Mangiamo, quindi inquiniamo. Spesso questa associazione non ci viene naturale, ma ogni atto di consumo umano ha il suo impatto ambientale, dall’approvvigionamento delle materie prime alla produzione di rifiuti. Come consumatori dovremmo cominciare a interrogarci in profondità sulle nostre pratiche quotidiane, dai vestiti che indossiamo ai cibi che mangiamo. Soprattutto in un momento limite come questo. Se a interrogarsi, però, non sono i consumatori, ma l’industria, abbiamo già fatto un bel passo avanti.
In Italia mangiamo ogni anno 3 miliardi di gelati confezionati, circa 2 kg a testa. Questo dato già da solo ci dice quanto sia grande il mercato e quanto impatto abbia anche solo in termini di packaging prodotti e buttati in pattumiera. La buona notizia è che le stesse industrie produttrici si fanno domande sulla sostenibilità del settore, cercando di migliorare le proprie pratiche. Lo hanno fatto attraverso un’analisi condotta da Ergo srl (società spin off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) per conto dell’Istituto del Gelato Italiano, che associa le più importanti industrie gelatiere italiane, e che dal 1991 promuove un’autodisciplina del settore su standard qualitativi e rispetto delle normative.

Sono 198.284 le tonnellate di gelati confezionati prodotti in Italia nel 2024, per un valore di circa 2 miliardi di euro. Secondo i dati dell’Unione Italiana Food, nel 2025, il consumo pro-capite è di circa 2 kg. Da gennaio a settembre 2025 circa 3 miliardi le porzioni vendute: solo Germania e Francia ci superano in Europa. L’export del comparto ha raggiunto nel 2024 un volume di 95.348 tonnellate per un valore di 388 milioni di euro. I principali mercati di destinazione del gelato italiano sono quello europeo (circa il 65% dei volumi) poi Usa e Regno Unito.
In mezzo a numeri così importanti, l’industria del gelato confezionato appare a un punto di svolta sul versante della transizione ecologica. Così almeno la descrive l’analisi intitolata “Studio delle performance ambientali nella produzione del gelato confezionato in Italia”, condotta per l’Istituto del Gelato Italiano (Igi) da Ergo S.r.l, per rendicontare le performance ambientali del comparto e valorizzare le buone pratiche già in uso. L’analisi è stata elaborata utilizzando l’approccio Life Cycle Thinking – metodo che considera l’intero ciclo di vita del prodotto, dall’approvvigionamento delle materie prime al packaging – sulle aziende aderenti all’Istituto del Gelato Italiano, che rappresentano il 90% della produzione nazionale annua di gelato confezionato.

Sono tanti i punti importanti su cui già le industrie analizzate si distinguono: quasi il 70% del latte utilizzato è di origine italiana. La percentuale di cacao da coltivazione certificata sostenibile è pari al 98,5%; meno bene per il caffè: qui la percentuale di materie prime certificate si attesta intorno al 51% del totale. Riguardo all’olio di palma, dove non è stato possibile sostituirlo, viene utilizzato esclusivamente olio certificato al 100% secondo lo standard Rspo (Roundtable on Sustainable Palm Oil), che definisce criteri minimi in materia di tutela delle foreste e delle aree ad alto valore di conservazione.
Dato positivo per gli imballaggi: il 91% del packaging utilizzato dalle aziende è stato dichiarato riciclabile secondo i criteri di raccolta italiani, progettato per essere compatibile con i flussi di riciclo effettivamente disponibili. Predominano gli imballaggi monomateriale: il 72% delle confezioni sono fatte solo di carta ed oltre il 53% della carta utilizzata è riciclata.
Nella fase di produzione, attualmente, quasi il 50% dell’elettricità acquistata proviene da fonti rinnovabili o viene autoprodotta da impianti fotovoltaici.
Inoltre, da diversi anni, nell’ottica dell’economia circolare, le aziende destinano i sottoprodotti alimentari generati durante la lavorazione (residui di miscele, coni e biscotti danneggiati, gelato in eccesso nelle linee) ad altre filiere, ad esempio per la produzione di mangimi o di biogas.

Secondo il presidente dell’Igi, Michelangelo Giampietro: «Oggi la qualità non si misura più solo con il gusto, si misura con i dati, la trasparenza e la capacità di innovare i processi produttivi».
Tra gli obiettivi del comparto del gelato, l’orientamento che emerge dalla ricerca è quello di aumentare progressivamente il peso di ingredienti provenienti da filiere certificate e adottare codici di condotta fornitori. Si stanno sperimentando formulazioni che prevedono la sostituzione parziale o totale del latte vaccino con bevande vegetali, come mandorla, soia, avena, cocco o pisello. Si osserva anche un’attenzione crescente alla valorizzazione di ingredienti locali per rafforzare il legame con le filiere agricole italiane. Sul fronte energetico, il settore sta lavorando lungo tre filoni principali: aumentare l’efficienza degli impianti, decarbonizzare il sistema energetico e aumentare l’uso di fonti rinnovabili. Sempre Giampietro, a commento dei risultati del report: «Se un tempo la nostra missione si esauriva nella cura per le caratteristiche organolettiche e per la sicurezza alimentare, oggi il valore di un gelato confezionato si misura anche attraverso la sua impronta sul pianeta e il valore generato per la comunità».
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