L'invito

"Vino in crisi? L'aceto resta uno sbocco importante". Il Balsamico di Modena pronto a nuovi accordi di filiera

Mentre le cantine fanno i conti con le tante giacenze di vino in cantina, il Consorzio dell'Igt modenese presieduto da Carlo Mazzetti si fa avanti, chiedendo accordi economici e più tutele per il settore

  • 14 Luglio, 2026
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L’Aceto Balsamico di Modena Igt mette le mani sul vino in surplus. L’ipotesi della regione Piemonte di trasformare il vino invenduto in aceto ha fatto venire sete al Consorzio modenese che, tramite nota stampa, ha fatto sapere come «l’Aceto Balsamico di Modena Igp rappresenti già oggi uno dei principali sbocchi industriali per il vino italiano» e ha aggiunto che: «una sua maggiore tutela può contribuire ad aumentare ulteriormente la domanda di uve e vino nazionali». Come a dire, niente paura: se la filiera vitivinicola cerca nuovi sbocchi, noi ci siamo.

Ogni anno 60 milioni di litri di vino diventano Aceto balsamico di Modena Igp

La produzione di Aceto Balsamico di Modena Igp si basa su mosto ottenuto da uve da vino, che, dovendo essere concentrato o cotto, richiede da quattro a cinque volte il proprio peso in uva. A questo si aggiunge l’impiego di aceto di vino, ottenuto quasi esclusivamente da materia prima nazionale. Il Consorzio stima che ogni anno la produzione di Aceto Balsamico di Modena Igp utilizzi oltre 2,5 milioni di quintali di uva da vino per la produzione del mosto e tra i 50 e i 60 milioni di litri di vino, rappresentando uno sbocco importante e stabile per la filiera vitivinicola italiana.

La richiesta di accordi di filiera

«Si tratta di volumi già oggi molto significativi, che potrebbero crescere ulteriormente proprio in una fase in cui il settore è alla ricerca di nuovi sbocchi di mercato – dichiara Cesare Mazzetti, presidente del Consorzio tutela Aceto Balsamico di Modena Igp – Per questo stiamo lavorando con cantine e istituzioni, a partire dalla Regione Emilia-Romagna, per definire accordi di filiera che favoriscano un maggiore utilizzo di vino e mosto italiani, anche in vista della prossima vendemmia, da destinare alla produzione e anche all’invecchiamento, qualora sussistano le condizioni economiche».

Condizioni economiche è il punto chiave. Perché è su quelle che probabilmente si giocheranno le prossime settimane per trovare degli accordi favorevoli sia per il vino (altrimenti costretto a trovare altre vie) sia per l’industria degli aceti (che potrebbero così spuntare prezzi più vantaggiosi).

Un emendamento per legare l’aceto al vino

Dal Consorzio del Balsamico fanno, però, sapere che esiste un ostacolo che oggi limita il potenziale di crescita dell’intera filiera: la crescente diffusione, in Europa e negli Stati Uniti, di prodotti commercializzati con il nome di “aceto balsamico”, pur non avendo alcun legame con l’Aceto balsamico di Modena Igp. In diversi Paesi europei – tra cui Grecia, Spagna, Slovenia, Cipro e Ungheria – sono infatti state adottate normative nazionali che consentono l’utilizzo del termine “aceto balsamico” anche per prodotti ottenuti con ingredienti e processi completamente diversi, nei quali all’aceto vengono aggiunti mosto, uva passa, succhi di frutta o addirittura zucchero.

Per superare l’attuale frammentazione normativa, il Consorzio, insieme a Federvini e alla European Vinegar Association (Eva), sostiene l’emendamento attualmente all’esame del Parlamento europeo che sostiene come il termine “aceto” debba sempre accompagnato dall’indicazione della materia prima utilizzata o dall’eventuale Indicazione Geografica, superando le differenti normative oggi in vigore nei vari Stati membri e proteggendo le denominazioni registrate. Una riforma che garantirebbe regole uniformi in tutta l’Unione europea, maggiore trasparenza per i consumatori e una concorrenza leale tra i produttori.

«Non si tratta soltanto di tutelare una delle principali Indicazioni geografiche italiane – conclude Mazzetti – significa creare nuove opportunità per l’intera filiera vitivinicola. Stimiamo che, eliminando dal mercato i prodotti imitativi, la produzione dell’Aceto Balsamico di Modena Igp potrebbe crescere di almeno il 30%, con un conseguente aumento della domanda di mosto, uve e vino italiani».

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