Gli olivi uccisi dalla Xylella oggi finiscono anche nelle nostre tasche, sotto forma di cover per smartphone. Succede in Puglia, dove il legno degli alberi che non sono sopravvissuti al batterio viene recuperato e trasformato da VAIA in un oggetto quotidiano dal forte valore simbolico. Un modo insolito per dare una seconda vita a una delle ferite più profonde del paesaggio italiano.
Il progetto affonda le radici nel 2018, quando la tempesta Vaia abbatté milioni di alberi nelle Dolomiti. Di fronte a quella devastazione, nel 2019 , tre amici allora poco più che venticinquenni – Federico Stefani, Paolo Milan e Giuseppe Addamo – decisero di trasformare il legno degli alberi caduti in oggetti capaci di raccontare una storia di rinascita. Nacque così questa realtà che nel giro di pochi anni avrebbe attirato l’attenzione internazionale, portando i suoi fondatori anche nella lista Forbes Under 30. Oggi quello stesso approccio viene applicato a un’altra ferita del paesaggio italiano: gli olivi colpiti dalla Xylella fastidiosa.

È proprio da una parte di quegli alberi che nasce la nuova sfida di VAIA. Il legno degli olivi che non sono riusciti a sopravvivere al batterio viene recuperato e trasformato in un oggetto tanto semplice quanto simbolico: una cover per smartphone.
La materia prima, questa volta, non arriva dalle montagne ma dal Salento e dai suoi olivi. Alberi che per secoli hanno definito l’identità del territorio pugliese e che, in molti casi, sono stati compromessi dal batterio che dal 2013 rappresenta una delle più gravi crisi fitosanitarie d’Europa, approdata anche nel Gargano a fine 2025.
Negli ultimi anni il nome Xylella è entrato nel lessico comune degli italiani, soprattutto in Puglia. Il batterio, trasportato da insetti, colonizza i vasi della pianta impedendo il corretto passaggio di acqua e sostanze nutritive. Il risultato è il progressivo disseccamento degli olivi, fino a comprometterne la produttività e, nei casi più gravi, la sopravvivenza.
L’impatto sul Salento è stato enorme. Nel giro di pochi anni il paesaggio è cambiato e milioni di olivi hanno mostrato i segni della malattia. Parallelamente, la ricerca ha continuato a studiare strategie di contenimento, varietà più resistenti e pratiche agronomiche capaci di offrire nuove prospettive produttive. Nell’ultimo anno alcuni alberi gestiti con specifiche tecniche colturali sono tornati a produrre olive, un segnale incoraggiante che racconta la capacità di adattamento dell’olivicoltura pugliese, pur senza cancellare le ferite lasciate sul territorio. Una cicatrice profonda per una regione che da sola rappresenta il cuore dell’olivicoltura italiana e che produce alcuni degli oli migliori d’Italia.
A prima vista sembrano semplici cover in legno. Guardandole meglio, però, emerge il dettaglio più interessante: al centro di ogni pezzo sono incise le coordinate geografiche della prima Foresta della Rinascita realizzata da VAIA in Puglia, un intervento pensato per favorire il ritorno della macchia mediterranea nelle aree più segnate dalla crisi degli olivi.
Non è una scelta casuale. Quelle coordinate indicano un luogo preciso, un punto sulla mappa che racconta un percorso di recupero ambientale e mantiene un legame concreto tra l’oggetto, chi lo acquista e il territorio da cui proviene il materiale. A rendere ogni cover unica sono anche le venature del legno di olivo, tra le più riconoscibili e apprezzate per forme e sfumature.
In un’epoca in cui tutto viene smaterializzato, c’è qualcosa di sorprendente nell’idea di portare in tasca un frammento di paesaggio che ha dovuto attraversare una crisi prima di incominciare a rinascere.

La cover è però soltanto una parte del progetto. Per ogni pezzo venduto viene infatti rigenerato un metro quadrato di macchia mediterranea. Un numero che può sembrare piccolo, ma che racconta bene la logica dell’iniziativa: trasformare una risorsa destinata a diventare uno scarto in un’opportunità di recupero ambientale. Naturalmente un progetto del genere non può compensare da solo gli effetti della Xylella sul territorio pugliese, anche perché servirebbero 2 miliardi di cover vendute per farlo. Il suo valore sta soprattutto nel creare un legame diretto tra consumo e rigenerazione, ricordando che anche un oggetto quotidiano può contribuire a raccontare una storia di rinascita.
C’è poi un aspetto simbolico che rende il progetto particolarmente interessante. VAIA è nata lavorando sul legno degli alberi abbattuti dalla tempesta che colpì le Dolomiti nel 2018. Oggi applica la stessa filosofia in Puglia.
Due territori lontani, due emergenze diverse, ma una stessa domanda: cosa fare di ciò che sembra irrimediabilmente perduto?
La risposta di VAIA è trasformare una ferita in una risorsa. Perché se un olivo non può più svolgere il ruolo che aveva nei campi, può comunque continuare a raccontare la propria storia. Magari sotto forma di un oggetto quotidiano.
Non è la soluzione alla crisi della Xylella, né può esserlo. Ma è un modo concreto per ricordare che la sostenibilità non passa soltanto dalla tutela di ciò che esiste, bensì dalla capacità di immaginare una seconda vita per ciò che rischia di scomparire.
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