Nel 2020 Antonio Mitrione tornò in Puglia soltanto per recuperare una tuta da sci dimenticata. Pochi giorni dopo scattò il lockdown e quel rientro imprevisto cambiò la sua vita. «Avevo dimenticato la tuta da neve giù e sono tornato per poi trovarmi bloccato lì per il lockdown». A soli 28 anni è produttore di olio nel Gargano, responsabile dell’azienda olearia Oilivis che si è aggiudicata il riconoscimento come Miglior Monocultivar per il Futuria Monocultivar Picholine 2025 nell’ultima edizione della guida I Migliori Oli d’Italia del Gambero Rosso, realizzata in collaborazione con Banca Monte dei Paschi di Siena. ora consultabile anche on line.
Dopo le scuole superiori ha iniziato la triennale in agraria a Bologna per poter lavorare nel settore agricolo, ma non per questo con l’intenzione di tornare in Puglia. Nel 2020 la voglia di sciare con gli amici lo ha obbligato a tornare velocemente a casa per recuperare l’attrezzatura che aveva dimenticato a Carpino, ma quelli erano proprio i giorni in cui iniziò il lockdown per la pandemia di Covid.

Antonio Mitrione con il padre Nicola nel loro oliveto a Carpino
In quel caso fu provvidenziale il tirocinio formativo fatto in Spagna in una delle più importanti aziende di produzione di olive da mensa, Aceitunas La Iberica, che gli ha permesso di cominciare a progettare il lavoro nell’oliveto di famiglia. Un lavoro inizialmente di pura manovalanza diviso tra la raccolta delle olive e quello col muletto. Fino a che il titolare dell’azienda lo ha fermato e gli ha detto che gli avrebbe insegnato a fare le olive da tavola.
Il ritorno “obbligato” a casa è stato l’occasione per mettere in pratica quello che aveva imparato in Spagna: «Mi affacciavo dalla finestra della mia camera e vedevo gli olivi che avevo piantato a 8 anni insieme a mio padre. Erano della varietà Picholine e sarebbero stati perfetti per produrre olive da mensa», ci racconta Antonio. Da quel momento è iniziata una fase di progettualità e, soprattutto, un’opera di convincimento nei confronti del padre Nicola per investire in quel tipo di attività. E così è stato. In quel periodo sono stati acquistati macchinari e l’oliveto è passato dai 7 ettari iniziali agli attuali 15. Una volta nata formalmente l’azienda nel 2022, Antonio ha deciso di puntare tutto proprio su quel tipo di prodotto: in quel momento lo conosceva meglio rispetto all’olio e era sicuramente più redditizio e remunerativo.

Da quell’anno il padre Nicola ha cominciato a essere sempre più presente in oliveto seguendo personalmente le piante una a una. Subito dopo, però, inizia anche un altro tipo di riflessione che si è ben presto trasformata nell’intenzione di cominciare a produrre olio. «I primi pessimi oli che ho fatto erano da Ogliarola Garganica, eccellente varietà tipica del mio territorio, ma esperti mi hanno fatto capire il potenziale che avrei potuto avere anche con la Picholine. Da qui è nato Futuria, l’olio monovarietale che fatto con le olive delle piante che ho piantato da piccolo».
Un potenziale che negli ultimi 2 anni si è espresso anche grazie alla consulenza di un frantoiano d’esperienza come Giuseppe Ciccolella che ha saputo interpretare una varietà che nella zona del Gargano lavorano in pochi. Il nome dell’etichetta, come ci ha svelato Antonio Mitrione, vuole essere una proiezione al futuro di un nuovo modo di concepire l’olio, ma anche una dedica a Uria, la leggendaria città sommersa che si dice esistesse sul promontorio del Gargano prima di essere inondata da un diluvio divino che diede origine al Lago di Varano.

Dalla prossima campagna olearia Oilivis dovrebbe cominciare a produrre e commercializzare olio e olive da mensa con la certificazione bio, finendo così il periodo di conversione. Un’operazione che valorizzerà ancora di più la commercializzazione del prodotto all’estero che a oggi rappresenta quasi la metà del fatturato con un’ottima presenza in Asia e in particolar modo in Giappone e in Corea del Sud. Ma Antonio, da produttore pragmatico e ostinato, è una persona a cui piace stare con i piedi per terra e procedere un passo alla volta: «Essendo un’azienda giovane il primissimo obiettivo è sempre quello di fare un prodotto unico ed eccellente. Poi più avanti si potrà ragionare su un processo di internalizzazione di tutte le produzioni, ma questo solamente partendo da una continuità qualitativa e reputazionale che stiamo costruendo annata dopo annata».
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