Al civico 21 di via Settembrini, lo storico caffè della Capitale riaprirà intorno al 10 gennaio, sotto la nuova gestione della famiglia Achilli/Tagliaferri. Chiuso l’impegno all’hotel Dom, ecco cosa cambierà da Settembrini, a partire dall’insegna
Pubblicità

Il nuovo inizio di Settembrini

La notizia è circolata all’inizio di dicembre, ma solo da qualche giorno Cinzia Achilli e Daniele Tagliaferri hanno iniziato a lavorare a quel che sarà Achilli a via Settembrini. Il toponimo non inganna, perché la proprietà della longeva insegna Achilli al Parlamento – prossima a tagliare il traguardo del 50esimo anniversario dall’apertura – ha rilevato da qualche settimana proprio lo storico caffè al civico 21 di via Settembrini, che fu prima Giolitti e poi semplicemente Settembrini, sotto la gestione di Marco Ledda (che mantiene la guida della libreria con cucina in piazza Martiri di Belfiore). Un passaggio di consegne arrivato a placare una situazione piuttosto ingarbugliata tra la precedente gestione e la proprietà delle mura – il calciatore dell’AS Roma Daniele De Rossi – che aveva fatto temere per lo sgombero per morosità e il conseguente licenziamento dei 25 dipendenti impiegati da Settembrini, che invece manterranno il posto dopo il cambio gestione. Il tavolo di mediazione convocato all’inizio di dicembre dalla presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi, infatti, ha scongiurato la chiusura definitiva dell’attività, e subito dopo la Befana, intorno al 10 gennaio, le saracinesche del locale a pochi metri da piazza Mazzini torneranno ad alzarsi.

Il 2019 di Achilli. Via dal Dom, l’arrivo in via Settembrini

La curiosità ora è riposta nel decifrare le scelte che orienteranno il futuro del caffè sotto l’insegna di Achilli, che nel frattempo ha chiuso la parentesi all’hotel DOM (mentre resta solido il prestigio di Achilli al Parlamento, con la cucina di Massimo Viglietti): in via Giulia la famiglia Achilli/Tagliaferri – con Alessio Tagliaferri, terza generazione all’opera, a gestire l’attività – era approdata nel 2017, e poco prima di Natale ha sancito la fine “di un’avventura sperimentale ed emozionante” con poche parole affidate al web, annunciando contestualmente il debutto “di un nuovo spazio in cui mettere alla prova la filosofia del brand Achilli”. “Potremmo quasi parlare di una fortunata concatenazione di eventi” racconta Daniele Tagliaferri ripartendo dall’inizio “Ci apprestavamo a lasciare il Dom, nostro figlio voleva subito rimettersi in gioco; siamo stati coinvolti nelle trattative da De Rossi, che ci conosce da cliente, stima la nostra proposta ed è un appassionato di cucina e ristorazione. Le proposte per rilevare l’attività di Settembrini, del resto, sono arrivate numerose, anche da realtà con più esperienza nel settore del bar, con cui noi ci confrontiamo per la prima volta. Ma l’impressione è che ci fosse voglia di trovare una famiglia pronta a seguire personalmente l’attività, con personalità e voglia di fare. Ecco, noi ci avviciniamo a questa prima volta con approccio umile”. Dunque adesso è il momento di prendere le misure, rinfrescare gli spazi e adeguare le attrezzature e gli ambienti di lavoro agli standard della nuova gestione.

Achilli a via Settembrini

Nel frattempo la procedura per ottenere le nuove licenze è già stata avviata: “Ci vorranno una decina di giorni, non possiamo sicuramente permetterci di restare chiusi per un mese, ereditiamo anche tutti i dipendenti della precedente gestione. E sinceramente sono molto legato a quegli spazi, non vorrei cambiare troppo. È un locale con una storia importante, io stesso l’ho frequentato da cliente, e in tempi più recenti ricordo per esempio le grandi degustazioni di vino con Luca Boccoli. Settembrini l’ho vissuto e lo amo molto. L’idea è che torni a essere un salotto per la città: non dobbiamo inventarci nulla, solo iniziare a fare proposte più in linea con quella che è stata la storia del posto”. E quindi, come sarà Achilli in via Settembrini? “Definiremo l’offerta nei prossimi giorni. Sicuramente seguiremo un criterio di qualità elevata per pasticceria, cornetteria, gastronomia e cucina. Ci saranno le tartine ideate per il Dom, qualche piatto del giorno che vedrà la supervisione di Massimo Viglietti. Mentre per la pasticceria porteremo anche un maestro pasticcere con esperienza in Francia, che già conosce bene il nostro chef (per il nome bisognerà aspettare, ndr)”. E più spazio conquisterà l’enoteca, che è nel Dna di Achilli: “Sarà anche un elemento per ammodernare l’ambiente senza stravolgerlo. E la stessa attenzione caratterizzerà la proposta di miscelazione, con i barman che già da tempo abbiamo in squadra”. Il marchio di fabbrica Achilli, dunque, si farà sentire: “Lavoreremo 18 ore al giorno, ci metteremo tutto l’impegno per offrire un’esperienza riconducibile al nostro brand. E il personale si muoverà come piace a noi, non mi dispiacerebbe riportare un po’ di classicità nel servizio, sin dalle divise, nel segno della riconoscibilità delle competenze di ognuno”. Un auspicio per il futuro, poco prima dell’esordio? “Rendere giustizia alla storia del posto e continuare a lavorare bene. Con mio figlio inizia una nuova generazione, anche quando andrò in pensione mi piacerebbe che la storia di Achilli continuasse com’è stato negli ultimi 50 anni.

Pubblicità

 

a cura di Livia Montagnoli