Oltre 30 miliardi di dollari di investimenti nell’anno della pandemia, che forse ha contribuito ad accelerare il processo di crescita di alcune realtà legate all’innovazione agroalimentare. L’Italia, però, ancora arranca.
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Investimenti record per l’agrifood tech

In senso assoluto, i 26 miliardi di dollari investiti nel settore dell’agrifood tech nel 2020 restituiscono già un’idea tangibile di quanto il comparto dell’innovazione agricola goda di buona salute. La conferma arriva dal confronto con l’anno precedente: rispetto al 2019, infatti, il bilancio degli investimenti fa registrare un +15,5%, cui si dovrà aggiungere, probabilmente, una cifra pari a quasi 5 miliardi di dollari relativa agli affari conclusi nell’ultima parte dell’anno, ancora da computare. Dunque, il 2020 dell’agrifood tech potrebbe portare in dote un valore di investimento superiore ai 30 miliardi di dollari. A rilevarlo è il rapporto di AgFunder, uno dei più grandi venture capital globali del settore, che evidenzia un’impennata vissuta dal settore proprio durante i mesi più caldi della pandemia. Sotto il cappello dell’agrifood tech sta tutto ciò che punta a migliorare e innovare l’industria alimentare ed agricola.

Perché investire nell’innovazione agroalimentare?

E si sa che le difficoltà incoraggiano a sperimentare soluzioni nuove per superare gli ostacoli: “Questo non è più visto come un settore di nicchia, sperimentale e rischioso” ha spiegato Louisa Burwood-Taylor, responsabile della ricerca di AgFunder “Gli investitori si sono affollati nonostante il Covid; la prima ondata di innovatori in ciascuna categoria è ora matura e in grado di tirare su enormi finanziamenti, con molti nomi familiari come Impossible Foods; e la seconda ondata di innovatori sta ora raccogliendo risultati molto migliori rispetto alla prima ondata nella stessa fase”. Il rapporto di AgFunder analizza gli investimenti suddividendoli tra società upstream e downstream: le prime sono quelle legate ai processi di produzione e trasformazione, nella parte “alta” della filiera, le seconde sono quelle che operano a più diretto contatto con il consumatore, occupandosi di distribuzione ed e-commerce (dall’e-grocery ai meal kit, a tutti i sistemi che sfruttando la tecnologia digitale hanno cavalcato le mutate esigenze di distribuzione e consumo a causa della pandemia).

Carne vegetale di Impossible Foods nel carrello

I casi di successo

Eppure, nonostante l’evidente crescita del settore downstream – dove il maggior numero di investimenti è catalizzato dall’e-grocery –  il rapporto evidenzia come per la prima volta da quando il settore dell’agrifood tech è monitorato siano state le società upstream a primeggiare per quantità di investimenti raccolti (con 15,8 miliardi di dollari, contro i 14,3 del downstream). Questo soprattutto per merito delle realtà che scommettono su tecniche di coltura e prodotti innovativi, o proteine alternative, come la già citata Impossible Foods, colosso del settore che chiude il 2020 con due round da 700 milioni di dollari totali (ma il round più redditizio spetta a Lineage Logistics, azienda americana specializzata nella logistica alimentare). A proposito di novel food, invece, si segnala la buona performance di Ynsect, startu p francese che alleva insetti. E non stupisce neanche il successo della start up REEF, che trasforma aree urbane periferiche e inutilizzate in hub che uniscono retail, ristorazione, servizi, e per questo raccoglie 700 milioni di dollari.

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Farina di insetti

L’Italia deve crescere

Ma il rapporto di AgFunder stila anche una classifica per nazioni, che vede l’Italia ancora indietro nell’attirare investimenti sulle start up di settore. Saldamente guidata dagli Stati Uniti, la lista mette sul podio anche Cina ed India, mentre il quarto posto è del Regno Unito, seguito dalla Francia. L’Italia, invece, non è presente neppure allargando lo sguardo alla top 20. Le cause? La difficoltà di accedere agli investimenti e il mancato sostegno da parte delle istituzioni. Questo non vuol dire che il comparto dell’innovazione agroalimentare italiano non stia crescendo. Secondo un’indagine promossa dall’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management Politecnico di Milano con il Laboratorio Rise, l’Italia dell’agrifood 4.0 investe soprattutto in tecnologie legate all’agricoltura di precisione, e il settore si mostra dinamico e attento all’innovazione, per sfruttare le potenzialità del digitale. Tra i temi più caldi su cui investire, non a caso, si segnalano le tecnologie innovative per rimodulare la produzione alimentare all’insegna della sostenibilità, come il vertical farming per ridurre l’uso del suolo, l’automazione per ridurre gli sprechi e modi alternativi di produrre proteine ​​per ridurre le emissioni.