In parallelo alla proposta delivery di Glass a Casa Tua, Cristina Bowerman battezza una formula più pop per la consegna a domicilio di piatti che uniscono romanità e suggestioni internazionali, dal burrito di coda alla vaccinara al croque monsieur con pastrami di lingua.
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L’idea delivery di Cristina Bowerman

Si chiama Bowie, e ci si può leggere un attestato di stima all’indimenticato Duca Bianco, o un diminutivo giocoso di Bowerman. Entrambe le interpretazioni sono valide. Bowie è il nuovissimo progetto di food delivery di Cristina Bowerman, chef patronne del ristorante Glass a Roma, e inesauribile fonte di idee da concretizzare sul campo, grazie all’approccio curioso che l’ha sempre guidata in cucina. Bowie, non a caso, è un viaggio nel mondo, letto con gli occhi di chi si diverte a fare incontrare – con cognizione di causa – le culture gastronomiche più disparate. Un po’ quello che succede abitualmente nella cucina di Glass, a Trastevere, in questo caso approntato in chiave pop, per elaborare un menu pratico, goloso, divertente. Pensato per il delivery. Da quando la pandemia ha travolto il mondo, costringendo i ristoranti a lunghi periodi di inattività e svuotando le strade delle città turistiche, Cristina Bowerman ha già sperimentato forme di servizio alternative. Così è nato il menu a domicilio Glass a Casa Tua, un percorso degustazione da quattro portate, completo di aperitivo, fiori, coccole extra per allietare i commensali (90 euro a persona, ordine minimo per due): “Un servizio che è piaciuto ai nostri clienti, studiato per onorare un prezzo che è indubbiamente importante, dal momento che cerchiamo di trasferire a casa l’esperienza che al momento è impossibile vivere al ristorante. Consegniamo in taxi, regaliamo fiori e un piatto della collezione di Glass. Le istruzioni aiutano a completare le pietanze in poche mosse, poi entrano in gioco quelle che chiamo sorprese a tempo: il dolcetto di mezzanotte, la colazione per il giorno dopo. Impossibile sostituire il servizio del ristorante, ma almeno cerchiamo di attenuarne la mancanza”.

Burrito con coda e avocado aperto

Bowie. Roma incontra le cucine del mondo

Bowie è l’altra anima di un percorso orientato comunque a coccolare il cliente a casa, però in versione più scanzonata e informale, oltre che più accessibile in termini di prezzo: “Si tratta di un’idea che valorizza alcuni classici della cucina romana e italiana, riproponendoli in veste internazionale. Poche proposte, ma ben congegnate. E soprattutto curate nell’esecuzione: presto molta attenzione all’aspetto igienico-sanitario e alla logistica di un servizio delivery”. Nella fattispecie, per servire Milano e Roma (le due città che attualmente sono raggiunte da Bowie), Cristina ha messo in piedi una piattaforma intelligente per ottimizzare il lavoro: “La preparazione della linea è seguita in tutto e per tutto dai miei ragazzi, che predispongono anche l’etichettatura. Per Milano trasportiamo il prodotto abbattuto, poi in città ci appoggiamo a una dark kitchen, che cura la finitura dei piatti e si affida per le consegne alle principali piattaforme di delivery. A Roma, al momento, lavoriamo solo con Glovo”.

Burrito di coda alla vaccinara

Il menu di Bowie

I piatti sono un concentrato di golosità, proposta con generosità: burrito con coda alla vaccinara, pulled pork stile thai con purea di patate arrosto, croque monsieur con pastrami di lingua, “che in realtà sta a metà tra il croque monsieur e il club sandwich, ripieno del nostro pastrami marinato per venti giorni, e di una fonduta al parmigiano”.

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Ravioli ripieni di amatriciana

Semplici in apparenza, le pietanze proposte richiedono spesso lunghe preparazioni: “Penso alla coda che farcisce il burrito. Si tratta di un omaggio tex mex ai miei trascorsi statunitensi, ma la coda rispetta la ricetta romana, con i semi di cacao che incontrano il pecorino e l’avocado. Probabilmente è l’idea a cui sono più affezionata. Ma proponiamo anche dei ravioli ripieni di amatriciana, per due persone, pronti da completare a casa, seguendo le istruzioni. È un piatto che rappresenta Glass, pur rendendolo più accessibile. Alla base di tutto, d’altronde, c’è la coerenza con la mia cucina”.

Sfera di tiramisù

Omaggio alla storia di Glass sono pure i paninetti alla liquirizia con scaloppa di foie gras e ketchup di mango e, per dessert, la sfera di tiramisù. Prossimamente, Bowie proporrà anche una formula weekend, per il pubblico romano: “Una sorta di cestino da picnic, per una gita al mare o un pranzo nel parco. Con proposte pensate ad hoc, come il cookie gigante al cioccolato”.

Il futuro del food delivery

Ma quale futuro aspetta questo progetto? “Lavorare sul delivery richiede un approccio diverso: devi stare più attento a certi dettagli, rispettare tempistiche diverse, che sono quelle dettate dalle piattaforme di consegna. C’è tanto lavoro preliminare di organizzazione, sin dalla scelta dei contenitori più adatti, che devono essere ecosostenibili, perché è un dovere, ma anche una preferenza sempre più diffusa tra i clienti. Insomma è un lavoro da affrontare con serietà, oltre che spirito di adattamento, che non mi manca, essendo io fieramente pugliese”. Dunque quando Glass tornerà in piena attività, Bowie potrà continuare? “Innanzitutto il nostro orizzonte reale, per riprendere a lavorare a pieno ritmo, è il 2022. Nel frattempo, però, e già prima della pandemia, ho maturato la voglia di aprire un laboratorio di produzione indipendente dal ristorante. E questo potrebbe servire da base per lo sviluppo di Bowie, anche in chiave più strutturata, pensando magari al B2B. Dalla nostra abbiamo un partner come HQF, che potrebbe facilitare la distribuzione”.

La pagina Instagram di Bowie

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a cura di Livia Montagnoli