Misure anti-crisi

In Piemonte i vini invenduti potrebbero diventare aceti o vermouth. La Regione annuncia fondi per 1,7 milioni di euro

Le tante giacenze potrebbero andare a distillazione ma anche a produrre aceti made in Piemonte. L'obiettivo è liberare spazio in cantina in vista della prossima vendemmia

  • 10 Luglio, 2026
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La Regione Piemonte interviene economicamente sulla crisi del vino regionale, mettendo a disposizione 1,7 milioni di euro per le imprese vitivinicole. L’8 luglio scorso, a Torino, il tema è stato affrontato in Consiglio regionale. Nel corso della seduta della Terza commissione, la giunta Cirio ha annunciato uno stanziamento straordinario a sostegno delle produzioni più colpite dagli effetti della crisi internazionale e dei dazi negli Stati Uniti. Il vino invenduto potrà essere destinato nei modi più diversi. Tra questi anche la distillazione o la produzione di aceto.

Si ipotizza di destinare i vini in stock ad aceti made in Piemonte

La disponibilità da parte del governo regionale è stata annunciata direttamente dal presidente Alberto Cirio e dall’assessore all’Agricoltura, Paolo Bongioanni, che non hanno escluso che alcuni vini in stock e invenduti possano essere destinati ad alimentare una produzione di aceti made in Piemonte.

A marzo scorso, la filiera vitivinicola aveva comunicato agli uffici regionali un invenduto stimato in circa 40mila ettolitri (4 milioni di litri). E la somma di 1,7 milioni di euro (che non proviene da altri stanziamenti per il vino) dovrebbe consentire di pagare ai produttori, allo stato attuale, poco più di 0,40 centesimi per litro di vino. Se, poi, da parte della filiera degli aceti (si è parlato della disponibilità eventuale di grandi industrie come Ponti o anche Acetum) arriveranno altri 0,40 centesimi al litro, si potrebbe pensare a una misura che con 0,80 centesimi al litro accontenterebbe tutti. Cifre ipotetiche. Perché è chiaro che se le richieste dei produttori saranno superiori ai 40mila ettolitri, il premio a litro a parità di stanziamento diminuirebbe e, pertanto, la stessa misura potrebbe risultare meno appetibile.

Paolo Bongioanni, assessore all’Agricoltura Regione Piemonte

I declassamenti e le ipotesi sul campo

«L’idea di destinare alla produzione di aceti i vini in eccedenza è solo una delle ipotesi tra le tante percorribili», spiega al settimanale Trebicchieri il presidente del Consorzio della Barbera d’Asti e vini del Monferrato, Filippo Mobrici, che da un lato rifiuta l’assioma Barbera-aceto, definendolo «un falso, dannoso per l’immagine», e dall’altro lato auspica un iter rapido della misura di sostegno, per incontrare le richieste delle imprese ed evitare speculazioni a ridosso della campagna 2026.

I tempi sono stretti rispetto all’inizio della raccolta. Le cantine hanno bisogno di liberare spazio per la nuova annata. La disponibilità allo stanziamento della Regione dovrà, inoltre, essere approvata ufficialmente in Giunta. Ci si augura entro fine luglio per poter, poi, stabilire i criteri di accesso alla misura di ristoro. Di «semplice ipotesi sul campo» parla anche il direttore del Consorzio dell’Asti Docg, Giacomo Pondini, sentito dal settimanale Trebicchieri riferendosi alla possibilità di destinare le giacenze a produrre aceti o vermouth: «Preferiamo esprimerci quando ci sarà qualcosa di ufficiale. Faccio solo notare che portare l’Asti ad aceto comporterebbe dei costi che renderebbero il tutto economicamente insostenibile».

Diverse le tipologie interessate

Le tipologie di vino piemontese alle prese con stock di invenduto sono diverse: si va dal Cortese al Dolcetto, dal Moscato al Nebbiolo e alla Barbera, solo per citarne alcune. «Per quanto riguarda le denominazioni tutelate dal nostro Consorzio, se la misura dovesse andare in porto – spiega Mobrici – occorrerebbe agire riclassificando a vini bianchi e a rossi generici le tipologie comprese nella Doc Piemonte». Il fenomeno dei declassamenti non è nuovo ma sta caratterizzando sempre più i vini a Dop ed è stato evidenziato dall’Unione italiana vini durante l’Assemblea generale tenuta a Roma, mercoledì 8 luglio.

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Piemonte – vigneti uva dolcetto

Secondo la Regione Piemonte, che ha annunciato la creazione in autunno di un Osservatorio vitivinicolo a supporto della filiera, la situazione generale non è grave ma piuttosto è fatta di «luci e ombre». E lo si deduce dai dati del primo trimestre 2026: «Il Piemonte – fanno sapere dalla giunta Cirio – è stata l’unica regione italiana a registrare un incremento dello 0,5% delle esportazioni di vino a fronte di una contrazione dell’8,2% su scala nazionale».

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