Uscire dalla crisi cedendo una parte degli asset, che comprendono le diverse tenute vitivinicole in giro per l’Italia. Il Gruppo Zonin1821 è a metà del percorso di composizione negoziata della crisi (cnc) annunciato ad aprile 2026. Sul tavolo del consiglio di amministrazione della nota famiglia di imprenditori veneti (188 milioni di ricavi nel 2025) stanno arrivando diverse offerte.
Una di queste riguarderebbe, secondo quanto reso noto dal quotidiano Il Sole24Ore che ha citato fonti finanziarie, sarebbe stata avanzata da una cordata di imprenditori, di cui non è stato resa nota la composizione, ma di cui farebbero parte anche player internazionali, pronti a rilevare cinque delle sette tenute attualmente di proprietà di Zonin1821. A marzo 2026, prima dell’avvio dello stato di crisi, era stata ceduta la cantina Barboursville Vineyard in Virginia (Stati Uniti).
Si tratterebbe, secondo quelle che il Gruppo definisce «indiscrezioni», di Castello del Poggio (Piemonte, brand spumantistico della Doc Prosecco), Principi di Butera (Sicilia), Masseria Altemura (Puglia), Il Bosco (Lombardia), Ca’ Bolani (Friuli-Venezia Giulia). La toscana di Castello d’Albola, nel Chianti Classico, dovrebbe essere oggetto di una trattativa di vendita separata. «Zonin1821 – si legge in una nota dell’azienda – prosegue con fiducia nel percorso di Cnc, anche alla luce di interlocuzioni in corso con potenziali investitori e soggetti interessati all’acquisizione delle sole tenute».
Nel comunicato ufficiale, la famiglia, i soci e il management confermano il pieno impegno nel «valutare con attenzione tutte le possibili opzioni e i percorsi idonei a garantire il futuro della società , come stabilito e previsto sin dall’avvio di questo percorso a fine aprile». Il Gruppo precisa che «ulteriore aggiornamento sarà comunicato, ove opportuno, nelle sedi e nei tempi più appropriati».

Zonin1821, vendemmia Oltrenero
Interpellata dal settimanale Trebicchieri del Gambero Rosso, l’azienda (che vanta una produzione imbottigliata media annua di circa 50 milioni di bottiglie) ha voluto sottolineare che, in questo percorso di risanamento (-10,2% il fatturato 2025 sul 2024, secondo dati dell’ultimo report di Mediobanca), sta ricevendo diverse offerte e che la sede storica di Gambellara non è interessata da eventuali cessioni nell’ambito della Cnc, attualmente gestita dal Tribunale di Venezia, giunta a metà percorso dei 240 giorni stabiliti. Nel perimetro su cui ci si sta muovendo, viene precisato, gli asset sono composti dalle sole tenute vitivinicole.
«Il piano di rilancio – aveva sottolineato ad aprile scorso il Gruppo – passerà necessariamente da una revisione della strategia commerciale a tre anni, con enfasi su fatturato e marginalità per prodotti e canali distributivi, nonché sulla razionalizzazione di parte delle strutture produttive agricole del Gruppo, che totalizzano complessivamente circa 1.500 ettari».
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