In collaborazione con Mas dei Chini
«La nostra mission? Produrre spumanti dritti, puliti, verticali come verticali sono le nostre cime dolomitiche». A parlare è Alfio Garzetti, responsabile di Mas dei Chini, una realtà agricola e vitivinicola che si estende per 30 ettari su tre distinti areali tutti situati sulle pendici delle montagne trentine dove il clima mite e fresco, unito a terreni ricchi e ghiaiosi (la formazione geologica prevalente è la dolomia), danno origine a uve pregiate. Caratteristiche pedoclimatiche che risultano ideali soprattutto per la produzione di spumanti metodo classico da uve chardonnay e pinot nero. Un progetto che oggi può vantare oltre 200 mila bottiglie all’anno, tutte da uve proprie: Mas dei Chini è un nome sempre più riconosciuto nel panorama del vino trentino, con una prospettiva che viene dalla tradizione e i piedi ben piantati tra i filari.

Il cuore della produzione aziendale è, ovviamente, lo spumante metodo classico Trento doc, espressione diretta della terra che lo produce, il Trentino, di cui racchiude il clima, le altitudini e l’essenza. Dalle vette più elevate con clima alpino a quello mediterraneo dei pendii più dolci mitigati dall’Ora del Garda, al clima continentale di fondo valle: ogni calice di Trento doc porta con sé unicità e carattere del luogo di origine.
Con ben 150 mila bottiglie di metodo classico sotto la denominazione Trento doc, Mas dei Chini è una realtà tra le più rappresentative di questo territorio montano, capace di raggiungere risultati di qualità significativi «grazie alla quasi maniacale ricerca della finezza e dell’eleganza, caratteristiche che sempre devono contraddistinguere gli spumanti metodo classico di montagna», assicura Garzetti.

Proprio nel rispetto del territorio, la cantina sviluppa una prassi enologica essenziale e pulita: affinamento delle basi unicamente in acciaio, no malolattica, dosaggi limitati o addirittura assenti. È questo il primo ingrediente fondamentale della ricetta di famiglia. In tutto, le referenze di Trento doc di Mas dei Chini sono quattro: non a caso, un brut dosato a 6,5 grammi per litro, un nature, due extra brut, proprio per esprimere l’essenza più pura delle bollicine trentine.
L’altro ingrediente fondamentale per raggiungere un alto livello qualitativo è il tempo. «Inkino Brut, il nostro prodotto cosiddetto entry level, affina sui lieviti per almeno 36 mesi. Per il disciplinare del Trento doc sarebbe già da considerare una “riserva”», esemplifica Garzetti. «Riteniamo infatti che le ottimali caratteristiche pedoclimatiche del nostro territorio – tra le più importanti: escursioni termiche e terreni ricchi di elementi minerali – risultino complementari ad affinamenti medio-lunghi per raggiungere un importante equilibrio organolettico dei vini. Insomma – conclude Garzetti – sboccare un Trento doc prima di 30 mesi per noi risulta “enologicamente inappropriato”».

La storia della cantina Mas dei Chini è la storia di una famiglia, i Chini, e del loro percorso cominciato più di un secolo fa dalla Val di Non in Trentino. Contadini prima e agricoltori dopo, i Chini si sono sempre contraddistinti per lungimiranza e spirito di iniziativa. Chi per primo è riuscito a creare un’identità riconoscibile a rappresentativa è Graziano Chini, fondatore e guida dell’azienda come la conosciamo oggi. Molto legato al concetto di famiglia, Graziano Chini ha dedicato alcuni dei suoi vini fermi – un quarto della produzione complessiva con 50 mila bottiglie – ad alcune figure familiari di riferimento. Theodor, realizzato con le uve manzoni bianco, è dedicato al figlio Teodoro. Vida Rubina, un assemblaggio di uve teroldego e cabernet sauvignon, è dedicato alla figlia Rubina. Gloriano, un teroldego in purezza, è dedicato al nonno paterno, con il quale esisteva un legame profondo. «Anche nel caso dei vini fermi – sottolinea Garzetti – la filosofia aziendale è la stessa: eleganza e freschezza. Senza rinunciare, nel caso dei vini rossi, al corpo e alla complessità».

Per finire, la cantina può contare anche su una struttura agroturistica situata nel comune di Trento alle pendici del Monte Argentario (già importante distretto minerario) che sovrasta la città sul versante orientale. Si tratta appunto di un “maso” ottocentesco, a 295 metri di altezza, circondato da circa 10 ettari vitati, che, opportunamente restaurato, ospita oggi un’incantevole struttura ricettiva costituita da nove stanze, per un soggiorno all’insegna della tranquillità e delle escursioni nella natura.
Inoltre, nel ristorante della struttura “La Vigneria” gli ospiti possono compiere un viaggio enogastronomico fra piatti genuini abbinati a vini d’eccellenza. Garzetti conclude: «Oggi il vino non si vende più solo attraverso i canali tradizionali. Le persone vogliono esperienze: dormire in vigna, visitare la cantina, fare trekking tra i filari. Noi possiamo offrire tutto questo».
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