La Global Sumud Flotilla è pronta a salpare tra pochi giorni per un’impresa umanitaria senza precedenti: portare cibo e medicinali alla popolazione della Striscia di Gaza e sfidare il rigido blocco navale imposto da Israele. Decine di imbarcazioni provenienti da 44 paesi – tra cui l’Italia – partiranno dai porti del Mediterraneo per cercare di rompere l’assedio e consegnare cibo e medicine ai civili stremati dal conflitto. La partenza principale avverrà il 31 agosto dal Moll de la Fusta di Barcellona, con una seconda ondata il 4 settembre dal porto di Tunisi. Mentre le imbarcazioni nostrane partiranno sempre domenica da Genova, dove sono già state raccolte oltre 45 tonnellate di generi alimentari e beni di prima necessità. L’obiettivo è far incontrare tutte le imbarcazioni nel Mediterraneo orientale, tentando di evitare l’intercettazione della marina israeliana con il maggior numero possibile di navi. Se la missione dovesse riuscire, si creerebbe un corridoio umanitario via mare per portare aiuti diretti alla popolazione e fermare la carestia.
L’operazione vede coinvolta una coalizione internazionale di volontari, medici, attivisti e professionisti, uniti dalla voglia di portare aiuti umanitari e dalla volontà di denunciare il blocco israeliano che da anni soffoca Gaza e le sue acque. La parola “Sumud” significa “resistenza” in arabo, un nome che racchiude lo spirito di questa iniziativa non violenta che vuole rompere un isolamento che dura da troppo tempo. Da più di dieci anni Israele controlla rigidamente l’accesso via mare alla zona, ma dall’inizio del conflitto ha inasprito i controlli vietando a tutte le navi non autorizzate di avvicinarsi alla costa. L’ennesima frontiera chiusa per la popolazione di Gaza, stretta tra bombardamenti, blocchi e limitazioni alla pesca.
L’iniziativa ricalca una lunga tradizione di missioni per rompere il blocco, noti collettivamente come Freedom Flotilla. Tentativi che in passato hanno spesso creato episodi di forte tensione e violenza, come l’episodio della Mavi Marmara nel 2010, quando nove attivisti furono uccisi durante un abbordaggio israeliano in acque internazionali. A distanza di anni, più azioni sono state fermate, da ultimo quella della Madleen a inizio estate con a bordo anche l’attivista Greta Thunberg, nuovamente coinvolta nella Global Sumud Flotilla. Nonostante gli ostacoli e i rischi, gli organizzatori confidano questa volta che il gran numero di partecipanti renda più difficile un intervento unilaterale di Israele grazie a equipaggi diversificati per nazionalità e passaporti.
La forza di questa flotta è anche nella sua dimensione internazionale, presentandosi come un vero e proprio movimento globale di solidarietà per mettere fine al massacro in corso definito dagli organizzatori come un “genocidio” in escalation da oltre 22 mesi. Un intento che unisce attivisti e personalità di spicco del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Susan Sarandon, Liam Cunningham, Greta Thunberg e in Italia il fumettista Zerocalcare, fianco a fianco con organizzazioni come Music for Peace e il Coordinamento Autonomo Lavoratori Portuali di Genova. È stato infatti il capoluogo ligure a registrare un’impressionante risposta civica, con la raccolta di oltre 80 tonnellate di alimenti in quattro giorni.
La missione, al momento, è tutta in salita. Tel Aviv mantiene un controllo rigido sulle acque di Gaza e ha chiarito che nessuna nave non autorizzata potrà avvicinarsi alla costa. Un aspetto che rende molto difficile raggiungere l’obiettivo di rompere l’assedio, anche se il gran numero di imbarcazioni coinvolte potrebbe complicare le operazioni israeliane, rendendo impossibile fermare contemporaneamente tutte le navi e dando forza a un simbolo di resistenza pacifica e solidarietà internazionale. In passato, tutti i tentativi di sfidare il blocco sono sempre stati accolti con forza militare e difficoltà diplomatiche, spesso con esiti drammatici.
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