le sue sfumature: espresso, pour over, French press e anche frappuccini, caramel macchiato, le bevande dell’estate (spoiler: sarà una stagione in rosa con i Refresha Dragon Coconut e Mango Dragonfruit). Oltre all’Oleato, ultima trovata di Starbucks che unisce bevanda all’avena, caffè e olio extravergine d’oliva, sia in versione calda che fredda.

Com’è il primo Starbucks di Roma

Dal lato bar si passa alla prima sala degustazione con marmi di travertino e tufo (elementi tipicamente romani), prima di salire al piano superiore articolato in due stanze luminose dove mangiare o sorseggiare una tazzina: un percorso obbligato, questo di Starbucks Montecitorio, che guida il cliente nell’esperienza tipica della caffetteria, tra chiacchiere e tranquillità di fronte a una tazza fumante (o un iced coffee, a seconda delle temperature). Tanti tavolini di varie dimensioni dove fermarsi da soli a lavorare, leggere o passare del tempo in compagnia, in pieno stile Starbucks. L’esperienza prima di tutto, insegna il colosso di Shultz. Ma senza togliere l’attenzione al prodotto: espresso, nitro, cold brew, americano, flat white, bevande da scoprire in caffetteria, magari durante i coffee tasting del mercoledì, degustazioni organizzate dai baristi che faranno scoprire agli ospiti i diversi metodi di estrazione alternativi all’espresso, moka compresa (magari con il Pike Place, miscela disponibile anche per la vendita, omaggio al primo punto vendita aperto a Pike Place Market nel 1971). Il servizio è ciò che fa la differenza, grazie alla formazione mirata che ogni dipendente di Starbucks riceve prima di essere arruolato un team che cresce sempre di più: a Roma sono 35 i dipendenti, ma dall’arrivo dell’azienda in Italia sono stati creati circa 450 posti di lavoro e se ne prevedono molti di più, considerando che entro la fine dell’anno i punti vendita in Italia saranno 36 in tutto (questo di Montecitorio è il numero 25).

Una nuova avventura, per niente banale, quella del gruppo Percassi. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Catrambone, General Manager Starbucks Italia.

Finalmente a Roma. Panorama non facilissimo dal punto di vista della qualità del caffè

Vero. La riuscita di Starbucks in Italia, che è considerata la patria del caffè, in generale non era scontata. L’intento dell’azienda, però, non è quello di insegnare agli italiani a preparare l’espresso, ma portare la propria esperienza. Ricordiamo, poi, che l’ispirazione per l’impresa a Shultz è venuta proprio in Italia.

Però un brand come quello di Starbucks potrebbe stimolare anche i colleghi vicini a migliorare.

Sicuramente. Starbucks di solito fa venir voglia a tutti i bar dei pareggi di alzare un po’ l’asticella della qualità.

Cosa può offrire Starbucks ai romani, oltre all’esperienza generale?

Un po’ più di conoscenza del mondo del caffè. Puntiamo molto sui coffee tasting del mercoledì, perché sono un’occasione utile per capire che c’è altro oltre all’espresso. Metodi di estrazione, bevande alternative buone… deve attecchire il concetto che, proprio come per il vino, non esiste il caffè, ma una serie infinita di scelte.

Perché non avete pensato a un Reserve Roastery anche qui a Roma?

Siamo già molto fortunati ad avere quello di Milano! I Reserve Roastery sono pochissimi al mondo, Milano è l’unica sede in tutta Europa: è stato un regalo di Shultz all’Italia.

Ci sarà un’offerta personalizzata solo per Roma?

Non per il momento. Rispetto agli altri Starbucks europei, quelli italiani sono già diversi, pensati per lo stile del Paese. L’offerta dei croissant, per esempio, è molto più ampia che in qualunque altro posto.

I fornitori sono locali?

Alcuni sì. Tutti i fornitori di Starbucks in generale devono rispettare una serie di norme molto rigide, è una filiera delicata e difficile da mantenere, a cui teniamo molto. Certamente, laddove possibile, ci sono anche produttori della zona.

Che macchina espresso avete scelto per la caffetteria?

La stessa degli altri punti vendita italiani, la VA388 Black Eagle Gravitech, la Ferrari delle macchine espresso.

E l’espresso di Starbucks vende in Italia?

È il nostro bestseller. Molti entrano da Starbucks credendo di trovare solo il caffè americano, rimangono stupiti di trovare anche l’espresso. Non piace sempre al primo assaggio, il gusto è diverso da quello a cui è abituato il palato italiano, ma dopo un po’ si convincono quasi tutti.

Un bel traguardo, considerando i vari pregiudizi che ci sono verso Starbucks in Italia.

La considero la nostra vittoria più grande.

Altri punti vendita in arrivo?

Per ora posso garantire che apriremo a Genova il 13 maggio, ed entro fine mese altri due punti alla Stazione Termini, uno alla Terrazza e uno lungo il corridoio che porta alla metropolitana.

Ma il consumatore italiano è pronto a pagare l’espresso per quello che vale?

Secondo me sì. Il nostro espresso costa €1,40: un buon prodotto servito in un bell’ambiente non può scendere di prezzo e i consumatori lo sanno.

In Italia, però, non è così scontato.

Devo dire che non abbiamo avuto particolari lamentele. E posso assicurare che la maggior parte dei clienti torna sempre.

All’estero le bevande vegetali stanno gradualmente sostituendo il latte vaccino. Accadrà anche qui?

Offriamo qualsiasi tipo di bevanda vegetale, però è ancora presto per proporla come opzione di base. Il latte di partenza è quello parzialmente scremato, poi naturalmente siamo attrezzati per tutto: confermo però la tendenza, la bevanda all’avena in particolare è sempre più richiesta. Un mondo interessante in pieno fermento.

Le tazze usa e getta sono un po’ un simbolo di Starbucks. Diventeranno più sostenibili?

Per chi consuma dentro diamo quelle in ceramica, poi ci sono quelle riutilizzabili in vendita. Per le monouso, comunque, ci stiamo lavorando. I progetti di Starbucks sul fronte sostenibilità sono moltissimi: arriveremo anche a questo, è una promessa.

 

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