A tu per tu con il Google dei vini neozelandese. Nelle ricerche l'Italia è seconda solo alla Francia, ma resta fuori dalla classifica delle etichette più costose. I vitigni più digitati? Nebbiolo, Sangiovese e Corvina. Nella top 10 italiana, vincono i Supertuscan, con qualche sorpresa ...
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“I vini italiani continuano ad essere i più ricercati sul nostro sito. E fa riflettere come i primi sette rientrano nella classifica Top 100 mondiale in termini di interesse”. La popolarità del vino italiano nel mondo del web viene confermata da Angelo Minelli, l’unico italiano tra i tredici wine specialist in forza a Wine Searcher, il sito internazionale di ricerche di vini online, con sede in Nuova Zelanda, fondato nel 1998 da Martin Brown.

Wine Searcher. Ovvero il Google dei vini

Wine Searcher che segnala dove trovare e acquistare i vini, è una società creata a Londra nel 1998 da Martin Brown, che successivamente trasferì l’attività a Auckland, Nuova Zelanda, suo Paese d’origine. In sostanza, è un motore di ricerca, molto simile a Google, dedicato però specificatamente agli alcolici (vino 80%, spirits 15%, birra 5%), a cui tutti possono accedere.

WS non vende nulla ma trova il vino, l’annata, il prezzo e il negoziante che lo vende insieme al giudizio dei critici enologici e a varie informazioni sul territorio di produzione, sulle modalità di abbinamento e così via. Complessivamente si articola su 10 milioni di offerte di circa 60mila produttori sparsi per il mondo e di 25mila retailers (negozi) di 157 paesi. Attualmente conta 55 dipendenti tra informatici, esperti di e-commerce, giornalisti e wine specialists. Una parte del sito che è dedicato alla didattica, alla formazione e all’informazione giornalistica, aggiornata quotidianamente, sul vino del mondo.

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Il potere dei dati

Il pezzo forte di Wine Searcher sono i dati: un’immensa memoria di prezzi e di annate che non ha eguali. Per esempio, è possibile conoscere le variazioni del prezzo di un vino nell’arco di 5 o 10 anni, ma anche avere la lista dei vini più costosi o più economici. Questa immensa mole di notizie, permettono di comprendere i gusti e le tendenze dei consumatori dei singoli Paesi e continenti, dei veri e propri report marketing per pianificare strategie o più semplicemente per conoscere meglio i propri consumatori. Oltre alla versione aperta, ce n’è anche una “professionale” a pagamento (100 Usd) che permette di scavare a fondo nei data system.

Angelo Minelli. Chi è l’italiano di Wine Searcher

Franciacortino di origine, Angelo Minelli si è laureato in enologia all’Università degli Studi di Milano. Ha lavorato a Ca’ del Bosco dal 2006 al 2014 e ha collaborato nella crescita del vigneto di famiglia oggi di 11 ettari. Dopo aver lavorato in un’azienda vinicola australiana, si è trasferito in Nuova Zelanda dove ha ricevuto un’offerta per entrare nel team di Wine Searcher. Ora Angelo fa parte del team di specialisti del vino, composto da una dozzina di esperti, che gestiscono i database complessi e ottimizzano le liste dei vini di migliaia di rivenditori per garantire che vengano mostrati tutti i risultati possibili quando viene effettuata una ricerca. Minelli rappresenta Wine Searcher in Europa ed è uno degli speaker Wine2Wine a Verona.

I paesi più cercati

Su WS vengono effettuate 220 milioni di ricerche all’anno, circa 18,3 milioni al mese, 4,2 milioni a settimana, il che vuol dire 600mila al giorno, con una media di 7 al secondo. Se nel 2017 i primi 10 Paesi per numero di ricerche di vini erano nell’ordine Francia, Stati Uniti, Italia, Spagna, Australia, Portogallo, Cile, Argentina, Germania, Nuova Zelanda, nel 2018 la Francia si è confermata al primo posto, con l’Italia che è salita al secondo, seguita da Stati Uniti, Spagna, Australia, Portogallo, Cile, Argentina, Germania, Nuova Zelanda.

Dal punto di vista delle offerte (bottiglie da 0,750 ml), sempre nel 2018 la classifica è stata la seguente: Francia, Stati Uniti, Italia, Spagna, Australia, Portogallo, Germania, Argentina, Cile, Sudafrica. Minelli, che Tre Bicchieri ha contattato nella sede di Auckland, ci ha inviato un report fissato al giorno 29 settembre 2019 sulle “Ricerche per varietà”, relative all’Italia.

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Le varietà italiane più cercate

Le prime quattro? Nebbiolo; Sangiovese; Valpolicella blend (corvina + altro); Chianti Blend (sangiovese + altri).

In sostanza, si conferma che le storiche varietà italiane sono anche quelle più conosciute dai consumatori e sono la chiave di volta per accedere ai vini più prestigiosi, dal Chianti al Chianti Classico al Brunello, dal Barolo al Barbaresco al Gattinara, all’Amarone, mentre per quanto riguarda le offerte disponibili sul sito, la situazione è sostanzialmente simile se non fosse per la presenza del Barbera in quarta posizione: Nebbiolo; Sangiovese; Valpolicellla Blend; Barbera; Chianti Blend.

Nell’indice di popolarità su Wine Searcher dominano i francesi

Sicuramente la classifica, in base all’indice di popolarità mondiale, è molto migliorata per il Belapese rispetto ad alcuni anni fa. Resta, però, il fatto che l’assoluta predominanza nella “Top 100 Most Searched-For Wines” è francese.

Tuttavia, se si confronta l’andamento 2019 con quello di pochi anni fa, si capisce il salto di popolarità che c’è stato. Per esempio, il Sassicaia nel 2013 era al 13esimo posto, oggi è al settimo. Chiaramente, parliamo di un vino che non ha certo bisogno di presentazioni. Si consideri che nel 2012, il Liv-ex, autorevole benchmark del mercato internazionale dei fine wines, ha introdotto un indice Supertuscan 50 di cui il Sassicaia fa parte insieme a Masseto e Ornellaia.

A parte i vini ampiamente citati, sono davvero pochi gli altri italiani in grado di suscitare questo interesse planetario. Ma va detto, che di alcuni manca anche la disponibilità sul mercato. Come fa notare Minelli, “a livello mondiale sia il sangiovese che il nebbiolo rappresentano complessivamente il 6% (3,1 +3,1) della ricerca per varietà, una percentuale elevatissima se si considera le disponibilità sul mercato di entrambi, con una evidente disparità tra ricerca e offerte dei nostri vini”. Una forbice che andrebbe colmata nel senso di riempire uno spazio di mercato assai appetibile.

La top 10 dei vini italiani più cercati (accanto l’indice di popolarità mondiale)

  • Tenuta San Guido Sassicaia Bolgheri, Tuscany, Italy 7th
  • Marchesi Antinori Tignanello Toscana Igt, Tuscany, Italy 20th
  • Masseto Toscana Igt, Italy 42th
  • Ornellaia Bolgheri Superiore, Tuscany, Italy 43t
  • Fontodi Flaccianello della Pieve Colli della Toscana Centrale Igt Tuscany 52th
  • Marchesi Antinori Solaia Igt Tuscany Italy 62th
  • Giacomo Conterno Monfortino, Barolo Riserva Docg, Italy 72th
  • Gaja Barbaresco Docg , Piedmont, Italy 109th
  • Bartolo Mascarello Barolo Docg, Piedmont, Italy 112th
  • Monteverine Le Pergole Torte, Toscana Igt, Italy 129th

L’Italia fuori dalle classifiche dei vini più costosi

Ad aprile 2019 le tendenze del mercato planetario vedevano il Sassicaia in testa alle classifiche dei 100 migliori vini più ricercati dai wine lovers di tutto il mondo. L’elenco continuava con al terzo posto Ornellaia, proprio una posizione prima di Chateau Lafitte Rothschild, seguito dal Solaia Antinori al quinto, mentre al settimo posto si piazza il Masseto. Ottima posizione (11esima) anche per il Falesco Montiano che, non sarà un Supertuscan classico visto che i vigneti di merlot da cui nasce sono dalle parti del lago di Bolsena, ma ne è sicuramente un ottimo esempio. Mentre il Tignanello, un pioniere dei Supertuscans, conquista il 33esimo posto. Per trovare un Barolo come il Monfortino bisogna arrivare alla 73esima posizione. Poi, sino al posto n.100 per i vini italiani non c’è niente da fare.

Sempre Wine Searcher segnala che nessuno dei vini tricolori citati entra in un’altra classifica, quella dei 50 vini più costosi del mondo. L’elenco si basa sul prezzo medio di una bottiglia standard (750 ml), aggiornato al 2 maggio scorso. Per essere incluso nella lista, un vino deve avere almeno cinque offerte che coprono almeno quattro annate (due delle quali devono essere state negli ultimi 10 anni). Qui, al primo posto troviamo Musigny Grand Cru Domaine Leroy con l’astronomico prezzo medio di 21.648 dollari Usa (prezzo massimo di 82.855 dollari), all’ultimo Musigny, il Grand Cru del Domaine Jacques-Frederic Mugnier (prezzo medio 2.288 dollari e massimo 5.745 dollari).

Insomma, per i Supertuscan non c’è posto. Il che, a ben guardare, può essere anche un’opportunità, visto che il Sassicaia, al primo posto tra i più desiderati, si può acquistare a soli 221 euro, il Masseto a 670 euro e il Falesco Montiano a 34 euro: un vero e proprio affare per gli amanti del vino italiano nel mondo. Il Monfortino è invece il più costoso con un prezzo di 1.069 euro (tasse escluse), che non è poco ma non è sufficiente ad entrare nella Top 50.

a cura di Andrea Gabbrielli