Un bel progetto di inclusione sociale, che coniuga la tutela dei diritti femminili e dell’ambiente con la valorizzazione delle eccellenze locali: grazie alle donne impegnate nel progetto antiviolenza Casa Lorena, da oggi in poi le arance della Reggia di Caserta non andranno più sprecate.
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Salvare gli agrumi dallo spreco per trasformarli in confetture deliziose. Salvarsi da un futuro che fa paura riscoprendo la voglia di mettersi in gioco. Sono questi, i primi passi verso l’indipendenza delle donne coinvolte nel progetto Le Ghiottonerie di Casa Lorena, sfuggite alla violenza domestica e accolte dall’omonima struttura con sede a Casal di Principe, nel casertano. Lì dove regnava il degrado più assoluto, ora ci sono loro: hanno riqualificato gli spazi di un edificio confiscato alla criminalità organizzata per farne un laboratorio di cucina e di idee in cui realizzare dolci, creme spalmabili e composte; così, barattolo dopo barattolo, è nata la loro prima linea di prodotti a base di ingredienti stagionali e certificati, in vendita sul sito web dell’iniziativa. Ma le sorprese non finiscono qui, perché le donne di Casa Lorena si sono poste un obiettivo molto ambizioso: recuperare le arance inutilizzate della Reggia di Caserta per impiegarle nel confezionamento della Marmellata delle Regine, una golosità che racchiude tutto il senso del loro lavoro.

Marmellate Casa Lorena

Reggia di Caserta: le arance diventano marmellate per una buona causa

Era il 2012 quando la cooperativa sociale E.V.A., una Onlus impegnata nella tutela di mamme e bambini in condizioni di difficoltà, decideva di avviare un progetto di reintegrazione professionale per le donne vittime di violenza. Da allora la comunità di Casa Lorena è cresciuta giorno dopo giorno, e oggi sta (letteralmente) raccogliendo i frutti del proprio lavoro: grazie a un accordo con la Reggia di Caserta, infatti, a breve lancerà sul mercato una nuova tipologia di marmellata, prodotta con gli agrumi della Flora, del Parco Reale e del Giardino Inglese, solitamente destinati al macero naturale o allo smaltimento oneroso. “Finora le donne sono riuscite a recuperare oltre 600 chili di arance, effettuando la raccolta presso 300 alberi con l’aiuto di due giardinieri professionisti“, racconta Lella Palladino, sociologa e co-fondatrice dell’organizzazione no-profit. “Abbiamo iniziato il 13 gennaio e stiamo ultimando il processo di trasformazione, insieme alla grafica del packaging”.

La marmellata di arance e gli altri prodotti di Casa Lorena

Ripensare la produzione di cibo in ottica solidale ed ecologica non è un’impresa impossibile, anzi: i risultati ottenuti da Casa Lorena dimostrano che spesso questi due obiettivi vanno di pari passo con la qualità: “La nostra è prima di tutto una marmellata sana, in cui la percentuale di zuccheri non supera mai quella della frutta”, spiega Lella. “Inoltre, per stabilizzarla aggiungiamo soltanto il succo di limone e una piccola quantità di pectina”. La stessa cura nella scelta degli ingredienti caratterizza anche le altre preparazioni culinarie ideate dalle “pasticcere in erba”, come i taralli e le creme spalmabili (fra cui spicca Cioccobù, con pasta di nocciole e latte di bufala concentrato, frutto della collaborazione con gli chef della Pizzeria Rossopomodoro Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis). Ma torniamo alla Marmellata delle Regine: una volta pronta, verrà etichettata con il doppio marchio della Onlus e della Reggia e distribuita in edizione limitata da 250 grammi, dato che le piante fruttificano solo durante questo periodo dell’anno. “Per quanto riguarda le modalità di acquisto, abbiamo predisposto un sistema di ordinazioni online sul nostro e-commerce, attivo a livello nazionale. Ma le pasticcerie e le aziende dolciarie del territorio sono molto interessate, quindi punteremo anche sulla vendita diretta. Per ora il bilancio è decisamente positivo: siamo riuscite a confezionare quasi 500 barattoli in un mese!”.

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I progetti di Casa Lorena

Ad oggi, il laboratorio di Casal di Principe ospita 6 donne, regolarmente assunte con un contratto di lavoro dipendente e supportate dalla Onlus sia dal punto di vista economico, che psicologico. “Accogliamo persone che stentano a trovare un impiego lavorativo fisso per via di forti traumi pregressi, oppure sono incapaci di rendersi autonome a causa della scarsa scolarizzazione”, racconta Lella. “Di solito le affianchiamo nei tirocini formativi e offriamo loro alcune borse lavoro, prima di procedere con l’assunzione. Un anno fa abbiamo anche messo a disposizione dei privati un servizio di catering interamente gestito dal gruppo, perché con un minimo di esperienza queste ragazze imparano a cucinare qualsiasi cosa: sono tutte bravissime”. Purtroppo, l’emergenza sanitaria ha ridotto sensibilmente il numero di attività praticabili in totale sicurezza. Ma non è riuscita a scalfire nemmeno di un millimetro l’entusiasmo delle pasticcere: “Lavorare in squadra, per loro, significa condividere una passione e aiutarsi a vicenda. Così il futuro fa meno paura, e il presente dà conforto. Proprio come la marmellata fatta in casa”.

Le Ghiottonerie di Casa Lorena- www.leghiottoneriedicasalorena.com

a cura di Lucia Facchini