Guida 2026/2027

I migliori oli extravergine della Puglia da comprare ora

Dalla Coratina alla Peranzana, ecco la miniguida ai migliori extravergine pugliesi premiati con le Tre Foglie nella guida Oli d’Italia 2026/2027

  • 26 Giugno, 2026
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Con oltre sessanta milioni di olivi e una produzione che oscilla tra il quaranta e il cinquanta per cento dell’extravergine nazionale, la Puglia porta sulle spalle il peso e il privilegio di definire il gusto dell’olio italiano nel mondo. L’ultima campagna olearia – quella che abbiamo degustato per l’ultima edizione della guida I Migliori Oli d’Italia del Gambero Rosso, realizzata in collaborazione con Banca Monte dei Paschi di Siena. ora consultabile anche on line – può essere considerata di ripartenza, ma non di pieno riscatto a livello quantitativo.

Perché la Puglia domina l’olio italiano

Dopo la flessione della scorsa stagione, gli oliveti sono tornati a caricare e si è riscontrata una crescita consistente delle quantità, pur senza raggiungere i livelli record del recente passato. Per quanto riguarda la qualità, dal nostro osservatorio privilegiato delle sessioni di assaggio per la Guida, abbiamo riscontrato ottime produzioni soprattutto per quanto riguarda il Foggiano (con il Gargano in testa) e grandi conferme dalla provincia di Bari e da quella di Barletta-Andria-Trani, la cosiddetta BAT.

Le cultivar simbolo della regione

Dietro l’etichetta “olio pugliese” si nasconde una realtà tutt’altro che monolitica e a dimostrarlo ci sono decine di cultivar profondamente diverse per carattere, morfologia e destinazione d’uso. Tra le più diffuse c’è sicuramente la Coratina, regina del Nord Barese e figlia del territorio di Corato, è la varietà che contiene più polifenoli (antiossidanti) al mondo. Questo fa sì che da essa si ottengano oli dal gran carattere, con amaro e piccante netti e potenti, e dalla lunga conservabilità. Nel bicchiere racconta di erba appena tagliata, mandorla verde ed erbe amare. Ma se la Coratina è il manifesto dell’intensità, l’Ogliarola — o più precisamente le Ogliarole, dato che esistono numerosi biotipi distinti per area geografica — rappresenta la faccia più equilibrata dell’olivicoltura pugliese. Diffusa soprattutto nel Barese, nel Brindisino e nel Salento settentrionale, questa cultivar produce un olio dal fruttato medio, con note delicate di erba fresca, mandorla e note vegetali, e una chiusura amaro-piccante contenuta. È la cultivar della misura, capace di arrotondare i blend e di parlare a chi preferisce un extravergine meno potente.

Nel Foggiano spicca la Peranzana, chiamata anche Provenzale, che è concentrata tra San Severo, Torremaggiore, Serracapriola e San Paolo di Civitate. Si tratta di una varietà a duplice attitudine, ovvero finisce in frantoio ma anche in tavola. Il suo olio è elegante, dal fruttato medio, con richiami al pomodoro verde e all’erba e con l’amaro e il piccante che sono presenti, ma ben dosati e in equilibrio. La Bella di Cerignola, infine, è il volto conviviale dell’olivicoltura pugliese con il suo grande calibro che può farla arrivare a pesare anche una ventina di grammi. La sua storica destinazione è soprattutto il consumo, ma negli ultimi anni molti produttori la stanno valorizzando anche nella versione liquida. Il risultato è affascinante, con i suoi sentori di leguminose che vanno dai piselli alle fave passando per quelli vegetali che rimandano agli asparagi.

I migliori extravergine premiati

La varietà Coratina quest’anno si è mostrata leggermente più piccante che amara, mentre Ogliarola e Peranzana, pur regalandoci oli emozionanti, a volte faticavano a far uscire fuori i profumi nelle intensità a cui siamo solitamente abituati. Nonostante le fisiologiche difficoltà che ogni annata può presentare, anche quest’anno il Tacco d’Italia è stato protagonista nella Guida con ben 31 Tre Foglie da tutte le province.

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