Campagne no alcol

Meeting e feste aziendali senza alcol. Adesso l’Oms invita ad eliminare vino e cocktail anche dai momenti di socialità

L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato una guida per eventi lavorativi “più sani e inclusivi” a base di succhi di frutta o acque aromatizzate: "Altrimenti si discrimina chi non beve"

  • 15 Luglio, 2026
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«L’alcol non è un elementi necessario per favorire relazioni professionali o di socializzazione». Non si ferma la campagna anti-alcol dell’Organizzazione mondiale della sanità, che nella sua ultima pubblicazione a cura dell’ufficio regionale per l’Europa – Healthier and more inclusive professional gatherings without alcohol – si focalizza su cosa bere (e non bere) nel corso di incontri professionali, conferenze, workshop, ricevimenti ed eventi di networking. L’obiettivo è chiaro: promuovere incontri più sani senza alcol. La guida che ne viene fuori illustra, infatti, i vantaggi di eventi alcol free e offre suggerimenti su ricette di bevande analcoliche, attività da fare e materiali di comunicazione.

Meeting di lavoro alcol free per includere tutti

“L’alcol – si legge nella presentazione – è uno dei principali fattori di rischio per malattie e danni sociali. Oltre ai rischi per la salute e alla sicurezza, la sua presenza in ambienti professionali può creare disagio ed esclusione. Gli eventi senza alcol non sono una forma di restrizione, ma un modo per dimostrare leadership nella promozione della salute e ottimizzare il benessere dei dipendenti”.

Secondo il documento dell’Oms, infatti, la presenza di alcol può creare disagio in chi sceglie di non bere, rendere più difficile gli incontri alle persone che convivono con disturbi legati all’abuso di alcol o che si stanno riprendendo dagli stessi. Nella guida si parla perfino di rischio di molestie legate alcol: «Lo stigma nei confronti di chi non beve è ancora molto diffuso, persino in ambito professionale», è il commento di Carina Ferreira-Borges, consigliere regionale per l’alcol e le droghe illecite dell’Ufficio Regionale dell’Oms per l’Europa, che poi continua: «Ho trascorso molti anni in ambienti in cui rifiutare un drink ti distingue dagli altri. Queste esperienze mi hanno ricordato quanto facilmente chi non beve possa sentirsi “diverso” in spazi pensati per tutti. I luoghi di lavoro dovrebbero essere luoghi di inclusione. Scegliere di non bere non dovrebbe mai significare rinunciare a sentirsi parte del gruppo».

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Party aziendali senza alcol

Non si parla solo di meeting di lavoro, ma anche di party aziendali. «Normalmente, le grandi feste significano anche pianificazione di incidenti, spasmi o persone che non vogliono andarsene alla fine della serata. Il che significa che dobbiamo avere personale di servizio eccezionale. Quando la festa era senza alcol, non è successo niente di tutto ciò. Questo mi ha fatto pensare che non è il tipo di festa a causare problemi, ma l’alcol. Ora, quando mi dicono che la festa sarà senza alcol, so automaticamente che sarà molto più veloce», è il commento di Lone, work place security manager danese che viene interpellato del manuale Oms.

Spirits analcolici

|Lorenzo Cinelli e Mattia Vita|||

I sette consigli su come organizzare eventi senza alcol

La parte centrale del documento è, invece, dedicata a sette consigli per progettare “memorabili eventi senza alcol”.  Si parte dal coinvolgimento dei colleghi nel processo di pianificazione (Fasi 1), dando loro la possibilità di scegliere il tema o la tipologia di evento che potrebbe essere una colazione di gruppo, un ricevimento pomeridiano o un quiz serale. Non manca in questo brainstorming, la creazione di un drink – neanche a dirlo, analcolico – “emblematico” con un nome legato al team o al progetto.
La fase 2 prevede la presenza di bevande sane e invitanti (analcoliche, of course). Tra queste il documento cita acqua aromatizzata, tisane, acqua frizzante o succhi di frutta al 100%. La fase 3 riguarda l’incoraggiamento dell’interazione naturale. Secondo l’Oms eliminare l’alcol “può rendere la socializzazione più facile e autentica” (qui il tentativo di togliere al vino la sua funzione sociale a tavola, diventa molto evidente). E per dar seguito a questa tesi propone quiz, spettacoli di stand up comedy, calcio balilla, bingo umano. Per farlo – e qui si passa alla fase 4 – bisogna predisporre lo spazio, riorganizzando i tavoli per creare aree di conversazione più piccole, aggiungere piante o semplici decorazioni, mettere della musica di sottofondo leggera e l’illuminazione giusta.
La fase 5 riguarda il linguaggio. Se cambiano le bevande sulla tavola, devono cambiare anche le parole. Addio, quindi, “Aperitivo dopo lavoro” o “Open bar”, via libera ad espressioni come “Riunione di team” o “Festa di fine progetto”. Occhio, poi ai gesti (Fase 6): va bene alzare i calici anche se si tratta di acqua frizzate o succhi di frutta. “È l’intenzione, non la bevanda, che crea connessione”, recita il documento. Infine (Fase 7), raccogliere i feedback dai partecipanti con brevi sondaggi anonimi o riflessioni informali.

 

 

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