Una cannuccia, un ombrellino di carta infilato nel bicchiere e un liquido colorato che sembrava uscito da un cartone animato. Bastava questo per sentirsi «grandi»: un goccio di Tropical, il cocktail analcolico che negli anni ’90 faceva impazzire bambini e adulti. Era il tempo degli sciroppi, del latte e menta, dell’orzata… Ecco, il Tropical univa tutto questo in un improbabile mix azzurrino.
Sciroppi dolcissimi e combinazioni sempre diverse, che cambiavano da casa a casa e da bar a bar. Sì, perché il Tropical si beveva anche nei locali: era il drink dei più piccoli, finalmente liberi di ordinare un cocktail tutto per loro. Colorato, zuccherato, scenografico: non c’era una ricetta precisa ed era proprio questo il bello. Quasi obbligatorio, invece, l’ombrellino infilato nel bicchiere. Bastava quel magico tocco di carta per fare subito festa.

Era l’aperitivo in famiglia, quello della nonna, pensato per i più piccoli. Oggi nei menu si trovano mocktail preparati con infusi, fermentati, spezie e distillati analcolici. Hanno nomi eleganti, bicchieri minimalisti e ingredienti studiati. Il Tropical era l’opposto: semplice, stucchevole e orgogliosamente artificiale. Eppure funzionava, perché aveva qualcosa che molti mocktail di oggi faticano a restituire. Faceva sentire parte della tavolata. Per una volta i bambini non erano destinati alla lattina o al bicchiere d’acqua, ma avevano una bevanda preparata apposta, servita con la stessa attenzione riservata agli adulti.
Forse è anche per questo che il Tropical è rimasto nei ricordi di chi è cresciuto tra gli anni Ottanta e Novanta. Non tanto per il sapore, ma per tutto quello che gli stava intorno: gli ombrellini di carta conservati come souvenir, il colore fantasy, i cubetti di ghiaccio per rinfrescarsi.

Che poi, di tropicale aveva ben poco. Era la versione più eccentrica di due grandi classici estivi. Il latte e menta, merenda liquida di intere generazioni, incontrava l’orzata, la bevanda delle bottiglie di vetro tenute in dispensa e dei pomeriggi trascorsi a casa dei nonni. Insieme diventavano qualcosa di completamente diverso. Più cremoso e decisamente più colorato. E soprattutto con un nome capace di portare lontano.
Oggi è quasi scomparso dai menu, sostituito da centrifughe e smoothie molto più elaborati. Ma la ricetta è ancora lì, semplice come allora. Latte, menta e orzata: tre ingredienti, un bicchiere azzurro e un nome che promette palme e spiagge lontane. Anche quando viene preparato nella cucina di casa.
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