Lo sapevate che

L’orzata è tornata: perché lo sciroppo più vintage dell’estate non passa mai di moda

Dolce, lattiginosa e spesso confusa con il latte di mandorla: la storia dell’orzata, lo sciroppo che ha segnato le estati italiane dagli anni ’60 a oggi

  • 30 Maggio, 2026
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Ci risiamo. Arriva il caldo e gli scaffali degli sciroppi colorati al supermercato diventano sempre più allettanti. La fila è sempre la stessa: menta, amarena, arancia… orzata. Con la sua aura vintage, l’orzata è riuscita in una missione impossibile: essere spesso confusa con il latte di mandorla, pur essendo un prodotto del tutto diverso.

L’orzata, la bevanda dell’estate che non c’entra nulla con l’orzo

Un goccio allungato nell’acqua per una bevanda fresca e dissetante, un cucchiaio da mescolare a distillati e liquori per creare cocktail alternativi: comunque la si beva, l’orzata resta nell’immaginario collettivo uno dei simboli dell’estate italiana, uno sciroppo bianco lattiginoso ottenuto da acqua, zucchero e un aroma estratto dall’olio di mandorla amara. Il nome deriva dal latino hordeata, «bevanda d’orzo», eppure di questo ingrediente non ce n’è alcuna traccia. Si trovano spesso, invece, essenze di vaniglia o fiori d’arancio, ulteriore nota dolciastra per uno sciroppo che forse non è mai passato davvero di moda.

Il boom dell’orzata, che resiste ancora

Prodotta fin dal Medioevo nei paesi arabi, l’orzata ha iniziato a guadagnare popolarità a partire dagli anni ’30, quando era comune un po’ in tutti i bar italiani. Tra gli anni ’60 e ’70 ci fu il vero boom: era l’età d’oro dei frigoriferi, le bibite casalinghe erano la prassi, il seltz era immancabile e l’orzata – così come gli altri sciroppi dolci – era perfetta per creare un drink semplice e rinfrescante. In commercio si trova ancora, la si guarda sempre con un po’ di scetticismo ma soprattutto nostalgia: qualcosa poi è cambiato, negli anni ’80 e ’90 la diffusione massiccia dei soft drink in lattina dagli Stati Uniti ha gradualmente sostituito le bibite fatte in casa. L’orzata, però, è rimasta nel cuore degli italiani e ogni estate, puntuale insieme alla prima ondata di caldo, in qualche modo ritorna.

L’horchata di Valencia, la bevande che ha un museo dedicato

Ancora popolarissima è invece l’horchata de chufa, bevanda tipica di Valencia fatta a partire dalla chufa, un tubero coltivato in zona e considerato un superfood grazie al suo apporto di minerali, proteine e grassi insaturi. C’è persino un museo dedicato alla storia e cultura di questa bevanda, il Museo dell’Horchata e della Chufa di Alboraya, e molti bar della città prendono proprio il nome di horchateria. Altro che vintage, qui la bevanda continua a essere amatissima. Esiste poi anche una versione messicana, che prende sempre il nome di horchata: in questo caso è fatta con riso, cannella, latte e vaniglia, ed è una delle tante aguas frescas tipiche dell’estate in Messico.

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