Come i vincitori delle precedenti edizioni, anche Massimo Bottura accede alla Hall of Fame che esordirà a giugno 2019, in occasione della prossima 50 Best. I ristoranti già arrivati in vetta non potranno più partecipare alla competizione. Largo ai giovani?
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Una nuova era per la World’s 50 Best

Nella più classica delle tradizioni delle grandi competizioni internazionali, da quest’anno anche la classifica che premia i migliori ristoranti nel mondo avrà la sua Hall of Fame. Quindi non più solo la lista delle 50 insegne che meritano i riflettori della World’s 50 Best Restaurants a insindacabile giudizio dell’Academy riunita da William Drew (d’ora in avanti, ed è un’altra novità del 2019, all’insegna della parità di genere, con un numero di giurate donne pari a quello degli uomini). Ma pure una Best of the Best illuminata dal lustro dei vincitori delle precedenti edizioni – 7 finora le insegne premiate – e destinata ad accogliere i futuri campioni. Una decisione che arriva dopo diciassette edizioni (la classifica ha esordito nel 2002, in testa allora c’era Elbulli di Ferran Adrià) con l’obiettivo di vivacizzare la gara e sembra mettere d’accordo tutti: chi con l’opportunità di accedere all’Olimpo della ristorazione mondiale senza più doversi contendere la medaglia d’oro festeggia un attestato di stima “senza ritorno”, chi d’altro canto potrà scalare posizioni e ambire alla vetta sollevato dalla sfida con i soliti noti, spesso in cima lista per più edizioni (consecutive e non).

 

Nasce la Best of the Best. Massimo Bottura e gli altri

Dunque, e l’Italia della ristorazione lo sa bene, anche il campione in carica Massimo Bottura accede alla Hall of Fame, in buona compagnia dei fratelli Roca, di Daniel Humm, Heston Blumenthal, Thomas Keller (mentre diversa è la sorte di René Redzepi, assente nel 2018 per il trasferimento del Noma: proprio perché il trasloco ha segnato l’inizio di una nuova esperienza, il Noma 2.0 potrà ancora competere per un posto nella 50 Best, a questo punto – aggiungiamo noi – con buone probabilità di vittoria nell’edizione 2019). Nessuno di loro potrà (dovrà) più competere per entrare in lista, guadagnando però l’ingresso nell’ambito vademecum delle destinazioni gourmet che valgono il viaggio per meriti conquistati sul campo. E ciascuno di loro continuerà a farsi portavoce dei valori dell’alta cucina in occasione dei 50 Best Talks, gli incontri che da qualche anno il gruppo organizza a uso e consumo di addetti ai lavori e pubblico amatoriale curioso di scoprire le dinamiche della ristorazione gourmet.

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I valori di una comunità internazionale

Favorevoli si dichiarano i protagonisti – di fatto i più celebri rappresentanti dell’alta ristorazione internazionale negli ultimi 20 anni – investiti di un ruolo di rappresentanza che non li trova impreparati: “Vogliamo tutti continuare a far parte della 50 Best Community per gli anni a venire,  presentando premi, parlando a conferenze e facendo da mentori alle prossime generazioni. Il meglio che abbiamo avuto finora è la possibilità di stringere relazioni con i colleghi e promuovere insieme il lavoro che facciamo”, dichiarano i fratelli Roca facendosi carico della “missione”. Come loro anche la coppia d’oro dell’Eleven Madison Park  di New York – rinnovato di recente sì, ma non andando incontro alla stessa rivoluzione dietro alla rinascita del Noma – si dice felice di condividere con i colleghi della Best of the Best questa responsabilità, esprimendo gratitudine per quanto accaduto sin qui: “Questa lista ci ha aiutato a creare comunità, dandoci l’opportunità di incontrarci, di sviluppare sincere amicizie con persone con idee simili provenienti da tutto il mondo. Così i mestieri della cucina e dell’ospitalità si sono evoluti”. E Massimo Bottura ribadisce il messaggio: “La 50 Best è condivisione, così che quando cadi sarà meno dura, e quando vinci festeggerai doppiamente. Ecco perché questa è una comunità straordinaria”.

In attesa della cerimonia che a giugno 2019 sancirà sul palco di Singapore la novità, resta da capire se l’organizzazione sceglierà di adottare lo stesso criterio anche per le classifiche continentali (Asia e America Latina). E soprattutto se la decisione favorirà realmente il ricambio, mentre qualche detrattore già avanza l’ipotesi che il cambio in corsa sia una risposta all’imminente esordio di una nuova classifica della ristorazione internazionale, i World Restaurants Awards ideati da Joe Warwick. Insomma, un modo per tenere alta l’attenzione con qualche colpo di scena. Di sicuro i primi a beneficiarne, oltre a René Redzepi, saranno proprio gli attuali detentori delle prime posizioni nelle rispettive top 50 continentali. E chissà che nell’immediato si apra spazio anche per Mauro Colagreco, costantemente in ascesa e arrivato al terzo piazzamento nel 2018.

 

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a cura di Livia Montagnoli