In un Paese dove quasi una Dop su tre s’affaccia sul mare, gli arrivi turistici rappresentano un'importante leva di mercato. E non è un caso se le produzioni costiere sono anche quelle più esportate.
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Sono bianchi, anche se stanno sotto il sole. Sono freschi, nonostante le alte temperature. Sono per lo più autoctoni, sebbene molto apprezzati dai turisti stranieri. E sono in crescita, tanto che oggi rappresentano una quota del 20% (3,7 milioni di ettolitri) della produzione media nazionale (19,5 milioni di ettolitri). Parliamo dei cosiddetti “vini marittimi”: non pochi in Italia, dove 7500 km di costa disegnano praticamente i confini di quasi tutta la Penisola. In particolare, però, ci muoviamo dentro al perimetro dei vini Dop, il cui disciplinare prevede aree di coltivazione in comuni marittimi (escluso il Prosecco), ovvero il 31% delle 408 Dop italiane. In pratica, quasi una Dop su tre si affaccia sul mare.

Geografia dei vini marittimi

La loro concentrazione si ha per lo più la costa adriatica, in otto regioni (dove la produzione marittima riguarda il 75% del totale): Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, a cui si aggiungono Liguria, Calabria e le due isole maggiori: Sicilia e Sardegna. L’Emilia Romagna, invece, produce vini marittimi sotto il 20%, mentre le altre regioni con sbocco sul mare (Campania, Lazio, Toscana, Veneto e Friuli Venezia Giulia) restano sotto i 10%.

Dal convegno ‘Vino da mare’, organizzato dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), viene fuori che, negli ultimi sette anni, il trend produttivo di questa categoria di vino si è incrementato del 45%, a fronte di un +13% degli altri vini. Cresce a ritmi simili solo il Prosecco, che da solo ha fatto +30%.

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Vini marittimi: le caratteristiche

“Tra le peculiarità dei cosiddetti vini marittimi, senza dubbio la principale è la salinità, insieme a tutte quelle sensazioni legate alla macchia mediterranea” spiega Umberto Trombelli, enologo e consulente. Rispetto ad altre produzioni internazionali, magari non potranno competere sul piano dell’acidità, ma hanno dalla loro la sapidità, che li rende unici e riconoscibili in tutto il mondo. “In Italia, le prime denominazioni (anche in termini di ampiezza) che mi vengono in mente e che rientrano nella categoria sono Vermentino, Verdicchio e i vari bianchi siciliani. Parliamo, quindi, non solo di vini beverini, ma che stanno dimostrando grandi capacità di invecchiamento”. Se guardiamo oltre i confini nazionali, la maggiore concorrenza marittima, viene invece dal Cile, dal Sud Africa, ma anche da zone, fino ad ora sottovalutate, come ad esempio la Tasmania.

 

vini marittimi produzione e trend di produzione

Turismo ed export nei vini marittimi

Indubbiamente la prima leva di consumo, per i vini marittimi, è il turismo. Vediamo, quindi, come anch’esso si sia evoluto negli anni per zone di arrivo. Secondo l’analisi Nomisma Wine Monitor, la variazione di arrivi tra il 2009 e il 2017, è più alta proprio per le località marine, dove il tasso di crescita è stato del 30%, preceduto solo da quello delle città di interesse storico e artistico (+32%). Se, però, si guarda solo al turismo straniero, allora le località marine hanno la meglio in assoluto: +60% in otto anni, seguite dalle località montane (+44%) e centri artistici (+40%).

Ma quanto questo si può trasformare in indotto per il settore vitivinicolo? “Per dare una risposta” spiega il responsabile di Wine Monitor Denis Pantinibisogna guardare alle esportazioni dei vini in questione. Il turista che arriva in un territorio, infatti, andrà alla scoperta della cultura enogastronomica di quel luogo, ne conoscerà i vini e sarà più propenso ad acquistarne anche nel momento in cui tornerà a casa. E questo, rappresenta un vantaggio soprattutto per le denominazioni più piccole, che altrimenti non arriverebbero sui mercati stranieri”.

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In questa prospettiva, non sembrerà quindi un caso che i maggiori incrementi delle esportazioni italiane riguardino proprio le aree marittime. Come illustra Pantini: “tra le sette regioni italiane cresciute nell’export di oltre il 90% nell’ultimo decennio, ben quattro – Marche, Sicilia, Puglia e Abruzzo – presentano una forte incidenza di quelli che abbiamo definito vigneti marittimi”. Il risultato non cambia, se si analizzano le esportazioni per tipologia: “L’export di vini bianchi fermi (la categoria a cui appartengono i vini marittimi; ndr) sta crescendo più velocemente di quello dei rossi: +47% vs +35%, nel periodo 2010-2018. Con i bianchi che sfiorano 1,3 miliardi di euro”. Dati che confermano come i vigneti con finestre sul mare siano quelli che registrano le migliori performance: dalla produzione alle esportazioni.

grafico con export regionale di vini marittimi e non

Turismo balneare e turismo vitivinicolo: il connubio perfetto

Con i suoi 7.500 km di costa, l’Italia da sempre è leader europeo e mondiale nel turismo balneare, grazie ad un’offerta che riesce a soddisfare praticamente tutti i target di viaggiatori nazionali e internazionali. “Il bacino di questi flussi rappresenta da anni un’importante opportunità per le cantine di tutta la Penisola, in particolar modo per quelle geograficamente più vicine alla costa” spiega Nicola D’Auria, presidente nazionale Movimento Turismo del Vino “che in questi anni hanno sviluppato collaborazioni virtuose volte, da un lato alla commercializzazione dei vini sul territorio, e dall’altro alla proposta di tour in cantina, che permettono ai turisti di visitare i luoghi dove viene prodotto il vino che hanno degustato in spiaggia. Il beneficio è indubbio. E riguarda anche il piano delle esportazioni: per le cantine, molte relazioni commerciali, nascono proprio con quegli stessi turisti stranieri in visita in azienda”.

Il Bianchello del Meaturo, la piccola Doc del mare

Emblematico, nell’analisi dei vini marittimi, appare il caso del Bianchello del Metauro, la Doc marchigiana che proprio quest’anno festeggia i suoi primi 50 anni. Emblematico perché rappresenta una piccola denominazione all’interno del grande universo Imt, con 21 vinificatori, 200 ettari di superficie coltivata e una produzione che non supera un milione di bottiglie. Ed è, quindi, una Doc molto legata al territorio e di conseguenza al turismo della costa che va da Rimini a Senigallia: la maggior parte delle cantine vende localmente oltre il 70% della produzione, mentre la quota export (seppur ancora modesta), è strettamente legata agli arrivi turistici.

Il Bianchello del Meaturo: il vino marittimo che si esporta in Germania

“Ci troviamo nella provincia di Pesaro, in uno dei maggiori luoghi del turismo balneare” spiega il direttore Imt Alberto Mazzoni “e grazie anche a questa posizione, il Bianchello è una delle denominazioni che, in questi anni, è riuscita a reggere meglio di altre. Si tenga presente che, per chi arriva nelle località di mare, sapere di avere alle spalle un territorio vitivinicolo diventa uno stimolo in più a conoscere il territorio, visitare le cantine, parlare con il produttore e, quindi, acquistare il vino. Il rapporto è presto fatto: la maggior parte di turisti della zona viene dalla Germania e, infatti, la principale quota export del Bianchello riguarda proprio il mercato tedesco”. Infatti, se per l’intera regione la Germania è un mercato tra i tanti, per la provincia di Pesaro, al contrario, rappresenta la prima piazza di destinazione con una percentuale del 18,5% (contro l’8,8% regionale). La conferma viene anche dai produttori.

“La crescita del prodotto è proporzionale all’apprezzamento locale e all’arrivo dei turisti” spiega a Luca Guerrieri (azienda agraria Guerrieri) “olandesi, tedeschi e belgi sono il nostro target di riferimento e l’estate rappresenta la stagione principale, in cui registriamo un 30-40% in più delle vendite. Negli ultimi dieci anni, poi, una grande mano ci è venuta dai ristoranti che hanno iniziato a valorizzare e proporre il Bianchello, mentre noi produttori, dal canto nostro, ci siamo attrezzati per fare accoglienza in cantina”. E sebbene adesso molte aziende stiano cercando anche l’aggancio oltreconfine (con buoni riscontri in mercati come il Giappone), a oggi i tre mesi estivi rappresentano ancora la chiave di volta di tutto l’anno, soprattutto per i produttori più piccoli, che difficilmente punterebbero, altrimenti, ai mercati esteri. “L’arrivo dei turisti rappresenta senz’altro un ritorno importante per l’economia del Bianchello” racconta Carla Fiorini (azienda agraria Fiorini) “quest’anno eravamo un po’ preoccupati perché, a causa delle piogge di maggio, la stagione stentava a partire. Ma adesso le ville nelle colline sopra la costa hanno iniziato a riempirsi dei tanti turisti nordeuropei che amano il nostro territorio. E noi siamo pronti ad accoglierli in cantina”.

Articolo uscito sul numero di Tre Bicchieri uscito il 13 giugno.
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a cura di Loredana Sottile