Il sisma che 10 anni fa ha messo in ginocchio L'Aquila e i borghi limitrofi ha lasciato segni indelebili in tutta la regione. Ma gli abruzzesi non demordono e tornano alle origini per ricominciare: l'esempio di Castel del Monte e la sua pastorizia.
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10 anni che, purtroppo, si fanno sentire. Uno a uno. I segni del terremoto che il 6 aprile 2009 ha distrutto L’Aquila e i paesi limitrofi sono ancora visibili tra trincee provvisorie e rotte obbligatorie. Le belle facciate rinascimentali che un tempo dominavano ogni vicolo del capoluogo abruzzese sono ormai un ricordo lontano, ma le popolazioni locali non demordono e fanno appello al loro amore sconfinato per l’Abruzzo forte e gentile per ricominciare. Come Castel del Monte, che proprio dalla sua antica tradizione della pastorizia rinasce, ripartendo da zero.

L’Aquila, 10 anni dopo

Un borgo che trova la forza di brillare, attaccato alla memoria di una cultura secolare, alla dignità dei suoi abitanti, alla condotta esemplare di quanti sono tornati a viverlo. Senza retorica, vittimismi e rimpianti. Così come L’Aquila, ancora oggi una città martoriata ma che merita di essere visitata con gioia e curiosità al pari di tante altre località italiane (qui la guida alla città). Sono popolazioni tenaci, quelle abruzzesi, che nelle tradizioni artigianali, nei costumi di un tempo e nei rituali del passato hanno trovato il coraggio per rinascere. Con l’intraprendenza e la volontà di chi non smette di credere nella propria terra.

Castel del Monte
Castel del Monte

Castel del Monte e la transumanza

La chiamano la “capitale della pastorizia” e, in effetti, Castel del Monte è stato per secoli crocevia delle greggi che dagli stazzi di Campo Imperatore raggiungevano le pianure. A racchiudere la storia del luogo, il Museo Civico della Cultura Materiale, con diversi percorsi suddivisi in tappe che raccontano le tradizioni di un tempo. C’è il Museo della Pastorizia, per esempio, allestito in un vecchio fondaco e ricco di testimonianze dell’antica pratica, tra fotografie e dipinti, come il ritratto di Francesco Giuliani, pastore e poeta vissuto nella prima metà del Novecento, che durante la transumanza leggeva per i suoi compagni di viaggio analfabeti.

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Pastorizia
Pastorizia

La tradizione della lana

E poi il Museo dell’Arte della Lana, che conserva telai, arcolai e strumenti di lavoro, simbolo della forza dell’artigianato tessile locale, fiore all’occhiello di tante località abruzzesi (Scanno, per esempio: per maggiori dettagli, La cucina della Valle del Sagittario). Quella lana che 80 anni fa aveva un valore anche maggiore a quello del formaggio, perso fino a diventare un peso per lo smaltimento: trascurata, in favore del latte che doveva fare reddito. E oggi tornata alla ribalta, grazie al lavoro di Giulio Petronio, uno dei più noti produttori del celebre canestrato (la sua storia potete leggerla qui), che dalle pecore di razza gentile di Puglia ottiene una lana filabile. Da qui, nasce l’idea di un progetto di rinascita dell’intera filiera dell’allevamento ovino, cominciato qualche anno fa per riavviare la catena produttiva della lana in Abruzzo e riaprire un nuovo capitolo.

Transumanza
Transumanza

Il canestrato di Castel del Monte

Fiore all’occhiello della produzione locale, poi, è il canestrato. Quello di Petronio è prodotto a Pie’ di Colle, al caseificio Gran Sasso: la somiglianza con l’omonimo formaggio pugliese testimonia l’ormai perduta tradizione che portava i greggi ai pascoli del Tavoliere delle Puglie durante la stagione fredda, oggi sostituita dalla transumanza verticale, molto più breve, con le pecore in altura durante i mesi estivi che scendono a trovare ricovero in stalla e in recinti a un’altitudine minore in inverno. Oppure verso il mare, nei pascoli del pescarese.

I maiali neri

10 anni dal terremoto e, ancora oggi, sono i prodotti agroalimentari a dare forza alle genti del luogo, che sulla loro terra, generosa e ostica al contempo, a tratti durissima, hanno deciso di scommettere ancora una volta. Come Alessandro Pelini, allevatore di maiale nero che continua a curare gli animali e produrre salumi di alta qualità: “Il terremoto non ci ha fermati. Quello dell’allevatore non è un mestiere dal quale ti stacchi facilmente, ha dichiarato a Virtù Quotidiane. Maiali a parte, Alessandro produce anche canestrato e soprattutto si impegna a far rivivere le tradizioni, come quella della tosatura e la raccolta della lana, attraverso eventi dedicati durante i quali è possibile scoprire usanze e sapori di una volta, con la tipica merenda del pastore.

E come lui, Petronio e tanti altri ancora. In un borgo medioevale fermo nel tempo dove si respira un’atmosfera rilassata, da vivere a pieno lasciandosi andare ai ritmi lenti e cadenzati del luogo, un paesino fatto di pecore e pastori, contadini e artigiani, mestieri antichi che ancora dominano la scena e trainano l’economia locale. Che finalmente, nonostante le tante avversità, ricomincia a splendere.

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a cura di Michela Becchi