Dopo 8 anni a Reggio Emilia, dove la famiglia D’Amato traslocò a seguito del sisma che nel 2012 costrinse alla chiusura del Rigoletto di Reggiolo, il Caffè Arti e Mestieri chiude. La città perde una realtà d’eccellenza, ma il futuro di Gianni e Fulvia riserva sorprese.
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Per annunciare l’uscita di scena hanno preferito affidarsi a una sorta di filastrocca: un lungo elenco di tutto ciò di cui la famiglia D’Amato ora preferisce non parlare, per concentrarsi invece sui ringraziamenti, “per il sostegno che tutti ci avete dato”. Da dire, raccontare, ricordare, per dir la verità, ci sarebbe molto. Oltre 30 anni di impegno familiare per portare avanti un’idea di ristorazione che non ha mai perso la bussola, nonostante i cambi di rotta imposti dalle circostanze. Uno, su tutti: il terremoto che nel 2012 sorprese l’Emilia, in due riprese, tra il 20 e il 29 maggio di quasi nove anni fa. Gianni D’Amato e Fulvia Salvarani, con il figlio Federico arruolato per seguire le orme paterne, perdevano tutto: a Reggiolo, nel ’98, avevano trasferito l’attività nata ad Aulla dieci anni prima.

Il Rigoletto a Reggiolo: viale d'ingresso

Gli inizi del Rigoletto. Da Aulla a Reggiolo

Negli spazi settecenteschi di Villa Manfredini, Il Rigoletto raggiungeva, nel giro di pochi anni, l’eccellenza: nel 2002 la prima stella Michelin, nel 2005 la seconda. Nel 2008, la Locanda: quattro suite per gli ospiti – e le colazioni orchestrate da Fulvia – che completavano il progetto d’accoglienza della famiglia D’Amato. L’inizio della storia, però, ci riporta in Lunigiana, terra di confine tra il mare e l’Appennino tosco-ligure, preziosa quanto poco conosciuta ai più. Ad Aulla, la passione per la cucina di Gianni D’Amato nasce in famiglia: i bisnonni Giovanni e Domenica, un tempo, gestivano nel borgo toscano l’osteria Dalla Meghina. E proprio ad Aulla, dopo diverse esperienze in Italia e all’estero, Gianni e Fulvia decidono di cimentarsi per la prima volta con un progetto imprenditoriale, a partire dall’87: “Ricordo bene il nostro primo locale” racconta oggi Fulvia “eravamo al piano strada di un palazzo come tanti, dietro a un distributore di benzina; davanti c’erano le case popolari di quello che ironicamente chiamavamo il “Bronx”. Aulla e la Lunigiana sono posti magnifici, ma certo il nostro spazio non era una reggia. E avviare un progetto ambizioso in quel contesto è stata una sfida. Le cose semplici non ci sono mai piaciute”. Anche il passaggio a Reggiolo, nei bellissimi ambienti di Villa Manfredini, all’inizio rischiò di incutere timore: “Era una villa enorme, con queste luci da stadio che illuminavano a giorno il giardino. Eliminarle è stata una delle prime cose che ho fatto. Un cliente abituale, quando seppe che avremmo traslocato lì, mi disse: ‘Ah sì, quella villa dove fanno i matrimoni!’… Ebbi un brivido: il Rigoletto era nato con una fisionomia precisa, volevamo continuasse a essere un ristorante intimo, curato, non necessariamente per tutti. Un’altra sfida che abbiamo accolto con entusiasmo”.

Tortellini alla panna

Il terremoto del 2012. L’arrivo a Reggio Emilia

E vinto, come ricordano bene tutti coloro che hanno frequentato il Rigoletto di Reggiolo fino al 2012, quando il sisma causò danni strutturali ingenti, tali da costringere alla chiusura. Dopo un periodo di Rigoletto itinerante, e l’esperimento Rigolettino all’inizio del 2013, la famiglia D’Amato si sposta a Reggio Emilia, rilevando l’attività del Caffè Arti e Mestieri, in un contesto altrettanto sofisticato, in pieno centro storico, all’interno di palazzo Maramotti, con la possibilità di disporre del più bel giardino della città, progettato da Porcinai.

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Il giardino del Caffè Arti e Mestieri

All’inizio credevamo sarebbe stato temporaneo, saremmo tornati a Reggiolo per ripartire col Rigoletto. Ma i lavori di ristrutturazione si sono protratti per cinque anni, abbiamo presto abbandonato l’idea. Se devo pensare a un rimpianto, in questi 8 anni di Arti e Mestieri comunque bellissimi, è quello di non esserci ‘portati dietro le stelle’, pensando di lasciarle a Reggiolo in attesa di tornare a riprenderle”. Il concetto merita di essere approfondito: “A Reggio non volevamo replicare il Rigoletto, proporne una copia malfatta. Abbiamo pensato subito a una cucina più semplice, con la consapevolezza che tornare a certi livelli, con l’investimento e l’impegno che c’erano voluti, sarebbe stato impossibile. In questo non siamo stati fortunati, il contraccolpo psicologico è stato grande. Ma non ci siamo mai persi d’animo”.

La famiglia D'Amato

La chiusura del Caffè Arti e Mestieri

E infatti, sotto la guida della famiglia D’Amato, il Caffè Arti e Mestieri ha iniziato a brillare: “Quando hai una certa idea di cucina, e di ristorazione, è difficile abbandonarla. È nel nostro Dna”. Le difficoltà, e Fulvia non lo nasconde, ci sono state. E hanno indotto la riflessione che, in tempi non sospetti, li ha portati, lo scorso 31 gennaio ad annunciare l’addio a Reggio Emilia, sorprendendo un po’ tutti: “Non è stato il Covid a farci chiudere, come qualcuno ha detto. Certo, l’ultimo anno ha rappresentato un altro duro colpo, per il fatturato e per il morale”. Ma la chiusura era già in preventivo: “Ci siamo trovati a gestire uno spazio che non si poteva toccare, per motivi storici. Di grandi dimensioni. Per esempio non siamo mai riusciti a sfruttare il pian terreno come avremmo voluto. Gestire tutto, non volendo cedere all’idea di una ristorazione ibrida che mette insieme più formule, come va di moda oggi, era sempre più difficile”. Ora, mentre l’assessore al Commercio di Reggio Emilia – nell’ambito di una più generale riflessione sull’impoverimento del centro storico della città – non nasconde il rammarico e la preoccupazione per la perdita di una realtà d’eccellenza, Fulvia e Gianni guardano al prossimo futuro con serenità.

Il futuro di Gianni e Fulvia. Al mare?

E con l’emozione per un nuovo inizio che si intuisce nella voce di Fulvia, ancora carica di aspettative: “Non abbiamo ancora deciso dove andremo, sicuramente non resteremo in zona. Abbiamo ricevuto molte proposte, ho visto un castello, persino un borgo sull’Appennino, dove però bisognerebbe far nascere tutto, a fronte di un turismo che non c’è. E ci attira l’idea del mare, per riavvicinarci ai luoghi della Lunigiana, da dove siamo partiti. Al mare, io a Gianni ci siamo conosciuti. Potrebbe essere una cosa piccola, per ritrovarci noi, con la cucina di Gianni che sarà sempre il nostro pilastro. Di sicuro non tornerà il nome Rigoletto, La cucina di Gianni d’Amato è il marchio che ci ha accompagnato in questi anni, e continuerà a raccontarci”. E l’idea di tornare a fare ospitalità? “Mi è sempre piaciuta l’idea, forse un mese fa avrei accettato di aprire in qualche borgo di montagna, e fare anche accoglienza. Come pure abbiamo pensato alla residenza di campagna. Ma ora l’idea è di concentrarci sulla ristorazione”.

Nel frattempo, per Federico – il figlio che li ha sempre seguiti negli ultimi anni – si apre una nuova strada: “Sta per partire con un progetto che lo porta per la prima volta a staccarsi da noi: gestirà la cucina di un ristorante che sta per nascere, un’idea ambiziosa rinviata finora per via della pandemia. Sarà in Emilia, anche se in un’altra provincia”. Il prossimo futuro, in casa D’Amato, si preannuncia carico di novità: “Ci siamo sempre divertiti, affrontiamo questo passaggio con la stessa carica di sempre. C’è l’emozione di fare qualcosa di ancora diverso”.

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a cura di Livia Montagnoli