Ci risiamo. Arriva il caldo e gli scaffali degli sciroppi colorati al supermercato diventano sempre più allettanti. La fila è sempre la stessa: menta, amarena, arancia… orzata. Con la sua aura vintage, l’orzata è riuscita in una missione impossibile: essere spesso confusa con il latte di mandorla, pur essendo un prodotto del tutto diverso.
Un goccio allungato nell’acqua per una bevanda fresca e dissetante, un cucchiaio da mescolare a distillati e liquori per creare cocktail alternativi: comunque la si beva, l’orzata resta nell’immaginario collettivo uno dei simboli dell’estate italiana, uno sciroppo bianco lattiginoso ottenuto da acqua, zucchero e un aroma estratto dall’olio di mandorla amara. Il nome deriva dal latino hordeata, «bevanda d’orzo», eppure di questo ingrediente non ce n’è alcuna traccia. Si trovano spesso, invece, essenze di vaniglia o fiori d’arancio, ulteriore nota dolciastra per uno sciroppo che forse non è mai passato davvero di moda.

Prodotta fin dal Medioevo nei paesi arabi, l’orzata ha iniziato a guadagnare popolarità a partire dagli anni ’30, quando era comune un po’ in tutti i bar italiani. Tra gli anni ’60 e ’70 ci fu il vero boom: era l’età d’oro dei frigoriferi, le bibite casalinghe erano la prassi, il seltz era immancabile e l’orzata – così come gli altri sciroppi dolci – era perfetta per creare un drink semplice e rinfrescante. In commercio si trova ancora, la si guarda sempre con un po’ di scetticismo ma soprattutto nostalgia: qualcosa poi è cambiato, negli anni ’80 e ’90 la diffusione massiccia dei soft drink in lattina dagli Stati Uniti ha gradualmente sostituito le bibite fatte in casa. L’orzata, però, è rimasta nel cuore degli italiani e ogni estate, puntuale insieme alla prima ondata di caldo, in qualche modo ritorna.

Ancora popolarissima è invece l’horchata de chufa, bevanda tipica di Valencia fatta a partire dalla chufa, un tubero coltivato in zona e considerato un superfood grazie al suo apporto di minerali, proteine e grassi insaturi. C’è persino un museo dedicato alla storia e cultura di questa bevanda, il Museo dell’Horchata e della Chufa di Alboraya, e molti bar della città prendono proprio il nome di horchateria. Altro che vintage, qui la bevanda continua a essere amatissima. Esiste poi anche una versione messicana, che prende sempre il nome di horchata: in questo caso è fatta con riso, cannella, latte e vaniglia, ed è una delle tante aguas frescas tipiche dell’estate in Messico.
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd