Quando nel mondo dell’olio si parla dell’Umbria ci si riferisce ormai a uno dei territori più vocati del centro Italia, così come di tutta la Penisola. Uno dei territori di riferimento dove il valore della denominazione, dell’oleoturismo e della reputazione internazionale è diventato negli anni sempre più strategico per compensare produzioni inevitabilmente limitate. A distinguerla da altri territori c’è, senza troppi dubbi, la costanza qualitativa che da 16 anni abbiamo la fortuna di poter toccare con mano – o per meglio dire, con naso e bocca – nel corso degli assaggi per la guida I Migliori Oli d’Italia del Gambero Rosso, realizzata in collaborazione con Banca Monte dei Paschi di Siena. ora consultabile anche on line – dove sia le produzioni monovarietali (con il Moraiolo in testa) sia i blend riescono, ad emozionare per la precisione stilistica e le sfaccettature aromatiche. Sintomo questo, di una consapevolezza ormai consolidata tra olivicoltori e trasformatori sul miglior modo di trattare l’oliva, dall’albero al frantoio.

La campagna olearia 2025/2026 in Umbria si è presentata con un bilancio dai due volti. Da una parte i volumi sono tornati a ridursi sensibilmente, ma la qualità dell’extravergine conferma livelli d’eccellenza, consolidando il posizionamento della regione nel segmento premium, quello degli extravergini di alta qualità. È l’ennesima dimostrazione di una filiera che, pur dovendo fare i conti con l’alternanza produttiva e con un andamento climatico non sempre favorevole, continua a puntare sul valore più che sulla quantità. I numeri raccontano una raccolta decisamente inferiore rispetto alla precedente annata. Secondo i dati del Sistema Informativo Agricolo Nazionale, le olive molite destinate alla Dop Umbria sono state circa 4.500 tonnellate, poco più della metà rispetto al 2024. La resa media si è attestata al 6,6%, consentendo di ottenere oltre 736 mila litri di olio potenzialmente certificabile Dop. Un risultato quantitativamente modesto, ma ritenuto sufficiente a soddisfare le richieste del mercato grazie all’elevato valore aggiunto del prodotto.

Nonostante i numeri difficili dell’ultima annata, è proprio la filiera della Dop Umbria che continua a rafforzarsi. Gli ettari iscritti hanno raggiunto quota 7.808, in crescita di quasi il 5% sull’anno precedente, mentre gli operatori certificati sono 1.442, dato che testimonia la stabilità del comparto nonostante le difficoltà produttive. Ancora una volta emerge il peso specifico dell’olio umbro che, pur rappresentando appena il 2% della produzione nazionale, la percentuale di prodotto certificato è circa cinque volte superiore alla media italiana, confermando una vocazione sempre più orientata alla qualità certificata.
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