Un accordo da 88 milioni di euro sancisce il passaggio di Lurisia dalla proprietà (tripartita) piemontese alla multinazionale americana. Così il gruppo fondato nel 1940 e specializzato in acque minerali e soft drink premium volta pagina. Ma Slow Food – un po’ frettolosamente – dice che non collaborerà più con il brand.
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Lurisia. Un gruppo made in Italy in ascesa

Nel 2017 IdeA Taste of Italy, private equity specializzata nell’agroalimentare, entrava in società con Eataly di Oscar Farinetti e la famiglia Invernizzi nel consiglio di amministrazione di Lurisia, con un obiettivo dichiarato: sancire un’alleanza tutta piemontese per consolidare l’ascesa del gruppo monregalese, raddoppiando il fatturato nel giro di cinque anni. Con lo stesso intento, nel 2004, Farinetti aveva sposato la causa, aprendo alle acque minerali e alle bevande Lurisia le porte di Eataly, garantendogli così l’accesso nei mercati di tutto il mondo, in rappresentanza di un made in Italy di qualità, certificato da una lunga storia aziendale. Le origini di Lurisia, infatti, sono da ricercare sulle Alpi Marittime, tra Mondovì e il Parco di Chiusa Pesio, dove – narra la leggenda di fondazione del marchio – un minatore al lavoro scoprì accidentalmente una vena sorgiva, facendo sgorgare quella che qualche anno più tardi sarebbe stata imbottigliata come acqua ottima da bere e ricca di proprietà terapeutiche.

Bottiglie in vetro di acqua Lurisia

Lurisia. Dall’acqua alle bibite “di qualità”

Negli anni Novanta fu la famiglia Invernizzi ad acquistare un gruppo ormai consolidato nel comparto delle acque minerali, puntando sulla diversificazione del catalogo con il lancio delle bibite: gazzosa, tonica, aranciata, limonata, chinotto di Savona, protetto dal presidio Slow Food. E così la fama e il prestigio di Lurisia, come dei numerosi bar che in Italia l’hanno scelta in luogo delle più comuni bevande gassate, sono cresciuti proprio nel segno di una contrapposizione marcata con le bibite più celebri delle multinazionali. Conquistando la leadership in Italia nel segmento dei soft drink premium. Dal 2008, non caso, Lurisia è stata partner nei principali eventi organizzati da Slow Food, mentre il suo mercato si è esteso a coprire ben 42 Paesi nel mondo (e questo principalmente tramite il canale di Eataly).

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Coca Cola compra Lurisia

Dunque l’acquisizione di Lurisia da parte di Coca Cola, per la cifra di 88 milioni euro, segna una rottura evidente con il passato. E apre scenari che necessariamente allontaneranno il gruppo dalle sue origini (dal 1940), nonostante le rassicurazioni del quartier generale, che, fa sapere in fase di accordo preliminare, garantirà continuità di business con le figure di Alessandro Invernizzi e Piero Bagnasco, designati per restare nel Consiglio di Amministrazione. Eppure nel giro di poche ore le carte in tavola sono già cambiate.

La defezione di Slow Food

A cominciare dalla defezione di Slow Food, che a poche ore dall’annuncio decide di interrompere la collaborazione con Lurisia (l’ultimo appuntamento “coperto” dal gruppo cuneese sarà Cheese, ormai alle porte). “Noi difendiamo la biodiversità contro l’omologazione dei gusti”, hanno dichiarato un po’ frettolosamente dall’associazione per giustificare il non rinnovo delle collaborazioni. Onestamente non si capisce perché si possa collaborare con una società che ha nell’azionariato De Agostini (una mega multinazionale, che quando entrò nel 2017 puntava a raddoppiare produzione e fatturato) e non si possa collaborare con Coca Cola (un’altra mega multinazionale, che potrebbe standardizzare la qualità ma potrebbe anche alzarla, ancora non lo sappiamo).

La crescita di Coca Cola in Italia

La fabbrica piemontese, invece, si aggiunge al portfolio italiano di Coca Cola, che nella Penisola può contare già su quattro stabilimenti sotto il cappello di Coca Cola HBC Italia (in Campania, Abruzzo, Basilicata e Veneto, quest’ultimo con il più grande centro produttivo in Europa). E porta in dote una capacità industriale che nel 2019 ammonta a quasi 45 milioni di euro, una bella evoluzione da quando l’azienda si imponeva come pioniera nel lancio sul mercato di acqua in bottiglie di vetro a forma di campana, disegnate da Sottsass Associati.

La strategia salutista di Coca Cola

Ma il vantaggio per Coca Cola sembra essere collegato principalmente al consolidamento di una strategia di riposizionamento sul mercato intrapresa dalla multinazionale da qualche anno a questa parte. Coca Cola, infatti, come altre grandi realtà dell’industria alimentare, spende oggi molte energie per intercettare il mercato dell’healthy food, ed è nel perseguire questo filone “salutista” (e ambientalista) che dev’essere inquadrata l’acquisizione di Lurisia. Così, ironia della sorte, ora il gruppo americano potrà vantare in catalogo proprio quel chinotto di Savona che nell’Italia degli anni Settanta diventò simbolo politico anti-capitalismo, proprio in contrapposizione ai valori incarnati dalla Coca Cola. Al di là degli aneddoti, storici, però, resta da capire come i rivenditori Lurisia, diventata negli ultimi anni quasi una “etichetta” per i bar di qualità, reagiranno al nuovo corso.

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