È una storia travagliata quella del mercato del Carmine di Genova, bella struttura liberty in vetro e ferro nel cuore di un quartiere centrale, ma fuori dalle rotte turistiche. Riaperto nel 2013, poi chiuso per costi di gestione elevati, inaugura un anno dopo in veste di food hall. Ma perde la sua dimensione storica. Funzionerà adesso?
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Il mercato del Carmine di Genova. La storia

Ha il sapore del déjà vu l’inaugurazione del mercato del Carmine di Genova, che riapre i battenti al pubblico un anno dopo la chiusura obbligata per difficoltà di gestione. Vecchia storia quella del piccolo mercato coperto di piazza del Carmine, precursore, nel 2013, di quel filone che in tempi più recenti ha portato alla ribalta, anche in Italia, il modello del mercato gastronomico, adibito sì alla vendita, ma soprattutto al consumo sul posto di specialità locali, fino a tarda ora. All’epoca, l’amministrazione di Genova salutava l’apertura del primo mercato bioetico in città, frutto dell’accurato restauro della bella struttura liberty in vetro e ferro battuto completata nel 1921, per accogliere il trasloco del mercato rionale di piazza Bandiera nella piazza da secoli adibita al commercio. Il progetto di riqualificazione della struttura, dunque, si proponeva di ripristinare il fascino del mercato dopo anni di abbandono, con l’ottimizzazione degli sprechi e una proposta gastronomica accattivante, centrata sui prodotti locali e le piccole filiere artigiane. Buono, pulito e giusto – non a caso – si chiamava il consorzio nato per amministrare il mercato.

La rinascita del mercato. Il primo tentativo fallito

Ma il limite dell’operazione, che nel giro di un paio d’anni la condannò a vivere di stenti, fu quello di non interagire col tessuto sociale circostante, perdendo di fatto la prerogativa essenziale di un mercato rionale, in un quartiere popolare della città tra l’altro incapace di attirare un flusso turistico consistente. Quindi, alla metà del 2018, la cooperativa Ecologyamo, subentrata al consorzio, cercava di risollevare la situazione, senza però riuscire ad arginare la crisi: bassi i ricavi, ingenti i costi di gestione, difficile proseguire fino alla scadenza decennale della concessione, fissata in origine al 2023. Un anno fa, alla fine del 2018, il mercato del Carmine alzava bandiera bianca, tra le preoccupazioni dei residenti, dispiaciuti per il naufragio di un’esperienza che avrebbe dovuto rilanciare un quartiere centrale, ma problematico, strappandolo al degrado. Nel frattempo, a Genova, qualcosa è cambiato: la primavera scorsa, lo storico Mercato Orientale, punto di riferimento per il commercio al dettaglio da 120 anni, ha inaugurato una piazza del gusto al passo coi tempi, nel piano rialzato dell’imponente struttura ristrutturata per l’occasione. Dotando la città di un mercato gastronomico che nulla ha da invidiare ad altri celebrati progetti (Mercato Centrale in primis).

L'interno del nuovo Mercato del Carmine di Genova

La riapertura del mercato del Carmine di Genova

E anche per il mercato del Carmine si è presentata una nuova opportunità: sempre in accordo con il consorzio detentore dell’appalto fino al 2023, una nuova società è subentrata nella gestione della struttura, che da qualche ora ha riaperto battenti in veste, ancora una volta, rinnovata. I lavori avviati in estate hanno trasformato lo spazio in un open space quadripartito, con isole gastronomiche tematiche, adibite principalmente alla somministrazione e al consumo sul posto, sotto la supervisione della Porca Vacca srl, già titolare in Toscana di locali di ristorazione veloce. Il rischio palese è quello di perdere, nuovamente, attinenza con la storia del mercato e le sue dinamiche di quartiere. Ma ora il progetto è pronto a confrontarsi col banco di prova delle festività natalizie.

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Meatico al mercato del Carmine di Genova, tavoli e banco

Quattro le proposte complementari: pasta fresca e pinsa (nell’area Impasta), gastronomia specializzata in salumi e formaggi (Taglieri e bicchieri), griglieria (Meatico), con la collaborazione di Dalf, azienda genovese specializzata nella lavorazione e distribuzione di carni. La struttura dà così lavoro a una ventina di persone, con apertura prolungata da mattina a sera, sul modello di una food hall con sedute condivise e prezzi accessibili. Sarà il tempo a decretare (o meno) il successo dell’operazione. Anche se spiace veder naufragare l’idea di riportate il Carmine alla sua attitudine originale, quando il mercato era piazza di incontro tra i produttori del territorio e il quartiere.

 

a cura di Livia Montagnoli