Voci da Terracina

"Scavavo a mani nude, chiamavo Mara ma non rispondeva". Lo chef Nardoni racconta il crollo del ristorante Essenza

Il cuoco del locale di Terracina, dopo il cedimento del soffitto che ucciso la giovane sommelier Mara Severin e ferito altre persone, parla di quando è successo

  • 09 Luglio, 2025
Per vedere più contenuti su Google, aggiungici alle fonti preferite
Per vedere più contenuti, aggiungici alle fonti preferite

La voce si spezza, gli occhi cercano ancora di dare un senso a ciò che senso non ha. Simone Nardoni, chef e anima del ristorante Essenza, racconta con fatica i momenti drammatici del crollo che lunedì sera ha trasformato un luogo di gioia e convivialità in uno scenario di morte e distruzione, in cui ha perso la vita la sommelier Mara Severin. «Faccio davvero fatica, mi creda, non riesco ancora a rendermi conto di quello che è successo, di come è potuto succedere, di Mara, mia cugina, mia amica, mia alter ego, che non c’è più», dice Nardoni in un’intervista a Repubblica, ancora profondamente scosso. osa, ma un pezzo di cuore.

I minuti che hanno preceduto il crollo sono avvolti nella confusione. «Ero uscito dalla cucina poco prima, stavo fuori nel dehors a parlare con alcuni clienti, quando è arrivata a chiamarmi mia moglie che lavora con me. “Vieni un attimo dentro – mi ha detto – ci sono degli strani rumori…”. Non ha neanche finito di parlare che improvvisamente si sono spente tutte le luci e si è sentito un boato provenire dall’interno. Non si vedeva più nulla, d’istinto mi sono buttato dentro questa enorme nuvola di fumo e polvere senza capire neanche cosa fosse successo».

Il boato, il crollo

Un gesto istintivo, spinto dal cuore e dalla paura: «Non avevo idea di chi e quante persone potessero essere rimaste coinvolte. Mia moglie era in salvo, ma i clienti, i miei collaboratori. C’era gente che fuggiva, gente che gridava, chi chiedeva aiuto». Quel lunedì sera, all’interno del locale, c’erano una trentina di persone: «Per fortuna d’estate abbiamo i tavoli all’esterno nel dehors. E chi era lì è rimasto illeso. Dentro eravamo cinque in cucina, quattro in sala e una ventina di clienti nella sala interna, molti stranieri. Quattro li ho tirati fuori con le mie mani, aiutato dai miei collaboratori, dalla gente di Terracina che è venuta subito a darci una mano e ovviamente dai soccorsi che sono stati molto tempestivi».

Ma il pensiero fisso era solo uno: Mara. «Stavo in ginocchio a scavare con le mani, volevano portarmi via perché non era sicuro, ma Mara non rispondeva e non mi sarei mai messo in salvo senza di lei. Sono stati 15-20 minuti interminabili, poi l’hanno trovata e mi si è riaccesa la speranza. Era viva quando l’hanno tirata fuori». Viva, ma già gravemente ferita. «Sì, l’hanno messa a terra tra due sedie, hanno provato a rianimarla poi l’hanno portata via in ambulanza. Al pronto soccorso i medici hanno lottato un’ora e mezza per salvarla, hanno provato di tutto. Quando non c’è stato più niente da fare, piangevano tutti disperati. Mara era una persona straordinaria e non solo per me», racconta ancora a Repubblica.

La cantina era il regno di Mara Severin

Un sodalizio professionale e personale lungo dieci anni: «Mara era il mio alter ego al ristorante, io in cucina, lei in sala. La cantina era il suo regno. Era diventata una straordinaria sommelier quasi per caso. Lei era anche mia cugina. Finiti gli studi voleva cominciare a lavorare e così ha iniziato con me, nel ristorante che gestivo in precedenza. Si è appassionata di vino, ha studiato, è diventata sommelier, era innamorata del suo lavoro, il suo lavoro era la sua vita. Lo ha dimostrato con la sua istintiva generosità: prima di mettersi in salvo lei ha pensato a fare uscire i clienti che stavano dentro».

Le cause del crollo sono ancora tutte da chiarire. Si parla di recenti lavori che si sono svolti a gennaio, ma Nardoni esclude responsabilità dirette del ristorante: «Non riesco davvero a capire. Noi siamo solo affittuari del locale e non abbiamo mai fatto altro che ordinaria manutenzione. Nulla che potesse provocare questo disastro. Delle strutture del ristorante risponderà la proprietà. Ma adesso è l’ultimo dei miei pensieri».

© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma

Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]

Made with love by
Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd