Futuro

Un minerale di 260 milioni di anni fa salverà i terreni dalla desertificazione

Un nuovo progetto internazionale, guidato dall'Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica in collaborazione con la Fao e il gruppo Anglo American Crop Nutrients, punta a sviluppare pratiche agricole intelligenti per contrastare la salinizzazione dei suoli, una minaccia crescente alla sicurezza alimentare mondiale

  • 23 Giugno, 2025
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L’Aiea, Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, sta collaborando con l’azienda privata Anglo American Crop Nutrients a un nuovo progetto di ricerca che utilizza fertilizzanti minerali per gestire e ripristinare i terreni alterati dal sale, basandosi su decenni di esperienza nell’aiutare scienziati ed esperti di tutto il mondo a trasformare terreni salini sterili in terreni agricoli produttivi.

Come contrastare la salinizzazione dei terreni agricoli

Il nuovo progetto si concentra sull’uso della polialite, un minerale naturale risalente a 260 milioni di anni fa e ricco di potassio, calcio, magnesio e zolfo. Oltre a migliorare la nutrizione delle piante, la polialite ha la capacità di ridurre lo stress salino nei terreni, migliorando la struttura del suolo e facilitando il drenaggio e l’assorbimento d’acqua. Attraverso tecniche nucleari e isotopiche, il progetto intende monitorare e valutare gli effetti della polialite su diverse colture e contesti agricoli, offrendo soluzioni concrete agli agricoltori. L’obiettivo è ripristinare la produttività dei terreni marginali e garantire la resilienza dei sistemi agricoli. «La nostra sfida è operare in un ecosistema complesso. Ogni azione deve essere valutata in base all’impatto su colture, suolo e ambiente. Solo così potremo guidare il cambiamento verso un’agricoltura più produttiva e sostenibile», ha affermato Kathryn Bartlett, responsabile del progetto presso Anglo American.

L’enorme problema della salinità dei terreni

La salinizzazione del suolo si verifica quando i sali idrosolubili si accumulano nel terreno, rendendo più difficile per le piante assorbire l’acqua e i nutrienti necessari. Si tratta, perciò, di una una componente responsabile dell’aumento della desertificazione in tutto il mondo. L’irrigazione con acqua salata, i climi secchi e l’innalzamento del livello del mare, così come l’applicazione eccessiva di fertilizzanti azotati, sono fattori che determinano la salinità, che rappresenta una grave minaccia per la sicurezza alimentare. A livello globale, circa un decimo dei terreni coltivati ??irrigati e una percentuale analoga di terreni coltivati ??con acqua piovana sono afflitti da eccesso di sale e le aree saline possono portare a sostanziali perdite di raccolto. La salinità dei terreni colpisce oggi oltre 1,4 miliardi di ettari e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura stima che entro il 2050 la metà dei suoli coltivabili sarà compromessa dal sale. Un dato allarmante, soprattutto in un contesto di crisi climatica e crescita demografica, che rende urgente la salvaguardia della fertilità del suolo.

Il decennale lavoro dell’Aiea sulla salinità del suolo

L’attuale progetto non è un caso isolato di intervento dell’Aiea in fatto di cura dei terreni agricoli. Infatti è dal lontano 1978 che l’Agenzia ha contribuito a sviluppare pratiche agricole intelligenti dal punto di vista climatico per bonificare i terreni salinizzati, trasformando i terreni salini in Pakistan in terreni agricoli produttivi attraverso colture tolleranti al sale e l’implementazione di tecniche di gestione dei nutrienti del suolo e dell’acqua. L’Aiea oggi sostiene, inoltre, paesi come la Giordania, il Libano e la Siria, dove gli scienziati stanno utilizzando tecniche nucleari per sviluppare colture resistenti al sale, aiutando gli agricoltori a coltivare cibo in terreni degradati. Oggi l’Agenzia può contare su una sessantina di ricercatori di 10 paesi che sono stati formati sulla gestione del suolo, dei nutrienti e dell’acqua per combattere la salinità del suolo, e ha pubblicato un libro “open source” che consente agli esperti di diversi paesi di coltivare con successo colture in condizioni saline come il miglio in Libano, l’orzo e il cartamo in Giordania e Kuwait, l’okra in Siria e la quinoa negli Emirati Arabi Uniti. «Mentre il mondo si trova ad affrontare una pressione crescente per sfamare una popolazione in crescita, ripristinare i terreni degradati è più urgente che mai. Il lavoro dell’AIEA dimostra che con gli strumenti giusti – scienza, collaborazione e innovazione – possiamo trasformare terreni salati e aridi in terreni fertili per il futuro», ha affermato Mohammad Zaman, responsabile della sezione Gestione del Suolo, delle Acque e Nutrizione delle Colture del Centro congiunto Fao/Aiea.

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