Storie

L'avventurosa storia dei Bicciolani di Vercelli che danno il nome a una maschera di Carnevale

A Vercelli la maschera di Carnevale è il Bicciolano, leggendario capopopolo. Ma Bicciolano è anche il biscotto speziato tipico della città. Quando è cominciata la storia?

  • 11 Febbraio, 2026
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È nata prima la maschera o il biscotto? Bella questione.  A Vercelli la maschera di Carnevale è il Bicciolano, personaggio quasi leggendario, al secolo Carlin Belletti detto il Bicciolano, che tra fine ‘700 e inizio ‘800, ai tempi del dominio francese, fu a capo di una protesta contro i nobili e le tasse, al grido di “Liberté, fraternité, égalité… lur an carosa e nui a pé” (loro in carrozza e noi a piedi).

Finì imprigionato nel castello di Ivrea, poi una volta tornato libero a Vercelli fu accolto come un eroe e diventò un mito. Nascono in quell’epoca spettacoli di burattini con un personaggio sempre pronto a lottare per il popolo e ribellarsi ai potenti: il Bicciolano. E va da sé quel personaggio diventa la maschera vercellese per definizione, sempre dalla parte dei più deboli. Più che una maschera è un carattere: prontezza, cuore, furbizia, da vero popolano. Cappello a tricorno, gilet verde, parrucca e codino, a metà Ottocento, il vercellese che lo impersona, Carlo Petoletti, dà vita a una raccolta fondi a favore dei soldati feriti nella sconfitta di Novara della Guerra d’indipendenza, e anche oggi il Bicciolano e la sua consorte, la Bela Majin, promuovono a Carnevale iniziative sociali e benefiche.

I bicciolani di Follis

Il biscotto vercellese per definizione

Curiosamente, bicciolano è anche il nome del biscotto vercellese per definizione, speziato a ricordare il carattere del personaggio, e da gustare a Carnevale con la torta che celebra la consorte, la Bela Majin. Ma quando è nato? Le date rimandano proprio alle vicende del capopopolo-maschera: il biscotto chiamato bicciolano nasce a inizio ‘800, esattamente nel 1803,  per mano del pasticcere Carlo Provinciale, che inventa questi frollini caratterizzati da un mix segreto di spezie orientali – cannella, chiodi di garofano, noce moscata, pepe e coriandolo – che conferisce loro un aroma inconfondibile.

Oggi è un PAT, Prodotto Agroalimentare Tradizionale, mentre a suo tempo fu riconosciuto ufficialmente dalla Regina Margherita di Savoia “Patrimonio unico e irrinunciabile della tradizione cultural gastronomica piemontese”. Vero è che biscotti con un nome simile sono segnalati soprattutto in Emilia e in area lombarda fin dal Seicento, ma il biscotto di Vercelli rimane un caso a parte. Qualcosa di simile – però gli ingredienti sono sconosciuti – è registrato alla Confraternita di Sant’Anna nel 1753, un’altra versione li vuole introdotti dagli Austriaci nel 1848. Ma la produzione di bicciolani come li conosciamo oggi rimanda alla ricetta di Carlo Provinciale. Il nome richiama direttamente la maschera storica vercellese, il Bicciolano – simbolo di arguzia e generosità -, che anima il Carnevale. Quindi prima l’eroe leggendario, poi il biscotto. La ricetta originale è tutelata e tramandata dai maestri pasticceri vercellesi, che ne preservano la tradizione artigianale.

Pasticceria Taverna & Tarnuzzer

Indirizzi di referenza in città per i bicciolani sono la Pasticceria Follis, in corso Libertà, fondata da Vittorio Follis nel 1904, e la pasticceria Taverna & Tarnuzzer , sotto i portici di piazza Cavour, aperta nel febbraio del 1889 da due svizzeri del Cantone dei Grigioni, Cristiano Taverna e Nicola Tarnuzzer, pasticcieri, confettieri e liquoristi. Il locale, “Fornitore della Real Casa”, è rimasto come allora, caratterizzato da legni e specchi d’epoca. Ma ogni pasticceria ha la sua ricetta segreta, come il biscottificio artigianale Il Mattarello di corso Mario Abbiate, in cui lavorano anche persone fragili e in difficoltà. Per il bicciolano fare del bene è la regola.

 

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