Congiuntura negativa

"Vino in Piemonte? Profonda crisi strutturale e di mercato". L'allarme dei Consorzi

Nell'incontro in Consiglio Regionale, si è parlato di uno scenario allarmante tra crollo dei prezzi e stock in aumento: richiesti interventi immediati. Soffrono anche Barolo e Barbaresco

  • 23 Febbraio, 2026
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A luglio 2025. l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni, diceva che la crisi del vino in Piemonte non esiste e che a soffrire erano solo alcune denominazioni. Quelle che chiedevano l’applicazione di misure d’emergenza come la distillazione. Probabilmente, bisognerà rivedere il quadro perché nell’ultima audizione delle associazioni vitivinicole e dei consorzi in Commissione economia e agricoltura, a Torino, in Consiglio regionale, si è certificata una crisi ben più estesa, che coinvolge denominazioni importanti e blasonate, da Barolo a Barbaresco.

«Il comparto vitivinicolo piemontese – si legge in una nota del Consiglio regionale che riferisce i contenuti dell’incontro in commissione – sta attraversando una fase di profonda crisi strutturale e di mercato, paragonabile per gravità solo alla crisi finanziaria del 2008 o all’emergenza Covid-19 del 2020».

Prezzi delle uve crollati

I dati presentati dai principali Consorzi di tutela «delineano uno scenario allarmante – prosegue il documento -caratterizzato da un calo generalizzato degli scambi sia in quantità che in valore». Il dato più drammatico riguarda il crollo dei prezzi delle uve, con flessioni tra 15% e 30 per cento, rilevato dal costante monitoraggio della Camera di Commercio di Cuneo. Le denominazioni più colpite comprendono Barbaresco (-27% sul prezzo al kg rispetto al 2024); Nebbiolo d’Alba e Langhe Nebbiolo (-22% e -28%); Barbera d’Asti (fino al 30% in meno per le uve diradate e selezionate); Arneis e Dolcetto (tra -14% e -21%).  La situazione regionale è definita «particolarmente critica» se confrontata con il dato nazionale. L’Italia ha registrato una produzione 2025 in linea con l’anno precedente, mentre il Piemonte ha subito una riduzione in volume del 4% sia rispetto al 2024, sia rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Nonostante la minore produzione, le giacenze nelle cantine italiane sono aumentate, superando i 61 milioni di ettolitri (+6% rispetto all’anno precedente).

In Piemonte, per il Barolo le giacenze risultano in aumento del 15%, se si fa un raffronto con la situazione del 2019, passando da 65 a quasi 75 milioni di bottiglie, in base ai dati di Cantina Italia. Mentre per il Barbaresco i volumi stoccati sono passati da 19 a 21,8 milioni di bottiglie, oltre 14 punti percentuali in più.

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Le cause sono molteplici

Tra le cause della crisi del vino piemontese vengono indicati la contrazione dei consumi, con un calo progressivo dei volumi consumati negli ultimi 5 anni; le difficoltà nell’export (stimata una riduzione del 7% verso i Paesi extra-Ue a fine 2025); eventi climatici straordinari che stanno diventando ordinari, mettendo a dura prova i vigneti; gli attacchi al vino di grandi istituzioni internazionali (dall’Oms all’Ocse) sui rischi legati al consumo di alcolici che hanno «tacciato il vino di essere cancerogeno e non, per esempio, il gin o il whisky e nemmeno la birra, con un evidente scarso peso politico di Francia e Italia».

Gli interventi in campo

Di fronte alla Commissione economia e agricoltura, presieduta da Claudio Sacchetto, gli enti di tutela hanno chiesto di salvaguardare il reddito delle migliaia di famiglie coinvolte.

«Se non supportiamo i viticoltori – ha dichiarato Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti – il settore va incontro al disastro anche per i vini premium». Sono stati chiesti «interventi immediati per decongestionare il mercato». Tra le ipotesi in campo, le proposte comprendono sia azioni di breve periodo per ridurre l’offerta eccedentaria, ovvero la distillazione d’emergenza dei vini, ma anche attività di promozione territoriale per sostenere la domanda, come ha rilevato Francesco Monchiero (presidente di Piemonte Land of wine), diversificando i canali commerciali per i vini più in difficoltà come Barbera, Dolcetto, Cortese e Moscato.

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