Sicilia

Sembrano ravioli, ma sono dolci e fritti: gli sciauni siciliani che quasi nessuno conosce

Ripieni di ricotta di pecora, miele, cannella e canditi d'arancia, gli sciauni sono un antico dolce fritto della tradizione etnea. Una ricetta tramandata spesso «a occhio» da una generazione all'altra e oggi sempre più rara

  • 13 Luglio, 2026
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Sembrano ravioli, ma dentro nascondono un ripieno dolce di ricotta di pecora, miele, cannella e canditi d’arancia. Poi vengono immersi nell’olio bollente e serviti come dessert. Sono gli sciauni, uno dei dolci meno conosciuti della tradizione siciliana, preparati alle pendici dell’Etna soprattutto durante le feste e nelle occasioni trascorse in famiglia.

Come accade per molte ricette popolari, non ne esiste una versione identica in ogni casa. Gli sciauni sono stati tramandati di generazione in generazione, spesso con dosi misurate «a occhio», e cambiano da contrada a contrada. A distinguerli da altri dolci siciliani simili, come le raviole catanesi e le cassatelle, è soprattutto la presenza del miele nel ripieno. Questo è molto più efficace perché il lettore vede e quasi assaggia il prodotto nelle prime due righe.

Come preparare gli Sciauni

Per la pasta sfoglia da farcire si prendono 200 grammi di farina 00 e li si uniscono a 50 grammi di strutto, acqua, un goccio di Marsala e sale q.b., molto simile alla preparazione dei cannoli. Il ripieno prevede invece ricotta di pecora setacciata, cannella, canditi d’arancia, zucchero e un cucchiaio di miele. Durante la frittura in olio di semi d’arachidi, per mantenere meglio il punto di cottura, potrebbero osservarsi delle piccole bolle dovute all’ebollizione del marsala e all’evaporazione dell’alcool. L’executive chef Elia Russo del ristorante Le Dodici Fontane di Villa Neri Resort & Spa a Linguaglossa è tra i pochissimi a difendere ancora il piatto tipico che non rappresenta solo un dessert, ma un motivo di convivialità e rispetto per la propria terra.

“Ricordo che da piccolo la ricotta era l’ingrediente più diffuso a tavola. La mangiavamo in ogni modo possibile e immaginabile, anche sul pane con un po’ di zucchero. Ritrovare negli sciauni il sapore di casa mia, quell’essenza d’arancia e quel gusto accattivante che richiama alla mente la macchia mediterranea tra chiazze scure di lava e vecchie vigne, è un qualcosa di unico che mi ha spinto ad inserirli tutto l’anno in carta”.

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