La Docg tira le somme a 10 anni dal riconoscimento. In aumento i soci, le aziende e i prodotti di alta gamma. Mobrici: “Abbiamo ridato dignità e speranza a un territorio”. Ma alcuni nodi restano aperti, a cominciare dalla convivenza con la Doc Piemonte Barbera
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Conta poco parlare degli oltre venti milioni di bottiglie prodotti nel 2018 oppure dei cento milioni di euro di valore del comparto vitivinicolo della Barbera d’Asti Docg. Questo celebre vino piemontese, le cui prime tracce storiografiche si ritrovano nel 1512 in un atto catastale del Comune di Chieri, sta dimostrando, nei fatti, che il percorso verso i piani alti dell’enologia internazionale è possibile ed è concreto.

Il parere dell’assessore all’agricoltura della Regione Giorgio Ferrero

Oggi la Barbera d’Asti si colloca nella fascia alta del mercato internazionale. Lo confermano i numeri dell’export sui mercati extra-europei e la qualità delle produzioni. Un risultato ottenuto grazie al lavoro in sinergia dei viticoltori, al Consorzio e a Regione Piemonte che in questi anni ha investito nel valorizzare al massimo questo vitigno e di conseguenza il territorio astigiano”.

Barbera. La scommessa dei produttori

Potrebbe sembrare, in qualche misura, riduttivo parlare di rilancio, o di nuovo rilancio, perché quello si deve al grande lavoro fatto da alcuni marchi storici che dovettero fronteggiare sul mercato gli effetti devastanti dello scandalo del vino al metanolo (1986), che colpì pesantemente questi territori e la denominazione monferrina.

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Meglio discutere di evoluzione del vino Barbera: lenta, discussa, sostenuta dalle moderne tecnologie in vigna, dall’impegno per migliorare i vini in cantina, dalla scommessa dei produttori riuniti nel Consorzio vini Asti e Monferrato di considerare tale vino un prodotto capace di migliorare negli anni e di potersi candidare tra i grandi rossi del Piemonte.

Scommessa che sta dando i suoi frutti, come certificato anche dagli ottimi risultati ottenuti nella Guida vini d’Italia 2019 del Gambero Rosso. “Non era per niente scontato”, ha sintetizzato il presidente Filippo Mobrici, che al castello di Costigliole d’Asti, elegante sede consortile, ha voluto tirare le somme di questi dieci anni, tra aspetti positivi e criticità.

Filippo Mobrici

I 10 anni della Docg Barbera d’Asti

“La più grande soddisfazione come Consorzio” ha detto Mobrici “è quella di avere ridato dignità a un’intera filiera e a un territorio. La strada verso la Docg che si scelse di percorrere non era semplice. Del resto, non bastava poter esibire semplicemente il marchio sulle bottiglie”.

Nell’ultimo decennio sono state individuate le zone di pregio come Nizza, Tinella o Colli Astiani, e si è operato a migliorare la qualità generale dei vini base. Nomi blasonati, da Chiarlo a Bologna, da Bersano a Coppo, hanno consentito di mantenere alto l’interesse per la denominazione, dirimpettaia di Barolo e Barbaresco.

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Barbera: il ruolo dei piccoli produttori

Ma la novità che si è palesata in questo lasso di tempo è stata la progressiva fiducia accordata alla Docg da parte dei più piccoli. Mobrici mette un dato su tutti sul tavolo: “Nel 2012 a imbottigliare Barbera erano 400 operatori, mentre oggi siamo oltre 600. Questo significa che, a volumi stabili, all’interno della filiera è cambiata la distribuzione della produzione, con meno concentrazione in grandi aziende e più piccoli produttori che hanno deciso di fare la loro parte”.

Barbera: come cambiano i prezzi

Gli effetti di questo cambiamento si sono visti anche nei prezzi. Come ha notato anche il vice presidente del consorzio, Stefano Chiarlo (azienda Michele Chiarlo), durante il convegno 10 anni di qualità garantita:Il valore attuale dei vigneti” ha detto “ha superato i 100 mila euro per ettaro e, soprattutto, nel Monferrato si iniziano a vedere importanti investitori provenienti dalla vicina Alba e dalle Langhe”. Una cifra impensabile fino ad appena sei anni fa.

Contrastare l’abbandono delle vigne

Il presidente Mobrici, dal canto suo, non dimentica l’obiettivo finale: “Garantire il reddito ai viticoltori”, per evitare il fenomeno dell’abbandono delle superfici vitate, che nel 2008 sfioravano i 5 mila ettari, rispetto a un 2018 che ne ha registrati (dati Valoritalia) poco più di 4 mila. “Su questo aspetto” ha detto Mobrici “voglio far notare che il numero degli ettari coltivati a Barbera non è calato da alcuni anni a questa parte. Di fatto, siamo riusciti a fermare l’emorragia. Oggi, le vigne vengono impiantate a nuovo. Si pensi che negli ultimi dieci anni abbiamo perso 300 ettari l’anno fino al 2015”. Il segno della fiducia è anche nell’atteggiamento delle nuove generazioni di produttori e viticoltori nei confronti del settore primario: “Sono in tanti ad avvicinarsi al nostro mondo. E il figlio non va più via dall’azienda come in passato, ma crede in questo mestiere”.

Barbera d’Asti Docg: la produzione

Sul fronte produttivo, considerando il decennio, la Barbera d’Asti Docg non è stata protagonista di alcun boom nei volumi, rimasti stabili intorno ai 20 milioni di bottiglie. Il 2018, in particolare, ha fatto segnare un calo del 5%, dovuto principalmente alla scarsa vendemmia 2017, ma anche all’effetto drenante provocato dalla crescita del Nizza Docg (prodotto a base di uve Barbera, che va verso il mezzo milione di bottiglie). “Lo consideriamo un buon segnale”, ha osservato Mobrici che ha aggiunto: “Nei primi due mesi del 2019, la Barbera d’Asti Docg ha già recuperato oltre 400 mila bottiglie”.

La Barbera

Tra i vitigni più rappresentativi del Piemonte, la Barbera interessa circa il 30% dei 43mila ettari di superficie vitata della regione. Originario del Monferrato, è coltivato prevalentemente nelle province di Asti ed Alessandria, dove raggiunge la sua massima espressione nel Barbera d’Asti, vino Doc dal 1970 e Docg dal 2008. È un vino legato alle antiche tradizioni contadine, che oggi è in continua evoluzione, grazie alle nuove tecniche applicate in vigna e in cantina. Dalla vendemmia 2000, nella zona di produzione della Barbera d’Asti, sono state delimitate tre aree di pregio: Nizza (dal 2016 Dop autonoma), Tinella e Colli Astiani. Il vitigno Barbera, a bacca rossa, è il più diffuso e coltivato in Piemonte, ma si trova anche in Oltrepò Pavese, nei Colli Piacentini, in Franciacorta, Umbria, Campania e Sicilia. Anche oltreoceano, dalla California al Sud America.

Il rapporto con la Barbera Doc

Il vero ‘concorrente’ di questo vino si trova, invece, tra le mura domestiche e risponde al nome di Piemonte Barbera Doc. Prodotto in circa 19 milioni di bottiglie, è una sorta di alter ego della Docg, che insiste sugli stessi territori, creando situazioni di concorrenza al ribasso sui prezzi soprattutto nella Grande distribuzione organizzata, con un differenziale che può andare da 50 centesimi a circa un euro.

“Il Consorzio dovrà sicuramente ripensare in tempi rapidi il rapporto tra Barbera d’Asti Docg e Piemonte Barbera Doc. Tra i due vini non ci dovrà essere una relazione di ricaduta dalla parte più alta della piramide, ma una vera e propria scelta vendemmiale, che va regolamentata a partire dall’iscrizione all’albo dei vigneti”, ha rimarcato Mobrici. “Siamo tutti consci di questo problema di mercato e siamo anche consapevoli che tutte le grandi Dop debbano saper programmare e adeguarsi alle richieste di mercato. Per evitare, come accade oggi, che si faccia più vino di quanto serva”.

Troppe Doc che insistono negli stessi territori comunali, come ha fatto notare Michele Antonio Fino (docente di Fondamenti del diritto europeo e direttore del master in wine culture communication and management dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo), non sono più tollerabili e gestibili.

I mercati e la promozione

La promozione è l’altra leva importante di questo Consorzio di tutela che – va ricordato – gestisce complessivamente 12 denominazioni su 11 mila ettari di vigneti. Stati Uniti, Canada e Nord Europa sono i mercati principali di sbocco della Barbera d’Asti Docg, sempre più Horeca e meno Gdo. I numerosi eventi in giro per il mondo (da Zurigo a Bruxelles, da Amsterdam a Londra, da New York a San Francisco, fino alla Cina ed Estremo Oriente) sono il motore che sta spingendo la Docg fuori confine. Ma sul fronte italiano potrebbero esserci delle importanti novità.

Premesso che sono un sostenitore di un’anteprima Piemonte che comprenda tutte le nostre denominazioni regionali” ha osservato Mobrici “sono altrettanto convinto, più realisticamente, che nel 2020 dovremmo trovare un modo per presentare i nostri vini sia alla stampa sia al grande pubblico internazionale. Abbiamo lavorato tanto per farlo conoscere al pubblico e alla stampa di settore e oggi che l’appeal sulla Barbera è aumentato i tempi sono maturi per fare un evento dedicato”.

Dieci anni, quindi, che alla luce di quanto emerso dall’evento di Costigliole d’Asti, appaiono una base di partenza, ricca di sfide per il futuro, che dovrà contribuire a suggellare la rivincita a piccoli passi – ecco, rivincita è meglio di rilancio – che questo rosso piemontese si sta prendendo.

a cura di Gianluca Atzeni

 

Articolo uscito  sul numero di Tre Bicchieri uscito il 7 marzo.

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