Una Doc che include molte tipologie diverse, quella del vino Orvieto, e che potrebbe arricchirsi anche della versione spumante. Le novità dalla manifestazione Benvenuto Orvieto diVino 2019
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L’Orvieto nella versione spumante “metodo Martinotti” è stata la novità di questa prima manifestazione che ha riportato l’attenzione su uno dei territori più vocati al vino bianco del centro Italia. Presentato con una cerimonia svolta sul fondo – a 54 metri di profondità – del Pozzo di San Patrizio, monumento simbolo della città insieme al Duomo, è il frutto di un lavoro di ricerca e sperimentazione che ha visto impegnate numerose aziende orvietane e la consulenza di Mattia Vezzola. “Benvenuto Orvieto diVino è il modo con cui il Consorzio di Tutela del Vino di Orvieto ha deciso di onorare l’Orvieto in tutte le sue declinazioni” ha dichiarato il presidente del Consorzio, Vincenzo CecciÈ questo l’inizio di un nuovo percorso e di nuovi obiettivi per il rilancio della denominazione e del suo territorio, attraverso una serie di manifestazioni e di eventi di alto spessore culturale, mettendo sempre in primo piano il vino”.

interno del pozzo di san patrizio per la presentazione dell'orvieto spumante
interno del Pozzo di San Patrizio per la presentazione dell’Orvieto spumante

Orvieto: i vigneti e il vino

L’area vitivinicola di Orvieto inizia a nord, nei pressi di Fabro, al confine con la Toscana, poi si apre su tutta la parte occidentale della provincia di Terni, fino a raggiungere la Val Tiberina, sconfinando nel Lazio, in provincia di Viterbo, per qualche chilometro. L’Orvieto è uno dei vini bianchi italiani più conosciuti nel mondo e rappresenta da solo circa tre quarti della produzione di vino Doc dell’Umbria.

interno del Pozzo di San Patrizio per la presentazione dell'Orvieto spumante
interno del Pozzo di San Patrizio per la presentazione dell’Orvieto spumante

La storia del vino di Orvieto

Per molti decenni, quando i bianchi di riferimento erano il Soave, il Frascati e appunto l’Orvieto, è stato il solitario rappresentante del vino umbro in Italia e all’estero. Per molti decenni la zona è stata un serbatoio da cui tutte le principali aziende toscane hanno spillato per ovviare alla mancanza di un bianco da offrire ai propri clienti. Però a differenza di altri vini che nel corso dei vari passaggi solitamente perdono l’identità, l’Orvieto ha sempre mantenuto il suo nome e la sua origine perché per molti generazioni di italiani e non solo, era – ed è tuttora – un marchio territoriale sinonimo di bianco pregiato. Basti pensare che a dimostrazione della spiccata vocazione viticola di questo territorio, il Ministero dell’agricoltura già nel 1931 aveva affidato al prof. Giorgio Garavini l’incarico di circoscrivere la zona di produzione del “Vino Tipico di Orvieto” zona che ancora oggi delimita la Doc. Nel 1960 il vino imbottigliato era già pari a 2,5 milioni di pezzi grazie all’azione di molte aziende, tra cui la centenaria Bigi (1880), che già nel 1972 vinificava a temperatura controllata e imbottigliava sterile.

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La formella di Orvieto di Vino 2019

L’Orvieto oggi

È una storia fatta di alti e bassi, in cui tanti imbottigliatori fuori zona hanno esercitato un ruolo importante. Il cambiamento è dovuto soprattutto alle aziende locali, diventate le vere protagoniste dello sviluppo: privati e cantine sociali hanno da tempo lanciato un’offensiva per riappropriarsi definitivamente dell’Orvieto in un lungo processo di riposizionamento ancora in corso.

Oggi è un vino bianco di carattere molto diverso da quei modelli che andavano per la maggiore negli anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo. Anzi il rinnovamento è nato proprio durante quel periodo che ha visto l’introduzione della tipologia Superiore, un primo timido abbassamento delle rese produttive oggi più consistente, una generale attenzione alla tecnica enologica che ha permesso di esaltare con sempre maggiore sicurezza l’Orvieto come vino gradevole, profumato, saporito e strutturato dal prezzo solitamente abbordabile.

La Doc Orvieto

I vini Orvieto DOC possono essere prodotti in tipologie secco, abboccato, amabile, dolce, superiore, vendemmia tardiva e muffa nobile. Si tratta di una Denominazione interregionale, poiché si estende su aree appartenenti sia all’Umbria che al Lazio. La zona di produzione abbraccia infatti i comuni di: Orvieto, Allerona, Alviano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Ficulle, Guardea, Montecchio, Fabro, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Porano in provincia di Terni; Castiglione in Teverina, Civitella D’Agliano, Graffignano, Lubriano, Bagnoregio in provincia di Viterbo. Attualmente predomina la versione secca, ma continua la tradizione della produzione di Orvieto dolci; alcuni produttori della zona classica ne elaborano eccellenti versioni da uve sovramature attaccate dalla muffa nobile, la botrytis cinerea, che gli conferisce caratteri unici di concentrazione ed eleganza.

L’Orvieto spumantizzato

“La prima esperienza con lo spumante possiamo ritenerla un successo” ha spiegato Riccardo Cotarella, presidente del Comitato scientifico ed orvietano di adozione “ed è uno stimolo per avere la possibilità di inserirlo a breve nel disciplinare (il disciplinare dell’Orvieto attualmente non prevede la tipologia spumante. Ndr). Altrettanto stiamo lavorando sulla sperimentazione dei quattro territori: calcareo, tufaceo, vulcanico e sabbioso. In particolare modo sulla performance del vitigno più importante che è il clone T34 del Procanico. Un programma ambizioso, ma sicuramente realizzabile per il bene e il futuro dell’Orvieto che vede nella comunicazione e nei grandi eventi il culmine del progetto di promozione. Non resta che darci tutti appuntamento al prossimo anno, a Benvenuto Orvieto diVino 2020”.

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a cura di Andrea Gabbrielli