Un riparo sui generis nei boschi svedesi, costruito con mazze di tamburo, la varietà più grande di funghi in Europa. Ecco la creazione degli architetti UMA di Stoccolma.
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La capanna di funghi di UMA

UMA – acronimo di Ulf Mejergren Architects – è uno studio di architettura fondato nel 2014 a Stoccolma, che recentemente ha fatto parlare di sé per la sua serie di “capanne primitive”, delle strutture a base di elementi naturali, prima di coni di abete, poi di palle di neve compatte. L’ultima nata invece è a base di funghi, una cupola ricoperta da centinaia e centinaia di funghi, in omaggio alla stagione autunnale.

Leggi la storia della capanna di funghi in Svezia

Un modo per esplorare “il cuore dell’ignoto”, hanno dichiarato gli architetti che hanno lavorato al progetto, utilizzando una specie particolare di funghi che si trova solo in questo periodo dell’anno nei boschi svedesi. “Molti degli elementi che offre la natura sono legati a una stagione e vivono per un tempo limitato. I funghi hanno bisogno di un clima umido e sono presenti in molte forme e misure”.

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Com’è fatta la capanna di funghi svedese

Per costruire un riparo fatto con i funghi gli architetti hanno scelto le mazze di tamburo, la tipologia più grande d’Europa, “crescono molto in fretta e possono apparire da un momento all’altro. Una mattina ti svegli ed eccoli lì”. Ci sono voluti due giorni di lavoro per raggruppare tutti i funghi necessari, che sono stati poi montati su un telaio tondo solitamente usato per il cemento armato, piegato ad archi e piantato nel terreno.

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Attorno alla struttura, una rete avvolge lo scheletro dando la caratteristica forma a cupola. Il risultato è una capanna sui generis dalla trama originale, curiosa sia all’esterno che all’interno. Un lavoro durato meno di un paio d’ore e fatto senza ricorrere ad adesivi o altri elementi leganti: a tenere insieme i funghi è “semplicemente la gravità”. Oltre a essere una struttura interamente naturale, la capanna è affascinante anche per la consistenza straordinaria data dai funghi, “che sono buonissimi fritti!”.

a cura di Michela Becchi