Al Sud sono nati i vini deVenetizzati che si rifiutano di servire Prosecco. Il direttore della Doc: “Noi continuiamo a tifare Italia”.
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Si definiscono Bar deVenetizzati e hanno dichiarato guerra al Prosecco. Si tratta di una rete di locali, dalla Calabria alla Puglia che, a colpi di hashtag #CompraSud, si rifiuta di servire le bollicine venete e altri vini della regione. Una sorta di resistenza civile che ha il sapore frizzante di un’autonomia partita dal basso. Ma perché lo fanno?

L’iniziativa

Perché la Regione Veneto ha deciso di trattenere tutto il residuo fiscale. Vuol dire che le tasse pagate in Veneto restano tutte in Veneto. Quindi se tu consumi prodotti veneti, non solo arricchisci le aziende venete, ma anche le tasse che paghi sulla bottiglia di vino veneto (i tuoi soldi) andranno a finanziare solo scuole, ospedali e strade del Veneto. E le scuole, gli ospedali e le strade del Sud chi le finanzia?”, si legge così nel volantino affisso all’ingresso dei “bar facinorosi” e sulle pagine social che stanno rilanciando l’iniziativa. Un’iniziativa partita dal giornalista e scrittore pugliese Pino Aprile, autore del libro “Terroni” e che continua ad allargarsi, mano a mano che cresce il dibattito politico sulle autonomie regionali. È stato lo stesso Aprile, qualche giorno fa, a dichiarare al Corriere del Veneto che “Il concetto è aiutiamoli a casa loro, e questa iniziativa è solo la prima di una serie”. Che in futuro potrebbe non riguardare solo il vino.

Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

Bar deVenetizzati: La reazione del Consorzio del Prosecco Doc

Una notizia incommentabile” ha detto a Tre Bicchieri il presidente del Consorzio della Doc Prosecco Stefano Zanettea chi promuove iniziative come questa e ai bar che l’hanno accolta, chiediamo almeno di essere coerenti: vendete pure i vostri vini, ma non spacciateli per Prosecco, così come spesso abbiamo visto fare”. Prova ad abbassare i toni il direttore del Consorzio Luca Giavi: “Per quel che ci riguarda, noi continueremo a comprare i prodotti del Sud Italia anzi, come Consorzio, abbiamo già stretto alleanze importanti con la Doc Sicilia e con altre eccellenze agroalimentari del Meridione. Abbiamo sempre creduto nel gioco di squadra e tifiamo Italia”.

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Gli altri commenti

La replica leghista non si è fatta attendere, affidata al capogruppo della Lega in Consiglio regionale del Veneto Nicola Finco, che sciorinando tutti i numeri performanti del Prosecco si è detto “amareggiato dal fatto che un dibattito serio e importante come quello sull’autonomia sia stato sbeffeggiato da alcuni cittadini calabresi sui social in questo modo, con toni offensivi nei confronti del nostro presidente Zaia, del nostro territorio e dei nostri prodotti. Se i loro bilanci regionali o la loro economia sono in sofferenza, non è certo colpa del Veneto”.

La questione ha chiamato in causa perfino il nostro corpo diplomatico all’estero. Marco Nobili, di origini venete con una ventennale esperienza nei consolati di tutto il mondo (da Detroit alla Patagonia) ha parlato di “Un Pesce d’Aprile fuori stagione”. Per il rappresentate italiano “L’iniziativa contro i prodotti veneti – solo veneti, non quelli di tutte le regioni che hanno avviato l’iter per l’autonomia differenziata – parte evidentemente da presupposti sbagliati, produce disinformazione rispetto alle iniziative di richiesta di autonomia differenziata avanzate nel pieno rispetto della legge. L’unico risultato pratico che otterrà è quello di far parlare ancora di piu dei vini veneti, già apprezzati in tutta Italia e nel mondo”.

E com’era prevedibile si son subito formati i due schieramenti: “terroni Vs polentoni” per una partita che si preannuncia – almeno a giudicare dai toni utilizzati sui social – all’ultima goccia di vino. E purtroppo, in questo caso, non si può neanche dire che basterà berci su (Prosecco o bollicine del Sud?) per superare la Linea Gotica ideologica che continua a tagliare l’Italia in due.

a cura di Loredana Sottile

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