L’industria mondiale delle bevande alcoliche si trova davanti a un cambiamento che non ha precedenti. Una trasformazione strutturale destinata a ridefinire modelli di consumo, strategie industriali e rapporti con i regolatori. È la fotografia scattata dall’ultimo report “The Future of Alcohol: Tech, Politics and Structural Decline” della società di consulenza tedesca Roland Berger, secondo cui i volumi globali di consumo potrebbero ridursi fino al 50% tra il 2020 e il 2050.
Secondo lo studio il settore è ormai entrato in una fase di declino irreversibile alimentata dalla convergenza di quattro grandi fattori: la maggiore attenzione alla salute, il cambiamento delle abitudini delle nuove generazioni, il progressivo irrigidimento delle normative e le dinamiche demografiche. Una tendenza già evidente nei numeri che evidenziano come tra il 2014 e il 2024 il consumo pro capite è diminuito o rimasto stagnante in tutte le principali aree del mondo, con i mercati maturi che guidano la contrazione.

L’analisi evidenzia, inoltre, come il rafforzamento delle politiche pubbliche di contrasto al consumo di alcolici stia accelerando. Nei Paesi emergenti le normative sull’alcol vengono aggiornate o irrigidite con una frequenza quasi doppia rispetto ai mercati sviluppati, segno che la stretta regolatoria è destinata a diventare un fenomeno globale. Roland Berger paragona questa evoluzione a quella vissuta dall’industria del tabacco, dove l’inasprimento delle regole, unito ai cambiamenti culturali, ha determinato una drastica riduzione dei consumi.
Per i produttori, tuttavia, il quadro non è totalmente negativo. Lo studio, infatti, individua una serie di opportunità che potrebbero consentire alle aziende di reinventarsi, a partire dalla crescita del segmento “no & low alcohol” e dei cosiddetti “functional drink”. Una categoria destinata a intercettare soprattutto millennials e generazione Z che sembrerebbero sempre più orientati verso stili di vita salutari e consumi consapevoli.
«L’industria del tabacco ha già affrontato questa fase oltre dieci anni fa.», spiega Stefano Sorrentino, partner di Roland Berger e co-autore del report. «Grazie a significativi investimenti in ricerca e sviluppo, al lancio di prodotti innovativi a rischio potenzialmente ridotto, e ad un approccio di trasformazione scaturito dal suo interno, l’industria ha saputo reinventarsi e tornare a crescere, incontrando il favore di consumatori e regolatori. L’industria delle bevande alcoliche dovrà necessariamente seguire lo stesso percorso».
Un secondo pilastro della trasformazione riguarda la tecnologia. Secondo lo studio l’intelligenza artificiale è destinata a diventare un elemento centrale lungo tutta la filiera produttiva, dall’agricoltura di precisione alla gestione della domanda fino al rapporto con il consumatore. Tra gli sviluppi più promettenti figura l’evoluzione del cosiddetto flavor pairing che coinvolgerebbe sistemi basati sull’intelligenza artificiale capaci di elaborare suggerimenti personalizzati considerando gusti individuali, stato d’animo, condizioni ambientali e persino dati biometrici.
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